Carestia e guerre, il Corno d’Africa non trova pace

È stata definita il peggior disastro umanitario degli ultimi 40 anni e non è ancora finita, anzi: la carestia che da anni tormenta il Corno d’Africa miete vittime quotidianamente, stroncate non solo dalla mancanza di cibo e acqua ma anche dalle malattie che derivano da questa situazione di emergenza. A rendere ancora più drammatica la situazione è il perdurare di conflitti nella regione, alla base stessa della catastrofe.

Tra i Paesi maggiormente colpiti ci sono Somalia, Sud Sudan e Yemen: tutti e tre vivono situazioni politiche interne di conflitto, soprattutto il terzo che “ospita” dal 2015 in casa propria una guerra civile tra i ribelli Huthi (sostenuti dall’Iran), Al Qaeda nella Penisola Arabica e il governo di Rabbih Mansur Hadi, sostenuto dall’Arabia Saudita. Il Sud Sudan è invece tormentato dalla guerra civile da quasi 4 anni, combattuta tra il governo del Presidente Salva Kiir Mayardit e le forze dell’ex Vicepresidente Riek Machar. La Somalia, infine, è divisa tra l’occupazione militare della missione internazionale dell’Unione Africana e quella dei terroristi di Al-Shabaab, che controllano diverse zone di territorio.

Proprio la longa manus somala dello Stato Islamico sfrutta la carestia per i propri scopi, come ha riportato L’Indro qualche settimana fa, impedendo alla popolazione che vive sotto il suo controllo di entrare in contatto con le agenzie umanitarie che distribuiscono aiuti. Ciò rende i luoghi controllati dai “giovani” (il significato in arabo del nome del gruppo è proprio questo) obiettivi militari e bersagli di raid aerei, i quali si sono moltiplicati negli ultimi mesi per volontà dell’amministrazione Trump, decisa a stroncare la presenza di questi jihadisti. Non a caso, anche Mogadiscio è stata colpita dal Muslim Ban.

La crisi umanitaria è stata anche oggetto di discussione del Consiglio dei Ministri degli Esteri, a metà luglio, mentre le diverse agenzie internazionali e organizzazioni non governative continuano a segnalare dati sempre più allarmanti: “I bambini – si legge in una nota dell’UNICEFrappresentano circa il 50% dei casi sospetti di colera e circa un quarto delle persone morte” solo in Yemen. In Somalia i casi di questa sono 53mila, mentre in Sudan si sono verificati oltre 20mila casi di diarrea acquosa acuta, con più di 400 morti. A colpire ulteriormente è il tasso di diffusione dell’epidemia, poiché solo nell’estremità del Corno “i casi di colera sono triplicati rispetto al 2016 e decuplicati rispetto al 2015”, scrive l’agenzia SIR.

A causa della siccità, oltre 135mila somali hanno lasciato le proprie case per spostarsi all'interno del Paese. Nel 2011 la carestia uccise circa 250.000 persone, oltre la metà al di sotto dei 5 anni (Credits: UNHCR Italia - Agenzia ONU per i Rifugiati/ Facebook)

A causa della siccità, oltre 135mila somali hanno lasciato le proprie case per spostarsi all’interno del Paese. Nel 2011 la carestia uccise circa 250.000 persone, oltre la metà al di sotto dei 5 anni (Credits: UNHCR Italia – Agenzia ONU per i Rifugiati/ Facebook)

Tra le risposte della comunità internazionale, è arrivata anche quella dell’Italia: la Farnesina ha infatti fatto sapere tramite una propria nota che è stato disposto “un pacchetto di aiuti umanitari dell’importo di 9 milioni di euro per alleviare le sofferenze della popolazione civile in Afghanistan, Somalia, Sud Sudan e Palestina”. 1 milione andrà poi all’UNHCR per un programma di rimpatrio dei rifugiati somali dal Kenya, la cui realizzazione sarà piuttosto complicata viste proprio le drammatiche condizioni in cui riversa attualmente lo Stato.

Sarà comunque molto difficile sperare in un miglioramento della situazione, sia perché ciò significherebbe un arresto del conflitto nell’estremità della penisola araba, sia perché ciò che si sta verificando può essere collegato agli stravolgimenti climatici con cui l’umanità deve ormai fare i conti. Certamente le carestie e la siccità nella regione non sono una novità recente, ma gli effetti attuali si sono registrati ben poche altre volte. Se quindi non sarà possibile risolvere in nessun modo il problema, la risposta più immediata sarà l’emigrazione di massa che, prima ancora che verso l’Europa, sarà verso altri Paesi africani. Una miccia che potrebbe portare a scenari già visti.

Per approfondire:

La carestia in quattro paesi africani è anche il risultato della guerra (Internazionale)

Somalia in trappola, tra siccità e Al Shabaab (L’Indro)

Somalia, una fame da morire (Il manifesto)

Sull’Autore

Nato in Friuli nel 1995, vivo e studio a Gorizia, dove seguo il corso di laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche dell'Università di Trieste. La passione per il giornalismo nasce al liceo, subito dopo quella per il calcio mi porta a diventare arbitro. Collaboro anche con Sconfinare e Messaggero Veneto.

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