#DalMondo: “Tornare alla realtà”

La situazione dei contagi in Europa continua a peggiorare, mentre ovunque vengono introdotte nuove misure di sicurezza e limitazioni. I decessi per o con Covid aumentano, ma nessuno sembra articolare riflessioni sulla morte in sé e le modalità di affrontarla a livello collettivo e sociale. Proponiamo di seguito la traduzione di un articolo di opinione pubblicato su El Paìs, che analizza la necessità di avere a che fare con la morte in maniera aperta.

 

La morte non è la misura di tutte le cose. Però il modo in cui ci rapportiamo ai defunti dice tanto di quello che pensiamo dei vivi. Rimandavo la lettura di un libro di Adorno da anni (Minima Moralia esige un’alta dose di attenzione). È venuto a cercarmi proprio quando la pandemia iniziava a colpire la Spagna come una vera e propria tempesta. Le sue parole parevano racchiudere qualcosa più di un commiato per quelli che se ne stavano andando a migliaia e in silenzio: “solo un’umanità a cui la morte risulta tanto indifferente come a chi la attraversa, una umanità che è morta, può sentenziare la morte di innumerevoli esseri per via amministrativa. La preghiera di Rilke per una morte vera e propria rappresenta la triste illusione di credere che gli uomini semplicemente muoiano” (Adorno, Minima Morallia).

Vila-Matas si dispiace che i libri cedano il dominio sull’immaginazione, sul pensiero, ad altri ambiti che favoriscono le distrazioni. Non so di quale mondo ci stiamo disfacendo, ma sicuramente l’esperienza del silenzio tra la mente e i libri costituisce una sfumatura intima che permette al cervello di costruire una grammatica e una sintassi di luce nel mezzo di un bosco, di associare un sentimento all’esistenza. Nel Processo di Franz Kafka, Josef K. discute con un sacerdote riguardo il significato della parabola del contadino che aspetta per una vita intera attendendo il corso della giustizia. Senza riuscire a mettersi d’accordo se l’ingannato fosse il contadino o la guardia, il sacerdote sottopone a K. un assioma per il XX secolo, tanto strano da risultare a malapena comprensibile: “no, non bisogna credere che tutto sia vero, bisogna credere che tutto sia necessario”(Kafka, Il Processo). La conclusione di K. potrebbe essere la stessa a cui giunge Kafka: “un’opinione desolante, il falso che si converte nell’ordine universale”. (ibid)

 

La casa editrice Pagina Indomita ripropone Oppressione e Libertà, una serie di testi scritti da Simone Weil dagli anni ’30 fino al ‘43, anno della sua morte. Nel saggio su Materialismo e Empiriocriticismo, distrugge il Lenin filosofo: “l’autore non prova nemmeno a contemplare con chiarezza il suo stesso pensiero, ma mantiene semplicemente intatte le tradizioni filosofiche sulla quali il Partito si fonda. Questo non è la metodologia di pensiero di un uomo libero. Ma come poteva Lenin pensare in un altro modo? Poiché un partito si consolida non solo con la coordinazione delle azioni, ma anche attraverso l’Unità della dottrina, è impossibile per un buon militante non pensare come uno schiavo.” Bisogna ricordare che queste osservazioni sono del 1933, anni in cui a sinistra erano pochi quelli che osavano mettere in dubbio la rivoluzione.

 

Come si cristallizzano le nostre idee sulla realtà? Ricardo García Vilanova mi ha chiamato all’inizio della pandemia per raccontarmi lo sconforto che provava nel trovare più difficoltà nel fotografare il dolore della gente a Barcellona che quello della gente in Yemen o in Libia. Davanti agli attentati del 17 agosto 2017, Vilanova accettò di scattare le immagini forti delle aggressioni mortali sulla Rambla. Emilio Morenatti, responsabile editoriale dell’Associated Press per la Penisola Iberica, si lamenta degli ostacoli che si incontrano per riuscire a fotografare l’arrivo delle imbarcazioni dei migranti alle Canarie. “Per il loro bene, per la dignità delle vittime,” e per impedire che “troppa informazione” sull’arrivo degli stranieri poveri, possa essere strumentalizzata dall’estrema destra.

 

È da un bel po’ di tempo ormai che quegli economisti che hanno il brutto vizio del pensiero critico, come Gonzalo Fanjul, denunciano la cecità e la codardia della politica migratoria dell’Unione Europea e della Spagna e come la sinistra finisca per formare un tutt’uno con la destra e l’estrema destra. “I dati e la realtà sono meno importanti della capacità di convincere la gente di certi fatti”. Lo sa Trump, ma lo sanno bene anche qui. Fanjul sostiene che parte della sinistra avrebbe anche il cuore al posto giusto, ma non la testa. Secondo quell’idea errata che operiamo “in Stati-isola dove i diritti dei lavoratori si possono difendere senza far caso ai bisogni di chi lavora appena al di fuori di propri confini”. Quando questa sinistra sostiene che bisogna aiutarli a non emigrare, finisce in realtà, per desiderare esattamente quello che vuole la destra. Perché non si riconoscono né i benefici che i migranti portano, né le perentorie necessità demografiche di un continente (l’Europa) e di un paese (la Spagna) che invecchia, muore e si impoverisce continuamente.

 

Sospetto che censurare le immagini dell’impatto del COVID-19 in Spagna abbia fatto diminuire l’attenzione e la paura. Inquadrando la morte come qualcosa che accade solo agli altri, agli anziani, ai poveri, ci siamo immunizzati la coscienza. Così accettiamo che più di 60.000 persone siano scomparse di punto in bianco. Come se fosse una catastrofe naturale.

 

Come sappiamo ciò che sappiamo? A novembre, Trump vincerà di nuovo perché la verità circola peggio delle bugie? Lo stiamo già vivendo con la pandemia e con l’immigrazione. Perché, tra chi non vuole sapere e chi non vuole che sappiamo, viviamo imbalsamati, come per disinnescare l’eccesso della realtà. La morte non cessa di esistere se i fotografi smettono di fotografarla. Ci sono forme di censura orrende anche laddove non si direbbe. Quelle contro chi divulga parole e immagini possono essere letali. L’ha detto Paloma Sevillano, capitana dell’imbarcazione Antares“Ogni mezzo di comunicazione ha fatto quello che ha potuto, però avremmo dovuto vedere molte più immagini di quello che è successo”. Alcuni dall’alto e molti dal basso gettano olio nell’acqua: una società infantile che non vuole accettare, che la morte è parte integrante della vita.

 

L’articolo originale di Alfonso Armada è disponibile qui.

La fotografia in copertina è di Rodrigo ADB, Associated Press. Ritrae alcuni familiari che portano la bara di un morto per complicazioni di Covid-19. Fonte: El Pais.

 

 

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