#ilfuorisededibolo | la prima web serie su Bologna

Prodotta dai The Crius in collaborazione con Il Regaz di Bolo, #ilfuorisededibolo è la prima webseries su Bologna disponibile online dal 19 gennaio. Segui i The Crius su YouTube, Facebook e Instagram per non perdere una puntata!

Presentata in anteprima sabato 11 gennaio al Cinema Odeon di Bologna, la serie ha riscosso successo fra il pubblico in sala. Presentati uno di seguito all’altro, i 7 episodi hanno raccontato con ironia e leggerezza anche tematiche importanti con una ricaduta sull’attualità sociale. A partire dal tema scottante della difficile ricerca di una casa a Bologna, fino ai frequenti furti di biciclette, i The Crius hanno raccontato le difficoltà e le unicità di Bologna vissute dal #fuorisededibolo.

Non c’è verità più grande di quella che viene dalla bocca della comicità e in questo sta la forza dei The Crius.

I The Crius, da bolognesi, ironizzano su Bologna e sui bolognesi con una leggerezza e un’ironia vera e che non offende. Il bello di vedere gli episodi è il ritrovarsi nelle dinamiche raccontate, sia dalla parte del bolognese che da quella del fuori sede. Ed è questo che fa ridere e sorridere, da come viene percepito il compleanno (ma come? a Bologna si divide e non offre il festeggiato?) alle tantissime superstizioni a cui qualsiasi studente si trovare a credere, quando studia a Bologna.

L’intervista

Chi sono i The Crius?

Siamo un gruppo di ragazzi ventenni che, per una serie di fortunati eventi, si
sono incontrati e riuniti per realizzare prodotti audiovisivi, video sociali, parodie e
trattare temi di attualità con ironia. Siamo nati nel 2019 e, dopo pochi mesi,  siamo orgogliosi di aver presentato, in anteprima al Cinema Odeon di Bologna, contenuti dedicati all’online: la webseries Il Fuorisede di Bolo, in collaborazione con il Regaz di Bolo.

Il team è composto da: Riccardo Sanmartini, regista videomaker; Fabrizio Arena,
fonico; Vincenzo Giannattasio, attore; Carmelo Pintagro, attore; Chiara Cataldo,
produttrice; Giacomo Golfarelli, assistente video.

Vincenzo, perché proprio Bologna?

Da tempo mi ero reso conto che mancava qualcosa sul web che parlasse di Bologna, che ne mostrasse in modo comico i suoi aspetti positivi e negativi, per questo è nato Il Fuorisede Di Bolo. Secondo me è stato positivo farlo, perché ci permette di immetterci in un mondo web già saturo. Altri gruppi sul web in passato hanno fatto luce su tematiche riguardante la loro città, spiegandola. Ad esempio i “The Jackal” raccontano aspetti di Napoli, “The
Pills” su Roma, e ora i “The Crius” su Bologna.

Quanto lavoro c’è dietro al primo ciak?

Vincenzo: “Il tempo che ci vuole per organizzare il tutto tra location, sopralluogo, prove,
disponibilità tra attori e staff, soprattutto perché per il momento non viviamo di questo,
ma abbiamo un altro lavoro che si deve incastrare con l’organizzazione e riprese dei
video. Prima del primo ciak, bisogna sistemare la scenografia, gli attori vanno al trucco, la regia sistema l’attrezzatura e nel frattempo si scherza per togliere la classica tensione del pre “ciak, si gira”.

Fabrizio, il fonico, continua: “É difficile definire in termini di tempo e di giornate tutta la valutazione tecnica necessaria. Ogni episodio ha richiesto necessariamente uno studio approfondito per la coordinazione di tutte le operazioni di ripresa. Prima del ciak abbiamo avuto bisogno di capire come inquadrare la scena, le luci e la gestione degli attori. Per dare una risposta concreta, dietro a tutti i ciak esiste un’organizzazione al millimetro, finalizzata alla post produzione del progetto.”

Il regista, Riccardo Sanmartini, conclude: “Il lavoro backstage è stato molto lungo,
dalla scelta degli attori, delle location, dei vestiti, delle inquadrature, le luci, il trucco, poi ci sono sempre stati tanti accorgimenti in corso d’opera prima del ciak. Per esempio, diverse scene o battute sono state aggiunte durante le riprese in base alle intuizioni di ognuno di noi, migliorando la scena. Queste aggiunte nascono durante le riprese perché si inizia ad avere un’idea sempre più chiara del personaggio in base all’interpretazione dell’attore e a quanto “di suo” ci mette, e questo dà sempre degli spunti nuovi. L’improvvisazione e l’aggiunta di scene sul set è un’arma a doppio taglio: se non viene gestita bene può creare molti problemi sulla fluidità e sulla logica della scena, viceversa può svoltare l’episodio in un modo inaspettato.”

Chiara, che cosa significa essere produttore? 

Significa innanzitutto mantenere i rapporti tra i vari reparti, in modo da tenerli in contatto fra loro e sempre aggiornati sulle location. Capire le disponibilità degli attori, reperire oggetti di scena e tanto altro. Non c’è mai stata una pausa effettiva dal progetto perché era tutto concentrato e spalmato nel tempo che avevamo a disposizione – veramente poco. D’altra parte, personalmente è stata la prima avventura che mi ha dato modo di esprimere il mio lato maniaco organizzativo e sono fiera dei traguardi raggiunti.

Da quel che ho capito sempre a te, Chiara, è stato affidato anche il compito del costumista.

Esatto, pur non seguendo la moda, mi sono messa in gioco e mi sono divertita a scoprire cosa c’è negli armadi di tutti gli attori: mi facevo inviare le foto dei loro capi per poter organizzare gli outfit, in modo da non farli andare in scena vestiti uguali fra loro o con colori imbarazzanti.

Vincenzo aggiunge, ridendo: “Chiara che non fa la costumista, ma è
riuscita a gestire bene anche questo compito. Se stai leggendo questo articolo e
sei una costumista, contattaci  perché potremmo avere bisogno proprio della tua figura!”

Per il trucco invece, continua Chiara, ci siamo affidati a dei veri professionisti: Diego Sterpini e Giorgia Germinario, entrambi con un background proveniente dall’Accademia del Cinema di Bologna. Si sono rivelate due figure essenziali, fenomenali e professionali con tanta esperienza maturata alle spalle che hanno accettato di partecipare al progetto con grande entusiasmo, e con i quali collaboreremo ancora senz’altro! Dopo aver spiegato loro la sceneggiatura e la scena che si sarebbe svolta, hanno studiato i volti degli attori e hanno creato il trucco ad hoc per ognuno di loro, esprimendosi con i loro pennelli. In loro assenza abbiamo fatto affidamento anche su un’altra conoscenza più giovane, Gaia Venturelli.

Com’è coordinare un team di 30 persone?

Coordinare uno staff non è mai semplice, ovviamente sono da tenere sempre in contro imprevisti ed esigenze di ogni componente.  Ma per
nostra fortuna avevamo Chiara che è riuscita a coordinare tutti con professionalità, calma e flessibilità. Sul campo invece ce la palleggiavamo con Riccardo nella gestione
del set durante le riprese.
Giacomo Golfarelli aggiunge: “Per la coordinazione del team dipende da quanti si è sul set e su che tipo di set: una location al chiuso con poche persone è più facile da gestire e si riesce a guidare tutti verso il completamento delle riprese in modo più veloce, rispetto ad una location all’aperto con più di 10 attori.”


Chi ha scelto i temi e perché proprio questi temi? Perché decidere di sviluppare i temi in quel modo? Ad esempio, nell’episodio di Piazza Verdi la piazza non è vista né nominata. Il titolo dell’episodio gioca un ruolo fondamentale, con 3 secondi di titolo lo spettatore riesce a collegare senza difficoltà la descrizione del personaggio alla situazione in Piazza Verdi. Ed è questa la forza dell’episodio, un’analogia facile e immediata, senza il rischio di offendere con una sceneggiatura troppo esplicita.

Vincenzo: “In realtà l’abbiamo nominata una volta, però non posso dire quando, sennò è spoiler! Anzi quando uscirà il video, sarete voi ad individuare in che momento è stata nominata! Diciamo che in generale, già con il titolo prepariamo lo spettatore a un possibile scenario e puntualmente viene spiazzato dalla storia ironica che raccontiamo.” Spiega Vincenzo.
I temi sono stati scelti proprio da lui, perché ha pensato fossero i più forti e che potessero raccontare Bologna nel modo migliore sia sotto aspetti negativi che positivi, sempre trattandoli però con le con le pinze e con la giusta dose di ironia.

Mentre Carmelo aggiunge: “L’impostazione della sceneggiatura di Piazza Verdi è nata con l’intento di creare un personaggio esasperato ma al contempo buffo e coinvolgente nella sua trasformazione. I personaggi, intesi come maschere nascono fondamentale per raccontare, o sarebbe meglio dire, mostrare in modo ironico una situazione o un fenomeno sociale.”

Altri progetti?

Ovviamente sì, stiamo già lavorando a nuovi contenuti ma non possiamo svelare altro. Perciò… seguiteci!

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Sull’Autore

Copywriter per lavoro, writer per passione. Laureata in lettere moderne e scienze linguistiche. Master in management degli eventi espositivi, perché attratta da qualsiasi museo o esposizione artistica. Scrivo di mostre, eventi culturali e serie tv. Libri? Li divoro.

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