Repubblicani o Democratici: dibattito politico o predisposizione biologica?

Vi siete mai chiesti perché ciascuno di noi vota un partito? È veramente legato alla valutazione analitica delle proposte politiche che ciascun ente presenta al dibattito pubblico oppure è un semplice fattore biologico?

Alcuni neuro-scienziati se lo sono chiesto, e hanno provato a dare una risposta.

Il problema

Quando assistiamo ad un dibattito politico, non solo italiano, solitamente ci troviamo di fronte dapprima ad un pacifico approccio ad idee contrastanti o diverse, ma poi si rivela una semplicistica gara a chi è più capace ad insultare il contendente, come ad esempio il primo dibattito televisivo Trump-Biden. E l’esempio americano non è preso casualmente.

A quanto pare gli elettori conservatori desiderano sicurezza, autorità e progettualità molto più degli elettori liberali, che preferiscono viceversa novità, complessità e sfumature. Si scontrano una mentalità rigida ed impostata ed una più aperta e pronta al cambiamento.

I loro dibattiti, come il sopra citato Biden-Trump, molto spesso si evolvo in vere lotte per la sopravvivenza, dove ciascuno tenta strenuamente di mantere la propria posizione di vantaggio sull’avversario. Uno scontro volto all’uccisione – si intende politica, ovviamente – dell’avversario. Ed è evidente che sia un fatto di sangue che guida alcuni atteggiamenti nel “confronto” di idee. Un comportamento che ci appartiene sin da bambini, quando le nostre idee contrastate o messe in discussione ci pongono nella volontà di uno scontro.

Lo studio

Quello che si è notato in diversi studi è che la parte del cervello correlata alla capacità di trovare, analizzare e correggere errori risulta essere maggiormente sviluppata negli elettori liberali; mentre l’amigdala, importante per la regolazione delle emozioni, è maggiormente sviluppata nei conservatori. Proprio come se il cervello fosse il vero responsabile di ogni scelta, anche di quella elettorale.

Per quanto questi risultati siano sicuramente molto emblematici ci sono alcuni punti piuttosto oscuri nella neurologia politica. Esistono elettori di sinistra favorevoli all’uso delle armi, elettori di destra che guidano macchine elettriche; insomma, non ci sono solo due estremi, uno bianco ed uno nero, ma esistono notevoli sfumature nei vari elettori.

Rimane irrisolta anche un’altra domanda fondamentale: è il cervello che processa il mondo in modi diversi o è il cervello stesso ad essere influenzato da ciò che vediamo, ascoltiamo e capiamo?

Quello che stanno cercando di ottenere i neuroscienziati è una correlazione sperimentale tra parametri sperimentali, come volume cerebrale o attività sinoptica, e il grado di “decion-making” di ciascun individuo.

Nel 2017 la psicologa politica Ingrid Haas hanno svolto un’esperimento per poter ottenere dei risultati a riguardo.

Prima di tutto, hanno creato delle ipotetiche figure politiche associate alle due fazioni principali americane: conservatori e liberali. Ad ognuno dei vari avatar hanno associato alcune proposte: talune in linea col pensiero comune alle due fazioni – sviluppo di una sanità paritaria per un democratico o aumento delle spese per la difesa nazionale per un repubblicano -, talune assolutamente inaspettate – invasione militare dell’Iran per un democratico o politiche pro-ambiente per un repubblicano.

Hanno scelto poi una platea, un campione, di potenziali elettori, considerando l’orientazione poltica dichiarata da onguno di loro, e li ha posti davanti a questi candidati dei due diversi schieramenti politici, chiedendo loro di notare se le proposte presentate fossero congruenti o incongruenti con la loro linea politica e esprimendo un voto.

Le informazioni ricavate sono estremamente interessanti.

Gli autodichiarati liberali hanno manifestato una maggiore attività cerebrale nelle zone della corteccia cingolata anteriore e nell’insula, ovvero le due zone del cervello che regolano l’analisi delle attitudini dell persone altrui; cioè, quelle parti sensibili alla rilevazione di incongruenze, anche in un dibattito politico.

I risultati

Qual è stato il risultato della votazione?

I liberali hanno votato degli incongrui liberali.

Questo bias mentale è chiamato “motivated reasoning“.

“Anche se una società non è perfetta, e ci sono delle posizioni molto criticabili, c’è la preferenza nel pensare di vivere in una buona società. Quando questa “preferenza” diventa una scelta molto forte, semplicemente si tendono a semplificare, razionalizzare e accettare a lungo termine disuguaglianze ed ingiustizie”

Ingrid Haas – Scientific American

Hanno scoperto, inoltre, che la tendenza di applicare questo “system justify” alla società, alle decisioni e al dibattito politico è linearmente collegata al volume di materia grigia nell’area dell’amigdala.

“Amigadale più grandi è associata ad una minor probabilità nel partecipare alle proteste. Questo è perfettamente in linea con le precedenti scoperte. Come se il nostro cervello ci dicesse: “La società deve essere cambiata””

Hannah Nam – psicologa politica – Scientific American

Quindi non si tratta di convincere che un’idea in un dibattito politico sia giusta o meno, ma di riuscire a capire in quale modello di società ciascuno di noi crede di vivere, pur avendo in sè contraddizioni piuttosto evidenti.

” La biologia e la neuroscienza della politica potrebbero essere utili in termini di ciò che è efficace per comunicare con le persone. Forse il modo per interagire con qualcuno che non è d’accordo con me politicamente è non cercare di persuaderlo sulla questione profonda, perché potrei non arrivarci mai. È più cercare di capire da dove vengono e mandare in frantumi i loro stereotipi “

Jay Van Bavel – psicologo – Scientific American

Il nostro cervello, in fondo, per semplicità non fa altro che “modellizzare” il reale volgendolo progressivamente alle nostre convinzioni.

 

Sull’Autore

Classe '98, nato a Roma ed ex giocatore di pallacanestro. Dottore in Chimica presso l'Università di Padova. Appassionato di tutto ciò che incuriosisce e desideroso di proporlo in forma scritta. Da qui la passione per il racconto e l'informazione giornalistica.