“Dio non vede perché è coperto dai MACHETE SATELLITE”

Il 2 ottobre è uscito il Bloody Vinyl 3 di Slait, l’album è prodotto da quest’ultimo insieme a tha Supreme, Low Kidd e Young Miles. La traccia numero uno del disco è MACHETE SATELLITE, scritta da Salmo insieme a Taxi B, il titolo infatti è formato dall’unione di parti dei nomi dei rispettivi gruppi: la Machete Crew e la FSK SATELLITE.

 

Copertina dell’album BV3

Ascoltando la strofa di Salmo la sensazione è quella di essere catapultati − in maniera brutale ma sorprendentemente piacevole − al 2012. Quest’ultimo infatti è l’anno in cui il rapper sardo pubblica Death USB, album con il quale raggiunge il culmine hardcore , sia musicalmente che visivamente. L’omonimo brano estratto dal disco è una collaborazione con Belzebass, duo bergamasco elettronico e hardcore.

Con Death USB vengono messe a punto, affermandosi, le sperimentazioni fatte in The Island Chainsaw Massacre, la voce diventa così più aggressiva, rovinata. L’approccio − per chi come me, cresceva insieme a questi nuovi pezzi, a queste nuove sonorità − era quasi disorientante. Salmo era l’artista con la maschera da teschio che non si poteva etichettare, se non − peccando quasi di complottismo musicale, da ragazzini − come “satanico”. Con un passato metal alle spalle (con gli Skasiko, gruppo attivo dal 2004 al 2008), mescolato al rap old school (basti ascoltare Mr. Antipatia), insomma un artista che si poteva definire in toto come contaminato. Lo stesso rapper nel brano affermava:

Mister chiamami Hyde, perché quando performo
Mi trasformo
[…]
Che succede al rap in Italia? Si rovescia la medaglia
Cambia lo stato mentale, stacca la spina al malato terminale
Il paziente è morto, stecchito, sepolto, credimi” (Death USB)

Anche oggi come all’epoca Salmo rimane un bivio, in cui convergono da più parti stili, generi e modi diversi di fare musica. Lui rimane “on point“, dimostrandosi per l’ennesima volta un’artista eclettico capace di “giocare”, di “essere quello di prima”. Se vuole. Certo, ci sono voluti otto anni per ascoltare di nuovo Salmo che “urla”, e si sfoga − nonostante in questo arco di tempo abbia continuato ad essere sempre pungente, con quella sfrontatezza e tracotanza che lo contraddistinguono (le poche cose ad essere rimaste costanti nella sua carriera). In appena 28 secondi è riuscito a dire tutto quello che, chi (come me) ha assistito alla sua evoluzione, voleva sentirsi dire. Meno di una strofa per “pareggiare i conti”, come se qualcosa fosse rimasto in sospeso; forse perché il cambiamento con l’uscita di Midnite era stato netto, nonostante i testi siano rimasti comunque caratterizzati da quella critica sociale, in chiave satirica, amara e pungente.

Dischi di platino, calze bucate
Dormo per terra fra tipe ubriache
Anche se ho fatto ‘sti soldi a palate
Ti giuro, le cose non sono
cambiate(MACHETE SATELLITE, Salmo & Taxi B,)

L’ultimo grido, per chi c’era, per poi tornare ad assumere il tono con il quale i più giovani lo hanno conosciuto. Sul finire della strofa in realtà ci sono anche malinconia e solitudine:

Ti chiedi se adesso la vita è più bella
Mi chiudo in me stesso che fuori si gela
” (Ibidem)

Se prima Dio non vedeva perché coperto dai satelliti, oggi niente è cambiato: c’è Taxi B ad obnubilarlo. Il testimone infatti, viene passato a lui, con un stile che si potrebbe definire “trap hardcore”. E’ la FSK SATELLITE a “stare in aria come se avesse le ali”, causando “problemi con i tuoi demoni”.

Taxi B

Infine, il bridge che in chiave quasi romanzata, in un “viaggio allucinato”, rappresenta un ulteriore riferimento al passato. Nel video di Death USB Salmo corre, fugge, mentre la città dietro di lui cade a pezzi, travolta da quella che sembra essere un’apocalisse da film hollywoodiano; in MACHETE SATELLITE i due artisti cantano:

Perché è urgente chiama un taxi
Per favo-vo—, chiama un—
Per favo—, chia—, taxi, ta-ta-ta
Per favo—, taxi, ta-ta-ta
Perché è urgente chiama un taxi” (Ibidem)

E l’associazione tra le due cose è quasi spontanea. Sembra infatti che questo bridge si riferisca più a quello che accade nel video del 2012: un taxi per scappare dall’ordinarietà della musica, un feat – come quello con i Belzebass –  in cui più stili si incontrano. Il rapper sardo conferma, anche a distanza di anni, il suo essere camaleontico, mimetizzandosi tra i vari generi. Un indizio? Un riferimento? Probabile. A rafforzare quest’ipotesi c’è sicuramente il post pubblicato da Salmo su Instagram, proprio il 2 ottobre: un’immagine sgranata lo ritrae con la stessa maschera e lo stesso viso sporco di sangue di Death USB. C’è chi pensa che Salmo tornerà ad indossare la maschera, che annuncerà l’uscita di Death USB 2.
Nel frattempo “occhi chiusi e ascolta, qualcosa chiama dall’altra parte” (Death USB, Salmo).

 

 

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Sull’Autore

Ho 22 anni, laureato in Comunicazione, tecnologie e culture digitali e sono direttore di MdC, nonché caporedattore della sezione Intrattenimento. Attualmente vivo a Roma. Cerco la precisione in ogni dove perché per me sono i dettagli che fanno la differenza. Dal 2017 parlo con artisti di ogni tipo: da JAGO a Dutch Nazari, le interviste le trovate tutte qui. Ho un blog: salvostuto.net

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