Divisionismo | il puntinismo italiano

Divisionismo, la rivoluzione della luce

Visita al Castello Visconteo Sforzesco di Novara

Se siete nelle vicinanze di Novara, non perdete l’occasione di scoprire un’avanguardia tutta italiana.

Il Divisionismo, ovvero il puntinismo italiano

Nato a Milano, alla fine dell’Ottocento, sulla stessa scia del Neo-Impressionisme francese (o Pointilissme), muove dall’idea che lo studio dei trattati d’ottica debba determinare la tecnica del pittore moderno. Si sviluppa nel Nord d’Italia, grazie soprattutto al sostegno di Vittore Grubicy de Dragon, mercante d’arte, critico, pubblicista e pittore, che gestisce a partire del 1876 una galleria d’arte a Milano. È Vittore a diffondere tra i pittori della sua scuderia un approccio diretto, accostando i colori sulla tela senza miscelarli prima sulla tavolozza. Il colore si forma quindi direttamente sulla tela e, alla dovuta distanza, l’occhio dello spettatore può ricomporre le pennellate staccate in una sintesi tonale, percependo una maggior luminosità nel dipinto. 

Ecco dunque che si compie la rivoluzione della luce. 
Il colore, se impastato sulla tavolozza insieme ad altri, perde purezza e luce. Si decide quindi di accostare in piccole pennellate direzionate (puntini) colori non miscelati. Da qui il nome “divisionismo”, poiché non si impastano i colori ma si accostano divisi sulla tela. Il loro stretto accostamento farà sì che l’occhio umano ricomponga per effetto ottico la cromia desiderata. In questo modo la tela, presentando più colori vicini dotati di una propria luminosità intatta, avrà una luce maggiore.

Importante quindi la ricerca dei colori complementari per risaltare l’intensità luminosa di ogni colore.

Presto il Divisionismo da Milano e dalla Lombardia si allarga al Piemonte: la pennellata divisa è destinata a diventare strumento privilegiato nella traduzione di una poetica della natura o di una messa a fuoco delle tematiche sociali. Ne è un esempio Riflessioni di un affamato di Longoni o Fontanalba di Fornara.

Ascolta l’intervista alla curatrice della mostra, Anne-Paule Quinsac

Con questa mostra la curatrice ha voluto indagare e spiegare al pubblico il termine divisionismo, collegandosi agli studi di ottica, e far così chiarezza sulla tecnica, dalla genesi agli sviluppi. 

La mostra

Ordinata in otto sezioni tematiche, l’esposizione consta di settanta opere provenienti da importanti musei e istituzioni pubbliche e da collezioni private. Le sezioni ci accompagnano dal prologo, all’affermazione fino agli sviluppi successivi del Divisionismo.

Centrali le sezioni 4 e 5 per posizione e temi. La quarta vede il noto Pellizza da Volpedo con le cinque opere fondamentali del suo percorso di artista. Sul Fienile è simbolo di un divisionismo rigoroso: le figure in controluce al capezzale del moribondo sono rese in una minuta tessitura di scuri e chiari con filamenti di colori complementari. Dietro di loro, nel rettangolo portante del porticato, il verde della vegetazione in tocchi più piccoli e precisi riafferma la continuità della vita.

La quinta è dedicata alla neve, al bianco, la somma di tutti i colori. Savognino sotto la neve è un unicum nella produzione di Segantini: rarissimi sono i paesaggi puri, e inoltre questo tratti espressionisti non riscontrabili altrove nel corpus dell’artista. Il connubio tra materia, cromatismo e gestualità conferisce al dipinto una forte valenza emotiva.

L’ultima sala vede l’incontro con il nuovo secolo.

Il paesaggio domina la vasta sala che chiude la mostra con opere di gran mole, eccezion fatta per il più piccolo Meditazione di Morbelli del 1913 (n. 63), ritratto esemplare di un divisionismo estremamente ligio al cerchio cromatico. (Quinsac)

Sull’Autore

Copywriter per lavoro, writer per passione. Laureata in lettere moderne e scienze linguistiche. Master in management degli eventi espositivi, perché attratta da qualsiasi museo o esposizione artistica. Scrivo di mostre, eventi culturali e serie tv. Libri? Li divoro.

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