Riders Around: Di Far West, contratti pirati e lavoretti presunti – Ep.2

Nell’episodio precedente si parlava del fatto che molti riders fatichino a riconettersi a una realtà più ampia, e a capire cosa gli accade intorno, schiacciati nelle proprie bolle e poco consci di quello che succede agli altri. Io mi dicevo uno di questi.

Chiaramente non è mia intenzione imputare soltanto a noi rider questa situazione. Anzi, in molti casi è al contraro vero che molti hanno cercatodi muoversi in senso opposto: le associazioni e i sindacati che sono nati fin da subito, ad esempio (Riders Union, Deliverance) hanno certo dato un contributo notevole a smuovere la situazione e riconnettere i fili, quando non proprio provare a ricongiungere le voci stesse, sconnesse e isolate all’interno delle proprie bolle.

Brutta foto d’epoca di uno sciopero dei riconnettori in questione a cui non ho certo partecipato per 30 minuti scarsi per poi tornare al lavoro con la coda tra le gambe, assolutamente no

Mentre alcuni fra noi provano però, molti altri navigano in mare di confusione e incertezza. Già solo a guardarsi intorno, difatti, risulta  davvero complicato muoversi nel caos generale dei contratti attivi e sottoscrivibili (contratti a prestazione occasionale e contratti di collaborazione per lo più), contratti con tariffe e tutele a totale discrezione delle compagnie, vista l’assenza fino ad ora di un Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro (CCNL) chiaro e definito. Nella confusione più o meno generalizzata, questo era a grandi linee l’andazzo, ogni compagnia aveva finora fatto a modo suo e il mercato del food delivery era finora stato sostanzialmente un generico Far West, eccezion fatta per qualche significativa singolarità come ad esempio la “Carta dei diritti fondamentali dei lavoratori digitali nel contesto urbano” anche detta Carta dei Riders di Bologna sottoscritta da due sole compagnie, Sgnam e Dominos, il 31 maggio 2018. Negli ultimi giorni, tuttavia, qualcosa si sta muovendo: un nuovo CCNL sembra profilarsi all’orizzonte. Prima di affrontare la questione però, vorrei dare un’idea di quale sia stata la mia esperienza di singolo con il magnifico mondo dei contratti da riders, cercando poi di ricollegare il tutto alla situazione complessiva.

Nelle mie due esperienze come rider per due diverse compagnie, infatti, ho avuto modo di sperimentare due diversi contratti: un Contratto di Collaborazione Continuativa prima ( con pagamento a cottimo calcolato sulla consegna, come dicevamo) e un contratto di Prestazione Occasionale. È significativo però segnalare come abbastanza diffuso sia che il Contratto a Prestazione Occasionale si trasformi spesso in Co.Co.Co. una volta che il singolo fattorino si ritrovi a superare i 5000 euro di guadagno annui posti come limite per legge a contratti di questo tipo. Una volta superata una certa cifra accadevano finora due cose: o l’account veniva bloccato (era il caso della maggior parte delle compagnie) oppure accadeva che si venisse contattati telefonicamente dall’azienda, azienda che in tal caso avrebbe suggerito caldamente di passare all’altra tipologia contrattuale, tipologia con qualche differenza minima (ad esempio nel calcolo del prezzo delle consegne, nel mio caso) ma il più delle volte con nessuna vera e propria differenza significativa.

Un’altra differenza non ugualmente dirimente tra le mie due esperienze, che però mi sembra sensato richiamare, è un’evoluzione meramente tecnica: nel primo caso avevo avuto due colloqui prima di essere assunto, uno virtuale e l’altro in presenza, dopodichè avevo firmato un contratto (Co.Co.Co appunto) cartaceo, che avevo avuto modo di leggere e toccare anche giusto un filo velocemente (gli incontri in presenza permettono una minore concentrazione, nonostante il loro inevitabile comportare una maggiore dose di realtà) insieme ad altri tre o quattro ragazzi – non  ricordo, forse erano di più – che venivano assunti insieme a me, il tutto all’interno di un pittoresco garage di città. Si parla, credo, del 2017.

Due anni dopo, l’esperienza contrattuale si era invece fatta completamente virtuale: un colloquio su Skype, una firma digitale ed ero stato assunto. Lati positivi: avevo avuto quantomeno il tempo di ragionare, di fare calcoli, di riflettere se ne valesse o no la pena e se sarei riuscito a non togliere tempo allo studio (spoiler: no). Lati negativi: beh si torna sempre lì, sembra tutto meno reale online, meno rilevante; non poter dare un nome e un volto ai “tuoi capi” è fastidioso e ti pone in una condizione strana, come di inferiorità costitutiva; quello stesso fastidio che si prova a interagire via messaggio con i referenti per il turno (quelli che assegnano gli ordini ogni sera ndr): loro leggono il tuo nome e tu il loro spesso non lo sai, e questo produce quella sensazione di automatismo  e di meccanizzazione di cui si parlava.

Dopodichè, mi permetto di segnalarlo, la compagnia per cui lavoro ha una politica diversa per quanto riguarda le prime giornate di lavoro: il primo giorno vieni introdotto alla magica professione del riding da una sorta di Virgilio rimediato tra i rider disponibili con criteri abbastanza random (mi sono trovato a farmi Virgilio anche io in verità, dopo due mesi di lavoro decisamente poco dantesco). Può sembrare una sciocchezza, forse, però ritengo sia un buon modo per creare quantomeno un principio di dinamica sociale e innescare uno spirito di collaborazione tra quei rider che ti troverai spesso ad incrociare negli stessi locali di sempre.

Altra brutta foto d’epoca del girone dantesco in questione (foto mie, qualora non si capisse dalla scarsa qualità)

Insomma: questo per quanto riguarda lo scenario contratti e organizzazione lavorativa: come si diceva, un generico Far West in cui  sostanzialmente ogni compagnia fa a modo suo.

Negli ultimi giorni però, dicevamo, con precisione il 17 settembre scorso, qualcosa si è mosso. Qualcosa è cambiato.  Assodelivery, organizzazione che riunisce tutte le grandi compagnie del settore tra cui le principali – Just Eat, Uber Eats, Deliveroo, Glovo – ha siglato un contratto con un sindacato, UGL (Unione Generale del Lavoro). Buona notizia, mi si dirà: finalmente esiste un contratto collettivo. E invece no.

Il fatto è che, in tutta franchezza, questo contratto sembra davvero essere stato siglato sostanzialmente per bypassare le richieste del Governo che tramite il Decreto Tutela Rider del novembre 2019, su cui molto aveva investito l’allora Ministro del Lavoro Luigi Di Maio, aveva quantomeno cercato di stabilire delle tutele maggiori e una certezza di reddito ai lavoratori di settore.

Ignorando completamente la contrattazione sindacale in corso, quindi, e i tavoli di concertazione tra governo e i tre sindacati maggiori – CIGL CISL UIL – e le varie piattaforme sindacali autonome costituitesi in questi anni, Assodelivery ha trovato in UGL, storico sindacato legato alla destra sociale italiana (ma ufficialmente indipendente), un sindacato che – questo il pretesto addotto – avrebbe maggiore “rappresentatività” nei confronti dei lavoratori del settore.

Questo, sostiene Assodelivery, in quanto a UGL si è recentemente affiliato il neonato sindacato dei fattorini ANAR, sindacato particolarmente affine alle posizioni delle compagnie tra cui l’inquadramento a partita IVA. Le piattaforme sindacali autonome (Riders Union, Deliverance) non sarebbero state infatti secondo Assodelivery sufficientemente rappresentative, in quanto i loro rappresentanti non risulterebbero eletti (anche se è di recente notizia l’elezione di un sindacalista dei fattorini di Just Eat per Firenze ad esempio) mentre non risulterebbero rider iscritti ufficialmente a nessuno dei sindacati maggiori.

Il contratto da più parti è stato definito pirata, ed è stato disconosciuto dal Governo stesso, per mezzo della stessa Ministra del Lavoro Nunzia Catalfo che afferma come esso “infranga la legge”. La cosa più preoccupante è che, ciò nonostante, in mancanza di alternative, alcune compagnie stiano già iniziando ad adottarlo, obbligando sostanzialmente i fattorini che vogliano continuare a lavorare con loro (per citarne uno: il mio coinquilino) a sottoscriverlo. Ma in cosa consiste questo contratto?

Occorre anzitutto analizzare alcune questioni particolarmente nebulose e da molti fraintese. Anzitutto si parla da più parti di un minimo orario a 10 euro. Di paga oraria quindi. Si supererebbe il cottimo, stando così le cose, precisamente quel cottimo di cui mi lamentavo neppure un articolo fa. Già, se così davvero fosse staremmo tutti cantando vittoria, quindi, se teniamo per di più conto che al momento un rider – ma uno particolarmente fortunato, assunto nella compagnia più corretta d’Italia, nella sera più fortunata dell’anno – 10 euro all’ora li vede con il binocolo.

Questo numero ha quindi fatto sì che molti si illudessero inizialmente che finalmente qualcosa stesse per mutare nel senso da molti auspicato. Forse non si sarebbe diventati lavoratori dipendenti, come richiesto da molte associazioni sindacali autonome, ma quantomeno la paga sarebbe stata dignitosa. C’è un ma, però, ed è un ma particolarmente dirimente: non sono dieci euro all’ora. Sono dieci euro all’ora lavorata, senza un minimo orario garantito. Sembra una distinzione di lana caprina; non lo è.

Casualmente, in un gruppo Whatsapp in cui sono inserito, in una discussione che intorno al nuovo contratto ruotava, ho trovato un messaggio che riesce a riassumere alla perfezione le criticità di questo contratto. Mi limito quindi a riportarlo in maniera anonima precisando che il rider in questione rispondeva ad un altro che si diceva tutto sommato soddisfatto dalle prospettive del nuovo contratto per le altre compagnie. Rispondeva lui:

“Riprendendo solo la questione del pagamento orario che sollevi (visto che il concetto di “minimo”, in quel contratto, si applica solo alla retribuzione oraria), ti informo che questo equivale a 10 euro minimi, sì, ma lordi e soprattutto rapportati all’ “ora lavorata”, che nel CCNL equivale alla somma dei diversi “tempi stimati di consegna”. Questo significa che solo dopo che avrai evaso 3 ordini con consegna prevista in 20 minuti, ad esempio, la somma di quei tempi ti farà guadagnare 10 euro lordi. Nel caso non ti arrivasse nessun ordine (cosa che sappiamo succedere spesso nel nostro lavoro) semplicemente non verresti pagato, o verresti pagato per i pochi minuti di consegna che sei riuscito a fare in quell’ora: magari un ordine da 20 minuti, appunto, quindi sui 3 euro. Sempre lordi.”

Per capire meglio cosa questo implichi, tra l’altro, è sufficiente vedere come nei giorni successivi al presunto accordo la questione è stata gestita dai dirigenti di alcune compagnie membre di Assodelivery. In alcuni casi ad esempio è stata decisa l’impossibilità per i rider di prenotare i turni con anticipo dando il via a quello che i rider definiscono “free login”. Questo chiaramente farà sì che negli stessi orari, quelli serali, moltissimi lavoratori cerchino di lavorare, giacché sono gli orari più richiesti. Dovranno dare quindi la disponibilità per delle ore in cui non hanno la certezza di lavorare. Insomma: la guerra di tutti contro tutti. E molto probabilmente molti neppure lavoreranno. Quei dieci euro all’ora, quindi, non saranno assolutamente percepiti. I rider dovranno stare in attesa, pronti, disponibili. Gratuiti.

In altre compagnie, addirittura, alcuni rider si sono visti sostanzialmente cancellare il precedente contratto senza alcuna sottoscrizione di uno nuovo, con il pretesto del nuovo CCNL, e anche le compagnie più virtuose, come quella per cui lavoro, iniziano a farsi due conti in tasca e iniziano sostanzialmente a ritorvarsi in una situazione svantaggiosa, in un momento in cui il mercato sembra andare in tutt’altra direzione rispetto alla loro.

Insomma, è stato un salto in avanti fatto da una parte per ignorare completamente le richieste dei sindacati e del Governo, e dall’altra per avere in futuro un maggiore potere contrattuale da cui partire quando il contratto stesso verrà magari contestato dagli stessi. Perchè il contratto sarà dichiarato illegale, questo è abbastanza sicuro. Tuttavia, visti i tempi della giustizia, non è chiaro per quanto a lungo resterà attivo.

Questo, chiaramente, in mancanza di alcuna alternativa possibile, e a meno che i tempi della contrattazione fra il governo e i sindacati non accelerino improvvisamente. Insomma: la situazione è decisamente in bilico, e questa, per altro, è solo una delle tante spinose questioni legate al mondo del food delivery, un mondo che già nel 2019 aveva registrato un +56% di crescita rispetto all’anno precedente, con almeno 20 mila fattorini in tutta Italia, e che durante la pandemia ha registrato un’espansione non registrata ma considerevolmente visibile, espansione che ha riguardato per certi versi anche realtà minori come quella in cui lavoro io, che hanno visto molti locali aggiungersi alla lista di quelli disponibili in precedenza.

Il mondo delle consegne è frastagliato insomma. Coglierne ogni dettaglio, come dicevamo, è complicato. Farlo mentre le cose succedono lo è ancora di più. Certo, c’è anche la consapevolezza che forse un domani questo lavoro scomparirà, che saremo sostituiti da droni o che altro. È un discorso sentito e risentito, un po’ come il famoso discorso sui “lavoretti”. “Fare il rider è un lavoretto”, si dice “lo potrebbe fare una macchina”. Beh, se il fatto che non sia un “lavoretto”, qualunque cosa voglia dire, credo sia ormai evidente (e anche se lo fosse, cosa vuol dire: i “lavoretti” che una persona può fare nel corso della sua vita sono un sacco, non per questo devono essere effettuati gratis o a rischio della vita), il fatto che lo possa fare una macchina non toglie che oggi una macchina non lo stia facendo. Lo stanno facendo persone. Che chiedono diritti. E, beh, se il CCNL siglato da UGL e Assodelivery è la risposta, è evidente che non è una risposta: è un bluff.

(continua)

Sull’Autore

Nasco a Como nel '92. Parto per Bologna a studiare alla Facoltà di Lingue nel 2011 e, tolto un anno a Parigi, non la lascio più. Seguo particolarmente le vicende politiche francesi, maghrebine e mediorientali. Ascolto di tutto; mangio troppo.

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