Il piano d’investimenti scozzese post-Brexit

Da quando il referendum sulla Brexit ha dato, con un po’ di sorpresa, esito positivo, molteplici sono stati gli scenari paventati dai vari addetti ai lavori. Tra questi, le conseguenze riguardanti il voto scozzese, il quale ha confermato la volontà di proseguire il rapporto con l’Unione Europea, differenziandosi da Westminster.

In questo senso, il primo ministro scozzese Nicola Sturgeon è in procinto di approvare un piano biennale di investimenti atto a incrementare la crescita “verde” del Paese e a riformare istruzione, sanità e giustizia in senso ampio.
Lo scopo è quello di valorizzare la crescita economica scozzese per contrapporla a quella in difficoltà per i negoziati con l’UE dell’Inghilterra.

                           Il Primo Ministro scozzese Nicola Sturgeon (Daily Express).

I punti focali delle riforme previste dal primo ministro sono essenzialmente due: l’incremento di fondi nei confronti di mobilità elettrica, sostenibilità ambientale e climate change e la creazione di una banca nazionale d’investimenti.

Il primo punto, linea guida di tutta la politica del leader del partito indipendentista, si rivolge alla linea ecologica: potenziamento della mobilità elettrica tramite incentivi all’industria e lo sviluppo della rete di ricarica nazionale; legge sul cambiamento climatico per ridurre le emissioni di gas a effetto serra; un fondo per l’innovazione da 60 milioni di sterline riservato all’accumulo energetico e a sistemi di riscaldamento sostenibili.

Parallelamente a queste misure di crescita sostenibile, la nascita di una banca d’investimento avrà come obiettivo quello di accogliere i capitali essenziali a tale sviluppo economico e a favorire l’appetibilità degli investimenti innovativi in terra scozzese. La banca fornirà il sostegno finanziario indispensabile alle industrie innovative, le quali avranno bisogno di un fondo d’investimento sicuro e di prospettiva.

In realtà già da parecchi anni la filosofia economica scozzese è volta alla vocazione energetica e tecnologica: il Paese ottiene il 47% dell’energia di cui necessita da prodotti petroliferi in gran parte estratti dalle piattaforme nel Mare del Nord e il 27% dal gas naturale, proprio o importato. Dall’altra, l’energia pulita copre già il 60% de consumi elettrici, unitamente alla crescita dell’energia eolica offshore.

In questo modo la strategia politica di Sturgeon si prefigge di recuperare una propria indipendenza economica, già sottostimata rispetto a quella del Regno Unito, interrompendo gli aumenti fiscali e concentrandosi su rinnovabili e sgravi fiscali per il pubblico.
L’obiettivo dichiarato? Stop ad auto a benzina e diesel entro il 2032 (8 anni prima delle previsioni inglesi ) e l’utilizzo di rinnovabili per il 50% entro il 2030.

Il percorso è stato tracciato: dopo aver perso i seggi per il mancato referendum indipendentista, il partito si gioca tutto su questo massiccio piano d’investimenti. Riuscirà almeno a trattare con Londra per le leggi in materia fiscale post Brexit? Avrà potere di emendare su determinati argomenti? Lo scopriremo solo vivendo.

Sull’Autore

Milanese d'adozione, studio Scienze politiche in Cattolica. Mi piace leggere e sono appassionato di storie a fumetti, di mafia, Napoli calcio e cinema.

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