Il pollice verde europeo

La Commissione europea ha presentato martedì 14 gennaio l’atteso progetto di Fondo per una transizione equa che dovrebbe contribuire a facilitare tra il 2021 e il 2027 il percorso verso la neutralità climatica, questo comporterà costi economici, cambiamenti sociali, investimenti infrastrutturali.
Gli obiettivi sono di facilitare la transizione climatica, attraverso una diversificazione dell’attività economica, la creazione di nuovi posti di lavoro, il recupero di località inquinate, la formazione professionale.

Mille miliardi di euro per i prossimi dieci anni sono già pronti da mettere sul piatto per ridurre del 40% le emissioni entro il 2030 e azzerarle nel 2050.
In linea con il Piano Juncker, ideato nel 2015, la tecnica sarà quella di associare denaro privato a quello pubblico con un effetto di leva finanziaria: 503 miliardi dovrebbero giungere dal bilancio comunitario, 143 dal Fondo per una transizione equa, altri 114 dal cofinanziamento nazionale e infine 279 da InvestEU.

La distribuzione del denaro tra i paesi membri si baserà su alcuni criteri: tra questi, la presenza di emissioni nocive, l’occupazione nei settori del carbone e della lignite, la produzione di torba o di scisti bituminosi, al fattore di crescita delle nazioni e della loro ricchezza.
Vediamo come funziona il Fondo per una transizione equa (Just Transition Fund), il quale sarà dotato di denaro per 7,5 miliardi di euro.

Per poterne beneficiare gli Stati membri dovranno individuare i territori ammissibili mediante appositi piani territoriali per una transizione giusta, come di accordo con la Commissione.

Dovranno inoltre impegnarsi a integrare ogni euro versato dal Fondo con contributi dal Fondo europeo di sviluppo regionale e dal Fondo sociale europeo Plus, nonché con risorse nazionali supplementari.
Oltre al JTF, si userà un sistema specifico per una transizione giusta nell’ambito d’InvestEU, che punta a mobilitare fino a 45 miliardi di € d’investimenti.
Lo scopo è attrarre investimenti privati a beneficio delle regioni interessate, ad esempio nei settori dell’energia sostenibile e dei trasporti, e aiutare le economie locali a individuare nuove fonti di crescita.
Ultimo, ma non meno importante, uno strumento di prestito per il settore pubblico in collaborazione con la Banca europea per gli investimenti, sostenuto dal bilancio dell’UE, che dovrebbe mobilitare investimenti compresi tra 25 e 30 miliardi di €.
Servirà ad accordare prestiti al settore pubblico, destinati ad esempio agli investimenti nelle reti di teleriscaldamento e alla ristrutturazione edilizia.

È certamente la Polonia il paese che agli occhi della Commissione europea dovrebbe beneficiare maggiormente del Fondo per una transizione equa.
Secondo la proposta legislativa presentata ai governi dall’ esecutivo comunitario, il paese dell’Europa centro-orientale dovrebbe ricevere investimenti complessivi per poco più di 27 miliardi di euro su un totale di 104 miliardi.
Essendo un contributore netto al bilancio UE come Germania e Francia, l’Italia dovrà versare una quota di risorse maggiore rispetto ai beneficiari netti per alimentare il prossimo bilancio 2021-2027.
Da qui discende la stima del contributo di circa 900 milioni per alimentare i 7,5 miliardi di risorse fresche proposte dalla Commissione UE.
La fetta del Fondo di transizione destinata all’Italia è di 364 milioni in sette anni, alla Germania dovrebbero quindi andare 877 milioni di euro, a fronte di un contributo al fondo di circa 1,5 miliardi, la Francia dovrebbe ricevere 402 milioni di euro dal fondo che alimenterebbe con circa 1,1 miliardo.Il successo del piano d’investimenti del Green Deal europeo dipenderà dall’impegno di tutti gli attori coinvolti.

È essenziale che gli Stati membri e il Parlamento europeo mantengano l’alto livello di ambizione della proposta della Commissione durante i negoziati sul prossimo quadro finanziario. Altrettanto importante sarà la rapida adozione della proposta di regolamento sul Fondo per una transizione giusta.
A discapito delle grandi speranze, il Presidente della Commissione Bilanci Europei, Johan Van Overtveldt ha affermato che attualmente i fondi disponibili sono 7,5 miliardi e che ancora non sono chiare le manovre per ottenere i successivi mille miliardi, il belga poi si è espresso assolutamente a favore di un’economia più circolare, ma contrario al riciclaggio di promesse e denaro.
Nonostante il Green deal, l’Ue non abbandona il gas che, stando a quanto prevede il piano di Ursula von der Leyen, dovrebbe essere bandita insieme al carbone entro il 2050.

Sono stati però confermati i progetti dell’ex commissione Juncker sulle infrastrutture del sistema energetico dell’Europa, sono circa 32 i progetti che riguardano il gas.
Solo in Italia abbiamo: il Tap, gasdotto delle polemiche per il trasporto dalla regione del Mar Caspio a San Foca in Puglia; Eastmed, che porterà il gas da Cipro al Salento; il gasdotto che collegherà Malta a Gela, in Sicilia.
In Europa i più importanti sono uno a Shannon in Irlanda e uno a Krk in Crozia, serviranno a far arrivare in Europa il gas prodotto dagli Stati Uniti con la tecnica del fracking, contestata dagli ambientalisti e dai maggiori esperti del campo e non usata in Europa, in quanto ritenuta pericolosa.
Capite bene che adesso la polveriera è piena, il Green Deal prevedeva anche l’eliminazione del gas per sostituirlo con l’idrogeno ma continuiamo a dare priorità a certi magnati dalla Russia ed America, evidentemente del Green Deal non ci abbiamo capito nulla, e la polveriera prima o poi esplode.

Sull’Autore

Articoli Collegati

Partecipa alla discussione

Partecipa alla discussione