Ballottaggio francese per l’Europa

L’ora è giunta. Il 7 maggio si decideranno le sorti della Francia e dell’Europa intera. Il ballottaggio che vede affrontarsi Emmanuel Macron e Marine Le Pen rappresenta lo spartiacque identitario tra due modi opposti di concepire la politica: progressista il primo, sovranista il secondo.

Come hanno fatto a giungere vittoriosi al primo turno? Il partito fondato dall’aspirante premier Macron nel 2016 come start-up, dal nome En Marche!, ha una concezione centrista della politica. Sebbene la provenienza del candidato, ex-ministro del governo socialista di Hollande, faccia pensare a una filosofia unicamente progressista, in realtà viene smentita dal programma elettorale di Macron. Infatti, per quanto riguarda le teorie economiche, si dimostra affine alla filosofia liberista, quindi di centro-destra, mentre per la gestione dell’immigrazione si avvicina di più a una visione “socialista”. La grande differenza politica con la sfidante è l’opinione sull’Europa, sostenuta fermamente dal candidato francese, avversata ciecamente dalla Le Pen.

Il candidato del centro Macron parte favorito al ballottaggio

                                         Il candidato del centro Macron parte favorito al ballottaggio

Il Front National, partito di Marine Le Pen, ha origini più antiche, esiste dal 1972 ed è stato governato fino al 2011 dal padre di Marine, Jean-Marie. Da sempre considerato l’emblema della destra radicale francese, era caduto nell’oblio nell’ultimo decennio, ma grazie all’opera di rinnovamento della volitiva Marine ha recuperato i fasti di un tempo, addirittura riuscendo nell’impresa di  presentarsi ai nastri di partenza come sicura del ballottaggio. Gli obiettivi dell’aspirante premiere damme sono chiari e semplici: maggiori barriere alle frontiere, uscita dall’Unione Europea e più tutele per i lavoratori. La filosofia lepenista rappresenta la continuazione del sogno trumpista applicato al populismo europeo.

In questo senso, l’ideologia del populismo francese si inserisce in una cornice di riferimento più complessa, che fa capo al sistema politico europeo. Infatti non è un caso che il picco di preferenze per il movimento lepenista sia coinciso con la crisi e la debolezza dell’Unione Europea. I frequenti attacchi terroristici, la permanente crisi economica e i continui tentativi di immigrazione clandestina hanno acuito la tensione sociale, rendendo agli occhi dei francesi l’alleanza europea complice e corresponsabile dei disagi interni al paese.

Per conquistare la leadership del partito, Marine Le Pen ha dovuto compiere una lotta familiare ai danni del padre, da 30 anni leader del partito. Sacrificando il rapporto umano ella è riuscita a prevalere professando la linea dura, intransigente nei confronti del vecchio establishment partitico, colpevole di aver fatto dimenticare ai francesi l’epoca d’oro del Fronte Nazionale.

Fondamentale ai fini dell’aumento di consensi verso il partito è stata la rivitalizzazione dell’immagine della “pulzella d’Orleans”, Giovanna D’arco, la guerriera che in nome della Francia combatté per ripristinare l’ordine e scacciare gli invasori dalla propria terra. La narrazione emozionale ha colpito al cuore dei francesi delusi dalla destra moderata, che ha empatizzato con la donna rappresentativa dei valori patriottici francesi.

La candidata leader del Front National rappresenta la speranza per tutti i populismi europei

                La candidata leader del Front National rappresenta la speranza per tutti i populismi europei

Oltre alle novità Macron/Le Pen, la fine del primo turno delle votazioni ha sancito un passaggio storico: per la prima volta i partiti tradizionali di centro-destra e centro-sinistra sono rimasti esclusi dalla contesa, a vantaggio di formazioni politiche rinnovate nella forma e nei contenuti.

Per capire il bacino d’utenza dei due partiti, occorre indagare il malessere sociale del territorio transalpino. I disoccupati, gran parte degli operai e gli imprenditori gravati dalle tasse hanno scelto il Fronte Nazionale. Le persone con alto tasso d’istruzione, la capitale e le “vecchie” regioni socialiste hanno votato Macron. E per il ballottaggio? Già la Chiesa si è astenuta, ha preferito non indicare la preferenza, lasciando la facoltà di scelta ai fedeli.

Le previsioni per il voto finale danno in vantaggio Macron al 60% contro il 40% di Le Pen, dal momento che tra i tre sconfitti al primo turno, il gollista Fillon (20%) e il socialista Hamon (6,4%) hanno affermato che sosterranno il candidato di centro, mentre la sinistra radicale di Melanchon (19,6%) è indecisa sul da farsi.

Comunque andrà il voto francese, occorre fare un ragionamento profondo sulla crisi del sistema tradizionale dei partiti, incapaci di interpretare il malessere della società, gravata da nuovi allarmi sociali. La sensazione è che le élite non abbiano la percezione di una frattura che si sta allargando tra le “caste” e le classi sociali più in difficoltà, e solo le metropoli reggono all’urto dell’avanzamento populista. La sfida del vincitore sarà di ricucire la frattura, ma il sintomo della malattia c’è già: la maggioranza degli studenti non voterà al ballottaggio.

Sull’Autore

Milanese d'adozione, studio Scienze politiche in Cattolica. Mi piace leggere e sono appassionato di storie a fumetti, di mafia, Napoli calcio e cinema.

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