Cyberpunk 2077, le luci di Night City

Recensire Cyberpunk 2077 presenta una sfida aggiuntiva rispetto ad altri titoli. Esattamente come successe con Fallout 76 e No Man’s Sky, risulterebbe infatti troppo semplice – e scontato – concentrarsi sui problemi più evidenti che il titolo offre ai suoi giocatori: ad esempio i bug e gli innumerevoli altri problemi legati ad un lancio non esattamente esaltante. Tra auto che decidono di scontrarsi contro guardrail; genitali che fuoriescono dai pantaloni e classiche T-poses, Youtube ormai pullula di compilation che ben illustrano lo stato pietoso in cui versa l’ultimo titolo di CD Project Red. Sebbene un lancio così problematico non è affatto giustificabile, questa recensione vuole dare importanza ad altri elementi, di natura meno transitoria.

Una premessa importante

Questa recensione sarà divisa in due parti distinte. Questa si focalizzerà su un commento generale sullo stato di Cyberpunk 2077, prendendo in considerazione due elementi che dimostrano di funzionare sebbene con alcune criticità. La seconda parte invece, tratterà gli aspetti più propriamente di gameplay e i problemi di fondo, più correlati al comportamento tenuto da CD Project Red nel complesso.

Un gioco mediocre, ma con alcune qualità

Vorrei iniziare col dire che Cyberpunk è un gioco mediocre e la colpa non è nemmeno degli sviluppatori. L’ammontare di cut content e di features promesse, poi non realizzate, è tale da rendere il gioco facilmente dimenticabile. Due elementi si salvano da questo giudizio negativo: la direzione artistica e la storia (intesa come missione principale), sebbene su quest’ultima vi sono comunque picchi di immane bellezza e profondità oceaniche orribili.

Sia chiaro: Night City è meravigliosa. Certo, auto che piovono dal cielo e personaggi non giocanti (NPC) che scompaiono magicamente davanti ai vostri occhi interrompono la meraviglia, ma ciò non toglie il fatto che Night City sia stata ben costruita. Ogni quartiere è caratteristico e più di una volta mi è capitato di dovermi fermare per guardarmi attorno, meravigliato. Su computer di fascia alta, il gioco è semplicemente un capolavoro; ma il risultato visivo è più che accettabile anche su configurazioni molto più datate. La qualità delle ambientazioni, unita ad un design futuristico ma non eccessivamente alieno risulta piuttosto convincente e mai ripetitivo. Le scelte stilistiche per le automobili e il vestiario (purtroppo molti dei vestiti indossati dai vari NPC non sono disponibili per il giocatore) risultano interessanti.

La direzione artistica è riuscita a creare una città distopica, opprimente e ingiusta, ma anche dannatamente affascinante. Alcune scelte stilistiche non sono state accompagnate, purtroppo, da specifiche decisioni di gameplay facendo sì che le prime risultino solo note di colore e nulla di più. Un esempio lampante di questa mancata commistione riguarda l’iper-sessualizzazione di Night City. In una città che non si fa problemi a sbattere in faccia corpi nudi – principalmente femminili – con allusioni sessuali allegate, mi aspettavo una maggiore attenzione ad elementi di lore. Invece questi elementi – molto maturi e a tratti semplicemente brutali – vengono ripresi dal gioco solamente quando fa comodo, per poi venir completamente dimenticati. Entrare più nel dettaglio significherebbe fare spoiler su uno dei personaggi, ma mi aspettavo maggior coraggio nell’ affrontare alcune tematiche, senza la necessità di relegarle alla nefasta pratica dei collezionabili che forniscono solamente dei wall of text da leggere.

Uno scorcio dello Skyline di Night City. La città è magnifica, dai grattacieli colossali sino alle favelas più disastrate.

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Una città magnifica, ma priva di anima

Sebbene Night City appaia fantastica, lo scarso coraggio (o il semplice cut content) la rendono una città noiosa dove non succede davvero mai nulla di interessante. Alcuni elementi che la privano della sua anima sono evidenti: gli NPC, ad esempio, non sono davvero unici ma sono dei manichini che compaiono e scompaiono dalla nostra visione quando necessario, con un grado di interazione minimo. Altri aspetti problematici sono più che altro legati all’assenza di vere e proprie attività secondarie non connesse a missioni varie. A Night City non vi sono attività simili a quelle offerte da GTA5 o i vari Yakuza, ad esempio. I vari locali che costellano la mappa di gioco sono tutti uguali e offrono gli stessi identici servizi senza un reale grado di interazione con il giocatore. I vari sushi-bar presenti (Night City ha forte influenze giapponesi) non sono altro che dei negozi dove acquistare una scelta limitatissima di cibi, che tuttavia risultano semplicemente aggiunti all’inventario come dei consumabili.

Siamo lontani anni luce da quanto visto in altri titoli, in cui la semplice azione secondaria del “mangiare” era accompagnata da un livello di interazione maggiore, nonché da una oggettiva qualità e resa grafica superiore: basti pensare all’eccelsa qualità grafica dei piatti di Ignis in Final Fantasy XV. Anche i locali “unici”, ampiamenti sponsorizzati nell’intranet cittadino risultano piatti e monotoni tanto da non aver nemmeno un nome proprio sulla mappa. In questi locali – alcuni dei quali sono strip-club – non si farà nulla. Si limiteranno ad essere, il più delle volte, destinazioni di alcune missioni.

Una comparazione della qualità visiva tra i due titoli. Cyberpunk 2077 a sinistra, Final Fantasy 15 a destra.

Tra alti e bassi: una storia interessante, ma problematica

Il secondo aspetto è la trama principale del titolo. Sebbene la trama possa regalare momenti molto maturi e realizzati con cura, la stessa a volte sembra perdersi per strada, incapace di risultare impattante quanto dovrebbe. La ragione di questo è forse dovuta all’immenso ammontare di cut content, ma più di una volta mi sono trovato in situazioni che mi sono parse semplicemente troppo forzate; complice di questo anche la presenza di Silverhand. Vorrei che il lettore provasse a scindere, per un istante, il personaggio di Johnny Silverhand e quello di Keanu Reeves. Una premessa obbligatoria poiché molto di quanto detto e scritto altrove sembra eccessivamente influenzato dalla presenza del carismatico attore di Hollywood.

Il personaggio di Silverhand, al di là del suo aspetto e della sua voce, sembra – nella maggior parte dei casi – un personaggio forzato sul quale non si è voluto nemmeno investire in modo convinto. Diversi flash-back durante i quali si gioca coj il personaggio di Silverhand lo dimostrano. Durante queste scene gli sviluppatori hanno deciso di inserire dei misteriosi tagli di qualche secondo: in una scena in particolare, Johnny si avvicina ad un NPC e si appresta ad atterrarlo, ma il tutto risulta tagliato: si vede la scena in cui Johnny mette una mano sulla spalla all’NPC pronto per atterrarlo e, un attimo dopo, l’NPC già a terra. L’atterramento è sparito, probabilmente per risparmiare tempo e denaro, evitando di animare la scena.

Questi “tagli” durante le fasi nelle quali si gioca con Silverhand sono onnipresenti in Cyberpunk. Anche molti dei dialoghi di Silverhand paiono del tutto fuori luogo e con una qualità audio oggettivamente inferiore (o semplicemente differente) rispetto agli altri e spesso incoerenti con gli ambienti nei quali si svolge la scena. La trama principale si volge tra alti e bassi e quest’ultimi sono rappresentati da una serie di “fetch quest” che allungano artificialmente il tutto, senza donare particolare profondità. Un vero peccato, in quanto i picchi sono forse tra i più alti della storia videoludica degli ultimi dieci anni e se si fosse evitato il cut content (nel quale, evidentemente, molti personaggi venivano ancor più approfonditi) i risultati sarebbero stati migliori.

Quindi?

Direzione artistica e story-telling rappresentano forse i due soli elementi che funzionano in Night City e che rendono interessante Cyberpunk – sebbene entrambi gli aspetti abbiano non pochi problemi a sollevare tutto il resto. Nella seconda parte della recensione si vedrà come anche gli aspetti legati al gameplay, soffrano in modo smisurato la competizione con titoli anche più indietro nel tempo, ma meglio realizzati. E infine un tema che sfugge, in verità, alla sola recensione di cosa è Cyberpunk 2077, ma che attiene più in generale all’azione svolta dagli sviluppatori.

 

Sull’Autore

Nato in uno sperduto comune della provincia pavese nel 1991, ho terminato gli studi magistrali in Economia, Politica ed Istituzioni Internazionali all'Università di Pavia. Da sempre interessato alle Relazioni Internazionali e ai meccanismi di gestione del potere, affronto temi anche molto caldi in modo diretto e senza ipocrisie.

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