Tutti i nemici di Sadiq Khan

Quarantasei anni, elegante, accento spiccatamente british. Ma anche musulmano, di origini pakistane, figlio di un autista d’autobus. Laburista. Parliamo, ovviamente, di Sadiq Khan: il politico che da qualche giorno sta facendo parlare tutto il mondo. Si tratta d’altronde del primo sindaco musulmano di Londra – il secondo di una grande città europea, dopo Ahmed Aboutaleb, primo cittadino marocchino di Rotterdam. Leader dell’ala social-democratica del partito laburista inglese di Jeremy Corbyn, Khan è un avvocato difensore dei diritti umani, membro della Chamber of Commons dal 2005 e nel tempo libero, a quanto pare, è l’Anticristo.

Questo, per lo meno, è ciò che si evince dalle tantissime, troppe cose che sono state dette su di lui fin dal momento della sua candidatura – ma soprattutto dopo la sua schiacciante vittoria del 56,9% contro il 43,1% dello sfidante conservatore Zac Goldsmith. Proprio Goldsmith, nella sua campagna elettorale, ha sottolineato parecchio le origini e la religione professata dall’avversario, chiamandolo un candidato “divisivo” e un “esperimento pericoloso”.

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La sua è stata una campagna “sporca”, al limite del razzismo: ha fatto leva sui principali pregiudizi riguardanti la comunità musulmana, arrivando ad ammiccare a delle presunte connessioni di Khan con il radicalismo islamico. Una campagna basata sulle – legittime ma inconsistenti, di fronte a un laburista moderato e notoriamente progressista – paure di cittadini europei bombardati quotidianamente da notizie sul pericolo incombente del terrorismo di matrice islamica.

Ben peggiori, poi, gli attacchi portati avanti da un altro partito contro il candidato laburista: Britain First, un gruppo definito “fascista e paramilitare” che sulla propria pagina web ufficiale ha postato, negli ultimi mesi, articoli intitolati “Sadiq Khan: islamic extremist and enemy of Britain” e “Sadiq Khan: bedfellow of islamists and terrorists”. Il loro candidato sindaco della capitale britannica, Paul Golding, è arrivato a girarsi pubblicamente di spalle durante il discorso di accettazione e insediamento del nuovo sindaco laburista, suscitando scalpore – e ironia – sui media.

Non sono stati, però, soltanto gli avversari politici diretti di Khan ad attaccarlo. Nelle ore successive all’annuncio dei risultati, personaggi e partiti di destra di tutta europa hanno voluto dire la propria, sottolineando chiaramente, in primo luogo, l’appartenenza religiosa del nuovo sindaco. In Italia, si sono distinti l’onnipresente Gasparri, che ha twittato presto “Sarò politicamente scorretto, ma reputo una cattiva notizia che Londra abbia un sindaco musulmano #GodSaveTheQueen”, Matteo Salvini, la candidata a sindaco di Roma Giorgia Meloni, oltre che i militanti di Forza Nuova.

Su Twitter, intanto, è impazzato l’hashtag #LondonHasFallen che, riprendendo il titolo di un film apocalittico uscito ad inizio anno, annunciava un tremendo futuro per il Regno Unito e l’Europa intera, presto, però, dirottato con uno splendido british humor contro i detrattori del nuovo sindaco.

Sul carro dei preoccuapati per le sorti dell’Europa, però, si nota un imponente seggio vacante. È quello lasciato vuoto da Donald Trump, paladino del politicamente scorretto e anti-islamico per definizione. Il magnate americano, infatti, dopo aver l’anno scorso auspicato una policy che vietasse l’entrata negli Stati Uniti a qualsiasi individuo di fede musulmana, in seguito alla vittori di Khan ha affermato di essere contento del risulato raggiunto dal laburista. Di più: ha aggiunto che Khan potrebbe essere un’eccezione al suo “divieto d’accesso ai musulmani”.

Una concessione, però, che il nuovo sindaco di Londra ha rifiutato subito. Già nel suo discorsi di accettazione, infatti, aveva lanciato una frecciatina al candidato repubblicano alla Presidenza degli Stati Uniti, affermando

Trump and people who agree with him think that western liberal values are incompatible with mainstream Islam – London has proved him wrong.”

La questione, infatti, per Sadiq Khan non è prettamente personale

This isn’t just about me — it’s about my friends, my family and everyone who comes from a background similar to mine, anywhere in the world. Donald Trump’s ignorant view of Islam could make both our countries less safe — it risks alienating mainstream Muslims around the world and plays into the hands of the extremists.

La verità su Sadiq Khan, purtroppo per “nemici” vari, è però un’altra. Ecologista, femminista, a favore delle unioni omosessuali, social-democratico e europeista, Khan è lontano anni luce da quell’islam integralista a cui si è voluto forzosamente associarlo. A votarlo in gran parte non sono certo stati quegli imam che predicano la jihad – piuttosto, sono state quelle fasce della popolazione che trovano insostenibile il corrente costo dei trasporti e delle abitazioni della Capitale, quelli che si augurano una svolta green, quelli contrari al Brexit su cui si voterà tra pochi mesi.
A confronto, molti dei programmi e delle affermazioni del leader e dei partiti di destra che si sono scagliati contro Khan appaiono più vicini all’intolleranza del fanatismo religioso di cui accusano il Primo Cittadino londinese di lui. Per dirla con le parole del sindaco stesso:

I am so proud that London has chosen hope over fear and unity over division. I hope we will never be offered such a stark choice again.

Sull’Autore

Studentessa di Giornalismo e Diritti Umani a Parigi. Appassionata di troppe cose per elencarle tutte. Per MDC mi occupo di viaggi e polemiche.

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