Best movies 2019: la nostra cinquina

Il 2019 volge al termine e tutti si affrettano a fare bilanci. Noi di Mangiatori di Cervello non siamo da meno: quali sono i film che ci hanno fatto più emozionare in quest’annata ormai conclusa?

Ecco la classifica dei migliori cinque film del 2019 secondo noi — enjoy it  e buon anno nuovo!

5. C’era una volta a… Hollywood di Quentin Tarantino

Tarantino è un po’ meno Tarantino del solito: meno splatter, più amore. Amore per la settima arte, per Hollywood e per gli anni Settanta, per Sharon Tate che rivive in questa sua fiaba, richiamata anche dalla scelta del titolo. Un film a tratti lento, ma va bene così: serve lentezza per assaporare quelle atmosfere, per carpire la bellezza di un’attrice giovane e inesperta che si muove felina da una parte all’altra con la sua aura eterea. Al centro della storia abbiamo un attore western ormai in tragico declino, interpretato da un Di Caprio che ormai per recitare non necessita nemmeno più della parola, bastano i suoi sguardi. Lo affianca un Brad Pitt quasi altrettanto fenomenale, proposto come spalla, ma che diventa prepotentemente protagonista anch’egli. Alla fine, l’amore “tarantiniano” per la vendetta emerge potente, ma non come ce lo si potrebbe aspettare. Stavolta la vendetta è dolce, culla i brutti ricordi fino a mondarli di tutto il loro orrore – proprio come nelle fiabe.

4. Ricordi? di Valerio Mieli

Un film italiano non poteva mancare, e questo, passato purtroppo un po’ in sordina, è un’eccellenza del cinema nostrano. Del 2018, ma uscito nelle sale nel 2019, è con Luca Marinelli e Linda Caridi nei panni di un Lui e di una Lei impegnati in una storia d’amore come tante altre. Ciò che è originale è il modo in cui viene raccontata, ossia attraverso i ricordi di Lei, empatici e pieni, dipinti in colori caldi, allegri, ottimisti, talvolta leggermente puerili, e quelli di Lui, analitici e a tinte fredde, cupe, negative. Ma la malinconia di Lui finisce per contagiare Lei, che di rimando influenza Lui con la sua calorosa gioia. Un ricordo è sempre spurio, contaminato dalla nostra personalità e dai nostri sentimenti, mente e falsifica; ma può anche avvicinare, dare vita a un mondo in cui due amanti possono vivere e sopravvivere, non solo nel tempo passato ma anche in quello presente.

3. Joker di Todd Phillips

Il folle villain della DC Comics ha il volto di Joaquin Phoenix, che fa portare a casa al regista, Todd Phillips, un meritato Leone d’oro. Un film osannato dalla critica, poi un po’ bistrattato, soprattutto dal pubblico, da chi ci ha visto una trattazione forse superficiale o distorta della malattia mentale, che non offre alcuna via d’uscita se non quella di un’ulteriore ondata di follia, in tutto e per tutto criminale. In Joker le turbe psichiche s’intrecciano con l’indigenza, con l’umiliazione, con la solitudine, con una madre marcia da accudire che continua a danneggiare suo figlio, Arthur Fleck, fino a fare di lui il Joker che credevamo di conoscere e che invece è del tutto inedito. È più subdolo, più ingenuamente malvagio, impara a non avere più alcuno scrupolo, perché nessuno ne ha avuti per lui. Arthur-Joker è il prodotto di una società che lascia da soli, che deride, che punta il dito, che alza gli standard e abbassa al contempo il livello di umanità. Un film che toglie il sonno e avvelena, mostrandoci allo specchio che anche noi tutti potremmo portare quella maschera.

2. Dolor y Gloria di Pedro Almodóvar

Senza dubbio il miglior Almodóvar. Dopo qualche film zoppicante, il regista spagnolo è tornato quest’anno in tutta la sua emotiva bravura. Ci racconta di sé attraverso un Antonio Banderas (premiato come miglior attore a Cannes) vibrante e sofferente – e proprio per questo pieno di vita, una vita fatta di dolore declinato in tutte le sue forme. Dolore fisico, dolore dell’anima, dolore sentimentale, dolore del ricordo, dolore della dipendenza. Un dolore che ha origine nell’infanzia di Salvador, il protagonista del lungometraggio (che è Almodóvar stesso), e che si abbarbica alla figura di sua madre, qui interpretata dalla musa di sempre, Penelope Cruz. La sofferenza ha fatto di Salvador-Almodóvar un regista, portandogli una gloria a tratti scontata, a tratti insperata, ma anche numerose crisi creative. Il film è il ritratto di un uomo tanto geniale e talentuoso quanto fragile, una persona dall’indole materna che è stato sì amato, ma che al contempo si è sempre dovuto scusare per ciò che è, persino con sua madre, la persona più importante della sua vita. Un uomo salvato dal cinema.

1. Parasite di Bong Joon-ho

Un film sulla lotta di classe? Nì. Una famiglia povera lotta (in effetti) per emergere dalla bruttura in cui è costretta a vivere e per ottenere denaro. Per farlo, padre, madre, figlio e figlia, arrivano a mentire costruendosi false identità che permettono loro di entrare a servizio di una famiglia ricca, facendo un salto di qualità. Ma la puzza di povero è impossibile da mandare via, intacca tutto e fa arricciare le narici più raffinate, fino a provocare un sensazionale quanto inaspettato epilogo. Un thriller? Una commedia degli equivoci? Un film sul senso della nostra identità? Tutte e tre le cose, di certo il miglior film dell’anno secondo me.

Sull’Autore

Classe 1987. Sono nata e vivo a Gorizia, ho conseguito la laurea magistrale in Filosofia presso l’Università degli Studi di Trieste nel 2015. Collaboro con le riviste “Charta sporca” (per la quale scrivo recensioni di film e articoli su tematiche filosofiche), “Friuli Sera” (dove analizzo opere di Street Poetry e Street Art nella rubrica “Poesia di strada”) e con “La Chiave di Sophia”. In passato ho scritto per due quotidiani locali, “Il Piccolo” e “Il Messaggero Veneto” di Gorizia. A maggio 2017 la casa editrice Historica ha pubblicato il mio racconto “Imago” nell’antologia “Racconti friulani-giuliani” e di recente è stato pubblicato un mio saggio su “Esercizi filosofici”. Le mie passioni sono la scrittura, la filosofia, il cinema, i libri e l’insegnamento.

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