L’eroe despota Robert Mugabe: quando il potere logora

Ha guidato lo Zimbabwe verso la definitiva indipendenza dalla Corona inglese, divenendo una gloriosa icona della liberazione. Lo ha governato per ben 37 anni fino a quel golpe militare che lo ha spodestato.
Eroe nazionale e tiranno.
Robert Gabriel Mugabe, una figura controversa la cui morte ha infervorato il dibattito tra chi vorrebbe sia seppellito al National Heroes Acre (il santuario riservato agli eroi di guerra zimbabweani) e chi invece rammenta la brutalità della sua lunga dittatura. Chi era Robert Mugabe? Quale eredità ha lasciato?

Mugabe the liberator? Ask Ndebele people!
Motto diffusosi tra i bianchi dello Zimbabwe ∼

Robert Mugabe

Il 6 settembre 2019, all’età di 95 anni, muore Robert Gabriel Mugabe, capo di Stato più anziano e longevo al mondo. [Credits photo: Nation Breaking News/Twitter]

Nascita di un tiranno

Sir Ian D. Smith, Primo Ministro della colonia britannica conosciuta come Rhodesia Meridionale, ne proclamò unilateralmente l’indipendenza l’11 novembre 1965, dando vita ad un regime di apartheid convinto che la gestione della nuova Repubblica di Rhodesia spettasse esclusivamente ai bianchi di stirpe anglosassone.
Una presa di posizione assolutamente inaccettabile non solo per la comunità internazionale (ad eccezione del Sudafrica e del Portogallo), ma soprattutto per i principali partiti neri del Paese: il violento ZANU (Zimbabwe African National Union, di etnia Shona), guidato da Robert Mugabe, ed il moderato ZAPU (Zimbabwe African People’s Union, di matrice Ndebele), guidato da Joshua Nkomo. Fu l’inizio di una sanguinosa guerra civile, conclusasi solo nel 1979 con la firma di un accordo di pace alla Lancaster House di Londra.

Il 18 aprile 1980 lo Zimbabwe ottenne la travagliata indipendenza e Mugabe fu eletto Capo di Governo nell’entusiasmo generale.
Il Mugabe liberatore, predicatore di uno Stato di diritto e democratico, destinò gran parte della spesa pubblica all’istruzione e alla sanità favorendo la prosperità e l’urbanizzazione. Con l’85% di adulti alfabetizzati, lo Zimbabwe divenne il Paese africano col più alto tasso di alfabetizzazione.
Nel 1987, tuttavia, il Mugabe accentratore si autoproclamò Presidente esecutivo, unendo i ruoli di Capo di Stato, Primo Ministro e Comandante in Capo delle Forze Armate. La sua sete insaziabile di potere lo portò a governare l’ex “granaio d’Africa” con violenza, facendolo sprofondare nella corruzione e in una grave crisi economica: a metà novembre 2008 si registrò un’iperinflazione pari all’89,7 sestilione per cento. A fine ottobre 2017 – a nemmeno dieci anni di distanza e a quasi 20 giorni alla sua deposizione – l’inflazione raggiunse nuovamente un tasso annuale vertiginoso: il 348 %.

Zim-dollars

Banconota da 100 trilioni di Zim-dollars, per un valore di 40 cent. USD, ormai fuori circolazione. La svalutazione della moneta nazionale ha costretto all’uso di valute straniere: sterlina britannica, rand sudafricano, pula del Botswana, yuan cinese e yen giapponese. [Credits photo: The Spectator Index/Twitter]

Oppositori (reali o presunti tali) e attivisti per i diritti umani furono vittime designate di quel sistema di repressione instaurato da Mugabe per eliminare fisicamente ogni ostacolo si frapponesse alla sua ascesa al potere: politici, ecclesiastici, magistrati e gente comune.
Tristemente nota è la Quinta Brigata, un gruppo militare che, tra il 1983 ed il 1987, massacrò gli abitanti del Matabeleland appartenenti alla minoranza etnica Ndebele (massacro noto come Gukurahundi). La Commissione Cattolica per la Giustizia e la Pace documentò almeno 2.000 morti, ma ha stimato potessero essere più di 8.000. Secondo altre stime, le morti avrebbero superato le 20.000 unità.
Quale Mugabe, invece, scacciò dalle loro terre gli agricoltori bianchi? Il Mugabe predicatore di una società non razziale oppure il Mugabe che gridò “Lo Zimbabwe è mio”? Fu forse sempre quest’ultimo a negare, in piena carenza di cibo, gli aiuti alimentari a quanti (bianchi e neri) gli si erano opposti?

Nominato da Dio

Solo Dio, il quale mi ha nominato, mi rimuoverà, non l’MDC, non i britannici.
Solo Dio mi rimuoverà! (t.d.r.).

Quando Mugabe, nel 2008, pronunciò queste parole riferendosi al principale partito d’opposizione Movement for Democratic Change, non si aspettava di certo che di lì a nove anni di distanza (21 novembre 2017) sarebbe stato costretto alle dimissioni da un colpo di Stato orchestrato proprio dai suoi alleati, incluso Emmerson Dambudzo Mnangagwa, suo fedelissimo nonché successore alla Presidenza.

Lo Zimbabwe Human Rights NGO Forum documentò, per il 2017 (ultimo anno di reggenza di Mugabe), la persistente violazione dei diritti umani da parte dell’intelligence militare (Central Intelligence Organisation), delle forze di sicurezza e dei partiti di maggioranza: omicidi, aggressioni, rapimenti, torture, sparizioni forzate nonché arresti e detenzioni arbitrari. Le libertà di stampa ed espressione sono state fortemente compromesse con ripetute aggressioni ai giornalisti e rapimenti e torture a danno degli attivisti locali.
A ciò si è aggiunto un accesso iniquo ai servizi essenziali: salute, istruzione, acqua potabile e aiuti umanitari sono stati negati ai più. La già difficile situazione economica è stata ulteriormente aggravata da una corruzione sistemica e dall’accentramento delle risorse nazionali in mano ad individui politicamente connessi.

Quelle stesse libertà per cui Mugabe lottò per riportarle in vita, furono eliminate dal loro stesso padre fondatore in una sorta di infanticidio. L’unica eredità lasciata da quel rivoluzionario liberatore, morto da tiranno il 6 settembre 2019, è un’economia al collasso, disoccupazione e povertà dilaganti ed una vera e propria oppressione politica a negazione del più sacro dei diritti: la vita. Un’eredità che Mnangagwa, quale “degno” successore, sta portando avanti.
È forse il caso di dire che, in realtà, il potere logora chi ce l’ha o che, seguendo l’insegnamento di Sofocle, esso è rivelatore della vera natura di un uomo?

The hardest lesson of my life has come to me late.
It is that a nation can win freedom without its people becoming free.
Joshua Nkomo, leader del partito ZAPU ∼

Zimbabwe

Lo Zimbabwe è tra i Paesi più poveri al mondo. [Credits photo: Cde Never Maswerasei/Twitter]


Sibanda, Arnold Elson, The Lancaster House Agreement and the post-independence state in Zimbabwe, Discussion paper no. 9, Harare: Institute of Development Studies, University of Zimbabwe, 1991.
Fadzayi Mahere, Robert Mugabe killed the freedoms he had worked so hard for, The Guardian, 07 settembre 2019.
A. Cowell, Robert Mugabe, strongman who cried ‘Zimbabwe is mine’, dies at 95, The New York Times, 06 settembre 2019.
C. Muronzi, Robert Mugabe: Zimbabwe feud over late leader’s burial site, Al Jazeera, 08 settembre 2019.
S. Hanke, Zimbabwe hyperinflates again, entering the record books for a second time in less than a decade, Forbes, 28 ottobre 2017.
The Zimbabwe Human Rights NGO Forum, The state of human rights report. Zimbabwe I 2017, 2018.

Sull’Autore

Laureanda in Giurisprudenza a Messina, amo la mia terra natia ("a bedda Sicilia"), la musica, il tè e il mare. Appassionata di diritto internazionale e penale e politica internazionale, racconto il mondo che ci circonda in tutte le sue sfaccettature. Già redattrice per l'Antro di Chirone, attualmente scrivo per Mangiatori di Cervello e Cronache dei Figli Cambiati.

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