LIBERATO: “Capri Rendez-Vous”. Alla ricerca del tempo perduto

Quando ho visto il video della canzone “TU ME FAJE ASCÌ PAZZ'” sono stato assalito da un mix di emozioni tra le quali la malinconia, perchè Liberato fondamentalmente può essere associato a questo aggettivo: malinconico.
Languidi ossimori mi attraversavano le orecchie ed il magone si faceva sempre più intenso, era come se l’autore avesse voluto coinvolgermi nella ricerca di qualcosa: la ricerca di un tempo andato perduto per sempre, che non potrà mai più ritornare.

TU ME FAJE ASCÌ PAZZ’ (CAPRI RDV Ep.04)

Quella giovinezza che è diventata età adulta, quel guappo ‘e cartone che è diventato prima uomo e poi padre, una vita normale, con un lavoro normale che lo porta a fare gli straordinari per guadagnare qualche soldo in più e che viene riassunto alla perfezione nel dialogo iniziale:

Nessuno non ha pochi sacrifici, ci virimm’ dumani vabbuo’?
– Faccio ‘a genovese allora?
Eh… ciao piccirì.”

Da un’altra parte astante in un bar, una donna di mezz’età, invasata e consumata dalle sigarette e dall’alcool.
Due vite diverse ma legate da qualcosa: il sacrificio. Chi lo fa perché ha una famiglia da portare avanti e chi invece ha sacrificato amori e amicizie abbracciando una solitudine di chi, come in penitenza, si è ritirato in una vita da eremita bohémien.

Liberato sembra riprendere due temi fondamentali del pensiero proustiano: la felicità e il tempo. La creazione di un mondo letterario, teatrale dove ambientare una storia di tempo perduto e tempo ritrovato il cui perno si fonda sulla memoria. Il vedere o ascoltare queste storie, trovando dei punti di contatto fa stare male perché, in fondo, tutti noi sappiamo di star sacrificando qualcosa di incommensurabile: il proprio sogno nel cassetto, l’amore, un’amicizia, in cambio di futilità o perché spinti da qualche vacuità sociale.

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (“Il tempo ritrovato“- Marcel Proust)

E’ la stessa cosa che fanno Francesco Lettieri e Liberato, che hanno dato una evoluzione ai suoi lavori e al paesaggio partenopeo, sotto un’altra ottica: quella romantica.
Si intravedono anche punti di contatto con la corrente verista: infatti così come “i veristi rappresentano situazioni regionali fatte di povertà, miseria, sfruttamento. I loro personaggi sono contadini, pescatori, minatori: insomma, umili lavoratori di cui si cerca di rendere l’universo psicologico e linguistico” (Treccani alla voce “verismo“), anche Liberato rappresenta il concetto di napoletanità. Anche i suoi protagonisti sono per la maggior parte gente semplice che si ritrova a contatto con una classe sociale più abbiente, motivo per il quale si crea una situazione di disagio evidente.
Per non parlare dell’universo linguistico che qui si fonde con quello musicale fatto di auto-tune e “tammuriate” improvvise da sample elettronici; vi è inoltre un sincretismo musicale tra neomelodico, inglese, francese e persino spagnolo, che fa oscillare il brano dall’indie al pop passando attraverso il funk:

Tell me that you love me, that you really want it
Faje cartine e filtre, I told you that I’m sorry” (“TU ME FAJE ASCÌ PAZZ’“, Liberato.)

‘Sta canzone è solo una mentira
Ya me muero a vivir sin ti
Mi corazon m’hê luato ‘o suspiro” (“OI MARÌ“, Ibidem)

 

La vita degli uomini consiste in una lotta disperata contro l’inevitabile scorrere del tempo che passando trasforma o distrugge gli esseri, le emozioni, le idee. Solamente un evento, una sensazione particolare, possono essere in grado di far riaffiorare nella nostra memoria un ricordo passato. E se nel caso di Marcel Proust erano state le madeleine a introdurre il concetto di memoria involontaria, adesso invece sembra essere l’associazione tra due situazioni, l’una presente e l’altra passata, che permette all’uomo di ritrovare ciò che viene definito il tempo perduto, dove “un’ora non è soltanto un’ora, è un vaso colmo di profumi, di suoni, di propositi e di climi”E’ Marì la donna che è stata aiutata da Carmine – che adesso fa il vigile – che grazie a questo incontro “casuale” ricorda le esperienze della giovinezza; sembra proprio che la cosa sia voluta dalla donna, dato che dopo anni e anni è ritornata in quella che pare essere la sua amata Capri, dove anni addietro lasciò il suo cuore.

E anche se è troppo tardi, anche se è meglio che le loro strade rimangano divise, alla fine Carmine cede alla tentazione di rivivere quel ricordo nell’alcova della sua amante.

M: Carmine.
C: Marì, mi hai riconosciuto.
M: Vorrei cancellare tutto, mi piacerebbe tornare indietro nel tempo.
C: Tu non devi stare così.
M: Non immagini nemmeno come ho sofferto, tu sei una brava persona sei l’unico uomo che abbia mai amato. Vieni con me a Los Angeles.
C: Comm’ no veng’ a ffà ‘o vigile a Los Angelès
M: Compreremo una Corvette, andremo in Messico.
C: Ya Marì ‘a Corvette? Bast’ cu sti strunzat’ siamo stati insieme trent’anni fa.
M: Facciamo l’amore…

L’epilogo di questo episodio appare lapalissiano: ovunque andrai, se mai avessi bisogno di me, chiudi gli occhi e cercami nei tuoi sogni. Non sarà mai un vero addio, troverai sempre qualcosa che ti ricondurrà a me. Un destino legato da un filo invisibile: quello di poter vivere un giorno insieme.

Un amore impossibile – come quello analizzato da Proust – dove nulla finisce per trasformarsi in qualcosa di semplice, di programmato che costituisce un luogo di scontro tra percezioni, che l’autore spinge fino all’estremo nel dramma amoroso tra Charles Swann e Odette de Crécy.

Riteniamo innocente il nostro desiderare, eppure atroce che l’altro desideri“, scriveva Proust: il nostro desiderare l’altro diventa per noi un elemento minacciante.
E’ questa gelosia proustiana rispecchia perfettamente lo scenario:

Si ama solo ciò che non si possiede per intero.

 

Sull’Autore

Appassionato di cinema, letteratura, musica e tutto ciò che è cultura. Affamato di sapere. Cerco la precisione in ogni dove, sono i dettagli che fanno la differenza. Spero di scrivere per lavoro un giorno, nel frattempo, scrivo per passione.

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  • LIBERATO: “Capri Rendez-Vous”. Il tempo ritrovato – Mangiatori di Cervello 27 Agosto 2019 at 17:03

    […] Intrattenimento […]

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