Quando si va al museo da robot (o quasi)

Il famoso “Shelbot” in The Big Bang Theory @Warner Bros. Entertainment Inc.

Vi ricordate quella puntata di The Big Bang Theory in cui il protagonista Sheldon Cooper, preso atto della sua fragilità fisica, decide di vivere la sua vita sociale attraverso lo schermo di un tablet motorizzato?

Beh, la prospettiva si è realmente verificata.

Il problema del distanziamento sociale ha implicato la chiusura di moltissimi enti culturali, quali musei, biblioteche, gallerie d’arte, in tutto il mondo precludendone la visita. Le soluzione per ovviare alla necessità di cultura, che in questo periodo pare essere assai stringente, molte sono state le soluzioni adottate, tra cui i famosi tour virtuali. Musei Vaticani, Galleria degli Uffizi, Cappella degli Scrovegni, chiese, cattedrali ed archivi hanno aderito con estrema forza di volontà al progetto di portare arte e conoscenza nelle nostre case per mezzo di uno schermo.

Liz Gilmore, direttrice del “Hastings Contemporary Art Museum”, ha ripensato alla vita robotica di Sheldon: far visitare il proprio museo a degli schermi motorizzati. Il primo test lo ha eseguito di persona, anche se ha urtato il piedistallo di una statua.

“Just back up, swing left and try again”

Il funzionamento è veramente semplice: uno schermo è attaccato su di un supporto su ruote telecomandato tramite il Wi-Fi del museo da un computer. Il tablet, tramite la sua telecamera, fornisce il video in streaming di quello che si sta osservando portando il visitatore in una nuova dimensione dove il percorso non è obbligato o prestabilito, ma è totalmente libero ed in live. I movimenti del robot sono guidati grazie alle freccette della tastiera. Ovviamente non è possibile utilizzare le scale, ma il personale addetto del museo aiuterà gli apparecchi a salire e scendere dagli ascensori per una visita completa del museo.  Un po’ come essere all’interno dell’edificio o del museo in carne ed ossa. Questo sistema di presenza telematica è ben riassunto nel neologismo “telepresenza”.

Robot in uso all’ Hastins Contemporaty Art Museum @The New York Times

Questa nuova tipologia di “mobilità” o di “esistenza” fisica nel mondo reale non è una novità assoluta. Molti sistemi di questo tipo sono stati già usati in ambito medico-sanitario per poter visitare pazienti affetti, ad esempio, da malattie molto contagiose.

Il museo prospetta anche visite guidate e coadiuvate da esperienze video ed interattive innovative. Insomma, l’unione di varie tecnologie e tecniche per poter permettere una visita al limite del vero.

“Cataloghi e gallerie online sono grandiose, ma non ti permettono di percepire quel senso di spazialità della mostra e di come la si percorre” – dichiara Gilmore.

Si pone, evidentemente, un problema: soddisfare tutte le richieste. Una tecnologia del genere arriva a costare circa quattromila dollari al pezzo, e al momento i dispositivi utili sono in prestito.

“Il problema principale è come programmare in modo efficiente tutte le richieste che ci pervengono”

La natura umana è basata sulla condivisione e sulla socialità, e l’arte sta cercando in tutti i modi di dare risposta a questo bisogno. In questi momenti di crisi, dove il distanziamento sociale sembra essere l’unica arma davvero efficace per limitare al massimo i danni possibili, la tecnologia, dalle videochiamate agli schermi “deambulanti”, ci aiutano a rimanere meno soli e a condividere tale situazione di disagio.

“È un’emergenza medica, questo ovviamente viene prima di tutto, ma chiudere le nostre porte era l’ultima cosa che avremmo voluto fare”

Si devono aprire quelle della telematica. Ovvio, non è la stessa cosa visitare di persona un museo, analizzare un’opera d’arte, un manoscritto, un dipinto un arazzo con i proprio occhi; non è la stessa cosa compiere attività interattive seduti davanti ad un computer col freddo contatto del mouse e della tastiera, non è la stessa cosa dimostrare e provare emozioni filtrate da un audio gracchiante e da un fiume colorato al contempo impersonale di pixel, ma la realtà ci pone di fronte ad una scelta ben precisa: scegliere, oltre all’isolamento fisico, quello spirituale ed emotivo o optare per un’esperienza ibrida da remoto.

“L’arte è un’esperienza condivisa. A molte persone manca tutto questo”

Shelbot e Leonard in una vita ibrida tra robot e carne @Warner Bros. Entertainment Inc.

Usare un po’ di internet e un po’ di risorse per sfruttare queste occasioni culturali, piuttosto che usarle per guardare video idioti o foto di gattini su Instagram, è un’opportunità nuova per scoprire e riscoprire il patrimonio umano costruito ed in continua evoluzione. Giusto per ricordarci, ogni tanto, che noi uomini sappiamo fare qualcosa di grande e la tecnologia ci può aiutare.

“Tecnologie come questa hanno la capacità di connetterci, anche in tempi più normali. Pensa a come si potrebbe usare questo in musei come Louvre, se non ci potessimo permettere di viaggiare”- dichiara il professor Caleb-Solly

Una tecnologia non fine a sé stessa, non fine al periodo attuale, ma una risorsa per il futuro. In questo periodo di profonda costrizione stiamo assistendo passivi o attivi a numerosi cambiamenti, e la fruizione dell’arte via web sarà uno di questi.

L’attività al Hastings Contemporary Art Museum non si ferma ed è già pronta una nuova esibizione. “We Live in Worrying Times” dell’artista Quentin Blake.

“Proprio adesso questa installazione sembra essere proprio appropriata”.

Fonti

Andrew Dickson, You can’t visit the Museum. But your robot can, The New York Times, 15 Aprile 2020

Sull’Autore

Classe '98, nato a Roma ed ex giocatore di pallacanestro. A breve una laurea in Chimica presso l'Università di Padova. Appassionato di tutto ciò che incuriosisce e desideroso di proporlo in forma scritta. Da qui la passione per il racconto e l'informazione giornalistica.

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