Verso il 26 maggio. La nuova emigrazione italiana

“Sono partito dall’Italia per ritornare.”

“Il mio è un investimento per l’Italia, ciò che acquisirò durante il dottorato in Scozia, non potrà che arricchire il mio paese una volta tornato”.

A parlare è Carlo, uno dei tanti giovani che negli ultimi anni ha deciso di lasciare l’Italia per cercare all’estero un lavoro o, per ottenere, come nel suo caso, una formazione universitaria altamente qualificata. Non parlategli di cervello in fuga.

“Non sono un ricercatore costretto a fuggire, la decisione di fare un dottorato fuori dal mio paese è stata una libera scelta, influenzata, in parte, anche dal sistema universitario italiano, meno trasparente di quello scozzese, ad esempio”.

Quanti siete e dove andate?

Nel 2017, gli italiani espatriati, secondo il rapporto AIRE, Anagrafe degli italiani residenti all’estero, sono stati 128.193, il 37,4 % rappresenta giovani fra i 18 e i 34 anni e di questi, soprattutto negli ultimi anni, pochi rientrano. Non solo persone altamente qualificate a riempire le file della nostra emigrazione, ma anche lavoratori con un basso livello di istruzione, che trovano impiego come baby sitter, lavapiatti e commessi, come nota il Forum on migration research di Torino. Nonostante i lavori poco specializzati, chi emigra ha in genere almeno il diploma. Sono infatti proprio le grandi aree metropolitane, sedi di grandi centri di formazione e di università, ad assistere alle partenze dei propri cittadini verso l’estero. Milano, Roma, Genova e Torino sono le prime province di provenienza degli emigrati italiani, come si riscontra dai dati del Rapporto immigrazione Caritas e Migrantes 2017-2018. Inoltre, anche le fasce di popolazione sopra i 50 anni si stanno spostando. Sono coloro che, lontani dalla pensione e dopo aver perso il lavoro in Italia, decidono di emigrare per lavorare all’estero, mantenendo così la famiglia. La meta più gettonata dalla nuova emigrazione è la Germania che da qualche anno ha superato, anche a causa della Brexit, il Regno Unito.

parlamento europeo

                                                                                                  Logo del parlamento europeo.

Verso il voto delle europee: la paura di emigrare.

In questi ultimi anni, in Europa, l’orgoglio per i confini nazionali di ciascun paese è aumentato, e con esso anche la paura di dover essere costretti a emigrare verso altri per via della crisi. Le imminenti elezioni di maggio non si giocheranno esclusivamente sullo spauracchio dell’immigrazione: lo scenario dal 2014 a oggi è cambiato. Come sostiene Mark Leonard, direttore dello European Council on Foreign Relation, 5 anni fa per gli europei l’immigrazione era il tema fondamentale da cui dipendeva il proprio voto. Oggi però non è più così, come dice il report dell’istituto, che ha analizzato le risposte dei cittadini europei su varie questioni e temi.

Brexit, un più rigido controllo delle frontiere e l’assenza di un’opposizione che si dichiari apertamente contro la politica di chiusura hanno fatto sì che il tema immigrazione scivolasse in secondo piano dalle prerogative degli elettori europei. Solo l’Ungheria di Viktor Orbán mantiene come argomento prioritario del dibattito pubblico l’immigrazione, che è stata la tematica su cui proprio il governo ungherese ha fatto leva in questa campagna elettorale. Saranno invece centrali i temi dell’integralismo islamico per Francia, Germania e Danimarca e del ritorno dei nazionalismi nel vecchio continente.
E l’Italia? Il tema della crisi economica è quello che sta più a cuore al nostro paese e di conseguenza, la preoccupazione di una emigrazione forzata di italiani verso paesi europei, soprattutto Germania. A conferma, sempre secondo Migrantes, negli ultimi tre anni, la mobilità degli italiani verso paesi stranieri, è aumentata con un tasso del 6,3% e negli ultimi cinque anni ben del 14%. Il motore che ci guiderà verso le urne, il 26 maggio, sarà sempre alimentato dalla preoccupazione, come cinque anni fa, non più verso chi arriva da fuori bensì verso chi parte e non ritorna.

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