#Bibliofagia: Occidente di Vera Zamagni

Occidente è un libro di centoventisette pagine in formato tascabile edito da il Mulino per la collana Parole Controtempo. Il titolo è indubbiamente impegnativo, come premette la stessa autrice. Parlare di Occidente in maniera esaustiva in poco più di cento pagine è un’impresa pericolosa. Molte cose rischiano di essere inevitabilmente lasciate fuori, molte solo accennate. Vera Zamagni, professoressa di Storia economica all’Università di Bologna e al SAIS Europe della Johns Hopkins, ha scelto di correre il rischio. Il risultato è quello di un libro completo nella sua misura. In questo modo, l’occidente “in pillola”, genera una sorta di scintilla che accende a un tempo la curiosità e la consapevolezza nel lettore: da un lato la curiosità di sapere di più, di investigare gli argomenti tratteggiati con precisione, di approfondire le fonti; dall’altro la consapevolezza di vivere in un contesto fondato su delle leggi e delle convenzioni precise. Si aggiunge così, il senso di necessità di conoscere questo contesto per potercisi orientare.

 

C’è un aspetto particolarmente interessante che si fa chiaro leggendo Occidente: ogni società si fonda su un mito, su una modalità di costruzione specifica, in definitiva, su una particolare narrazione. Vera Zamagni spiega con precisione come sia costruita la narrazione del mito occidentale, che si sviluppa attorno all’idea di progresso e a una struttura temporale lineare, in opposizione a quella ciclica. L’idea occidentale si muove a partire dall’utile, senza per questo escludere il trascendente, al contrario: “aver mantenuto all’interno della società occidentale la presenza di un trascendente ha dato a questa civiltà la spinta a migliorarsi, sostituendo un’idea di ‘progresso’ a quella di ‘fato’” (Zamagni, Occidente, p.24); tuttavia “il Dio trascendente è stato sostituito dalla fede nel progresso e in una palingenesi sociale” (ibid). Proprio questo sembra essere il fulcro del modello occidentale: essere precisamente costituito ma allo stesso tempo inafferrabile, “perché sempre pronto a rompere il limite” (ibid).

 

In questo contesto, la persona è – secondo Zamagni – a partire da un’antica definizione di Severino Boezio (VI secolo), “sostanza individuale di natura razionale”. La persona è “un ente a sé”, eppure “sempre riferito alla capacità di mettere in relazione, ordinare, trovare un senso, una soluzione, seguire una procedura logica” (ibid). In una modalità dell’esistenza – quella occidentale – in cui il trascendente è rappresentato dal progresso in direzione dell’utile, la mente segue la logica.

È da questo tipo di meccanismo che nascono le istituzioni, oramai date per scontate nella collettività occidentalmente organizzata. La stessa democrazia con cui abitualmente eleggiamo i nostri rappresentati politici, funziona come funziona perché è strutturata a partire da questi princìpi. In poche pagine, in un libro che può entrare senza sforzo in una tasca, Zamagni fornisce un piccolo compendio di quello che siamo e, ancor di più, del perché lo siamo.

 

È importante tenere presente che Occidente non è che un angolo di uno scenario indubbiamente più ampio e complesso. Il saggio di Vera Zamagni è da guardare come il tassello di un puzzle, che si inserisce nella più ampia dinamica editoriale di Parole Controtempo: un mosaico di dettagli e prospettive diverse; piccoli, essenziali, strumenti per dotarsi – in maniera semplice ma non troppo – di uno sguardo critico sulla realtà.

 

È vero il pronosticato declino dell’Occidente? Si chiede alla fine l’autrice. La realtà è che nessuno lo sa. Ci si può basare su informazioni acquisite con coscienza, su impressioni o dati, ma il declino è sempre questione di prospettive. Quello che si può dire con certezza è che per costruire un futuro, basato su condizioni che appaiano – almeno al presente – desiderabili, è necessario comprendere i meccanismi della realtà. Libri come Occidente sono un aiuto fondamentale in questo senso.

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