L’addio di BoJack Horseman (atto I)

Il 25 ottobre Netflix ha rilasciato la prima parte dell’ultima stagione di BoJack Horseman, la sesta. Otto episodi a cui ne seguiranno, il 31 gennaio 2020, altri otto, che saranno di certo un lacrimoso (e forse addirittura tragico?) addio.

Nel corso di questo primo atto BoJack compie un terapeutico viaggio a ritroso: è un percorso così arduo che, mentre vi assistiamo, sembra di guardare l’attore equino procedere contromano. Lo ritroviamo al centro di riabilitazione, dove lo avevamo lasciato alla fine della penultima stagione. Vediamo i suoi primi approcci con l’alcool: un BoJack bambino che beve da una bottiglia abbandonata in salotto, dopo una festa data dai suoi genitori. Suo padre (che in quella scena sembra Don Draper di Mad Men, mi chiedo se sia voluto, n.d.r.) che offre a un BoJack quasi adolescente un Jack & Cola per coprire la sua infedeltà.

BoJack universitario che beve a una festa per cancellare il disagio che prova e,dopo aver bevuto, diventa brillante e satirico (perfino troppo). BoJack adulto, durante le riprese di Horsin’ Around, che usa la vodka per sciogliere la sua recitazioneinfluenzando negativamente una Sarah Lynn ancora bambina, sua collega sul set.

Mentre BoJack si addentra nel suo passato cercando la guarigione, gli altri personaggi della serie procedono in avanti, puntando a dei cambiamenti positivi e propositivi. Vivono, insomma, una crescita.

Diane perde il suo frivolo lavoro da reporter e prova a scrivere un’autobiografia, anche se la cosa la getta in un forte stato d’ansia. Qualcosa in lei si smuove: comprende che è giunto il momento di crescere, nonostante una brutta bestia del suo passato sia tornata a farle visita: la depressione. La ragazza conosce  inoltre qualcuno di speciale, il bull di Chicago Guy. Archiviata la sua precedente relazione con Mr. Peanutbutter, capisce che con Guy potrebbe essere felice e sebbene abbia paura, si mette in gioco arrivando persino a cambiare città per lui.

Anche Princess Carolyn si evolve: è una mamma single e un’agente in carriera e si moltiplica in tante versioni di se stessa per riuscire a fare tutto. Ma ciò che più rappresenta una sfida per lei è proprio sua figlia: non sa come amarla, come fare la mamma, è un “lavoro” che pare non riuscirle. Ma lasciando che le cose vadano, qualcosa accade: si apre uno spiraglio e la gatta riesce a creare un legame con la sua piccola porcospina.

Todd è il solito (più o meno, perché è meno esilarante) Todd: si occupa della bimba di Princess Carolyn, crea un’app per incontri riservata agli asessuati come lui, rivede suo padre dopo un sacco di tempo e dona persino un organo. Per quanto riguarda lui, resta ancora molto da risolvere: vedremo che accadrà nelle puntate a venire.

Mr. Peanutbutter smette di essere l’attore sempre sorridente e piacione, affronta i suoi errori e pare dire addio per sempre a Diane, la sua ex moglie. S’impegna invece a far funzionare la sua nuova relazione. Diventa persino antipatico al pubblico, smettendo di essere il solito cane felice per diventare un cane triste, addirittura il volto della depressione (a livello pubblicitario). Ed è proprio l’essersi messo faccia a faccia con i suoi sbagli e i suoi lati oscuri, che gli conferisce spessore e anche umanità (o meglio… caninità?).

E BoJack? Lui ce la mette tutta. Rielabora la sua difficile relazione con Sarah Lynn, morta di overdose nel corso della terza stagione. Morte, lo sappiamo bene, di cui lui si sente responsabile. Del resto, il suo terapista (o cavallo da terapia) glielo dice molto chiaramente: “Tu distruggi le persone che ti stanno vicino!“. Ma BoJack, rivivendo sulla sua pelle tutti i suoi errori più grandi, riassunti nella nuova sigla (di altissimo impatto emotivo), capisce che cambiare è possibile. E che, cosa più importante, può essere lui stesso il motore del suo cambiamento. A patto di essere completamente sincero con se stesso.

Cerca quindi di rendere migliori le vite dei suoi cari: Diane, Princess Carolyn e sua sorella Hollyhock. La riabilitazione pare abbia funzionato, tanto che egli non si vergogna di chiedere aiuto, viaggia perché stare a casa sua gli ricorda quanto è stato stronzo e, dulcis in fundo, fa domanda per un posto di insegnante di recitazione – tagliandosi perfino i capelli e smettendo di tingerli, accettando la sua età.

Ma gli errori più grandi, paiono irrisolvibili, inaccettabili, minacciano di rovinare tutti i suoi sforzi, tutti i suoi passi avanti. L’aspettativa per la seconda parte di quest’ultima stagione è veramente altissima. Gli showrunners ci stanno preannunciando una catastrofe? Oppure una meravigliosa rinascita?

La serie, in questi sei anni, ci ha abituati alle lacrime, alle bugie, ci ha portati a toccare il fondo assieme a BoJack, facendoci inorridire ma anche impietosire e amare. BoJack è il prodotto dei suoi genitori, due cavalli che si odiavano, si mentivano a vicenda, bevevano, trattavano il loro figlio come un pungiball. La catena di errori e autodistruzione può essere spezzata? E se sì, a quale prezzo? Attendiamo trepidamente il 31 gennaio.

In conclusione, la serie, va detto, ha perso un po’ il suo smalto: le battute sono meno efficaci, forse un po’ più scontate. È come se la storia girasse attorno a se stessa – e indubbiamente lo fa perché il cerchio sta per chiudersi. Le scelte di vita surreali e catastrofiche, le sbronze colossali, le tensioni sessuali scomode, ora non sembrano più così divertenti. I personaggi stanno diventando persone.

Sull’Autore

Classe 1987. Sono nata e vivo a Gorizia, ho conseguito la laurea magistrale in Filosofia presso l’Università degli Studi di Trieste nel 2015. Collaboro con le riviste “Charta sporca” (per la quale scrivo recensioni di film e articoli su tematiche filosofiche), “Friuli Sera” (dove analizzo opere di Street Poetry e Street Art nella rubrica “Poesia di strada”) e con “La Chiave di Sophia”. In passato ho scritto per due quotidiani locali, “Il Piccolo” e “Il Messaggero Veneto” di Gorizia. A maggio 2017 la casa editrice Historica ha pubblicato il mio racconto “Imago” nell’antologia “Racconti friulani-giuliani” e di recente è stato pubblicato un mio saggio su “Esercizi filosofici”. Le mie passioni sono la scrittura, la filosofia, il cinema, i libri e l’insegnamento.

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