La mascherina è il nuovo rosario

Da lunedì 18 maggio il governo italiano ha allentanto le restrizioni dovute all’epidemia causata dal Covid-19.
In questa nuova fase è possibile uscire, vedersi con gli amici (il tutto rispettando le regole imposte, che non sono cambiate), e non c’è bisogno di portare con sé l’autocertificazione. Ne ho quindi approfittato per fare una lunga passeggiata. Ovviamente ho indossato guanti e mascherina monouso. Prima di questo “nuovo inizio”, mi ero recato soltanto al supermercato e poiché sta a circa cinque minuti da casa, non avevo notato una cosa.

Una, due, tre. Sì, le automobili hanno ripreso a circolare. Non solo, il traffico è aumentato. Gli italiani hanno ancora timore dei contagi e per questo evitano i mezzi pubblici. Ma non è questo quello che mi ha colpito. Ho pensato: “che la mascherina sia diventata il nuovo rosario?” Appeso allo specchietto retrovisore, quell’accessorio dal colore cilestrino torreggia sull’abitacolo. Come non esserne attratti?

Oggetti, cose, possono entrare a far parte dell’immaginario collettivo, divenendo l’epos di un popolo, di una nazione. Veri e propri simboli che racchiudono al loro interno guerre, ideologie, stili di vita. Credo che in futuro, una delle immagini che useremo per descrivere questa epidemia sarà proprio quella della mascherina: chirurgica, di stoffa o dotata di filtro, non importa. Obbligatoria certo, ma se si è al volante da soli? In quel caso se ne può fare a meno. Allora perché non riporla in una bustina, all’interno del vano portaoggetti? Cui prodest?

Forse la risposta può essere ricercata nel passato. Questa usanza nasce nel 1952: Julius Sämann aveva passato la sua vita a studiare gli odori rilasciati dalle foreste di conifere in Canada, un giorno incontrò un camionista che si lamentava dell’odore emanato dai latticini che trasportava. Sämann ebbe quindi l’idea (fruttuosa) di instillare l’aroma che aveva creato all’interno di un cartoncino a forma di pino, che si poteva appendere all’interno della propria automobile: era nato l’Arbre Magique. A New York era considerato persino un servizio aggiuntivo: all’interno dei cabs infatti non era vietato fumare o mangiare e se qualche passeggero non gradiva questi odori, i taxisti appendevano “l’alberello” su richiesta. In seguito, negli anni ottanta, si diffuse una voce che esortava gli automobilisti ad appendere un CD allo specchietto retrovisore. Così facendo si sarebbe potuto riflettere il raggio laser emesso dall’autovelox − in caso di eccesso di velocità − impedendo l’identificazione della vettura. Inutile dire che tutto ciò era anodino. Oggi invece il CD è stato sostituito con la mascherina. Sembra voler dire “anch’io la porto e mi proteggo“, con la speranza che questa “rifletta” la possibilità di essere fermati da un posto di blocco. Gli oggetti più disparati insomma. In Colorado è addirittura vietato per legge appendere fronzoli di qualsiasi tipo. Questa abitudine può essere infatti una distrazione per la guida, causando incidenti.

Ma le leggende dietro questi gadget sono le più istrioniche. Ad esempio, i famosi dadi di peluche venivano esposti per segnalare che si voleva partecipare ad una corsa clandestina. Era un messaggio in codice, diffuso tra i petrolheads. Io venni a conoscenza di questa “moda” guardando il film Get Rich or Die Tryin’:appendo delle mutandine qui [allo specchietto retrovisore ndr] così sanno che non è la macchina di mia moglie

Immagine tratta dal film: Get rich or die tryin’ (2005)

La mascherina è un accessorio che ci protegge. Anche il rosario, simbolicamente: protegge chi crede, ed è questa una delle motivazioni che spinge alcuni ad appenderlo in auto. Ma nel caso della mascherina? Per farlo bisogna indossarla e in maniera corretta (il governatore Attilio Fontana non è tra i più adatti a spiegarvi come si fa). Dunque una risposta al mio dubbio sembra non esserci: comodità? Scaramanzia? Marshall McLuhan scriveva: “L’automobile è divenuta il carapace, il guscio protettivo ed aggressivo dell’uomo urbano e suburbano. […] un articolo di vestiario senza il quale ci sentiamo nudi, incerti e incompleti”. Riflette noi stessi, chi siamo: dagli adesivi religiosi, passando per gli acchiappasosgni, sino ai peluche che si attaccano con la ventosa. Oggi ci dice che si sta vivendo un evento del tutto nuovo. Un evento che ci sta cambiando profondamente. Forse è il nuovo nodo al fazzoletto: ci ricorda di essere prudenti, nonostante la ripartenza. E chissà che ci ricorderemo di questa abitudine.

La speranza è che la mascherina diventi proprio come il cd di cui si parlava sopra: inutile.

Sull’Autore

Caporedattore della sezione Intrattenimento. Cerca la precisione in ogni dove, perché per lui sono i dettagli che fanno la differenza.

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