CRISPR-CAS9, un “taglia e cuci” morale

 

Il premio Nobel per la chimica è stato assegnato alle scienziate Emmanuelle Charpentier e Jennifer A. Doudna – sì, due donne, le prime due a condividere un premio Nobel, e questo non ci dovrebbe in alcun modo sorprendere – “per lo sviluppo di metodi per la modifica del genoma”.

L’editing genomico non è di certo una scoperta recente, anzi, è da moltissimi anni che gli scienziati usano tecniche di modificazione del DNA – basti pensare ai famosissimi OGM (Organismi Geneticamente Modificati) – per ottenere “potenziamenti”, se così li possiamo definire, di geni.

La prima modificazione genetica risale all’ormai lontano 1987, quando si scoprì che alcune sequenze genetiche di basi (le unità fondamentali del DNA) ripetitive, ed in alcuni casi palindrome – stessa sequenza di basi se “lette” da destra a sinistra e viceversa -, codificavano determinate proteine. Tali strutture ripetute vennero battezzate sotto il nome di CRISPRclustered regularly interspaced short palindromic repeats.

Inoltre, si è stati in grado di associare le CRISPR ad alcuni geni specifici dei procarioti, detti CAS, che codificano importanti proteine per il metabolismo del DNA e l’espressione dei geni.

A cosa servono questi sistemi CRISPR-CAS?

Quando un virus attacca una cellula, brevi sequenze del DNA del genoma del virus vengono inserite come distanziatori in una CRISPR; quindi, in una sequenza genomica per precisa. Queste CRISPR, in cui si evidenziano geni virali, vengono trascritte in RNA, che vengono tagliate in sequenze ripetute più corte a dare crRNA. Queste piccole molecole di legano alle sopracitate proteine CAS, complessi che hanno di fatto il compito di attaccare il genoma virale per distruggerlo, stabilendo quindi una prima forma di “sistema immunitario” cellulare.

Dove risiede la gande rivoluzione introdotta dalle due premi Nobel?

Il grande interesse che risiede nelle strutture CRISPR-CAS9 è nella loro incredibile capacità di taglio selettivo del codice genetico. Da qui l’intuizione di poterle utilizzare quali “forbici genetiche” per la modificazioni di organismi, donando loro capacità di espressione genica particolari. Ancora la tecnica non è perfetta, ma presenta alcuni errori di “cucitura” risolvibili nel futuro.

“In questo strumento genetico c’è un enorme potere, che riguarda tutti noi. Non solo ha rivoluzionato la scienza di base, ma ha anche portato a coltivazioni innovative e porterà a nuovi trattamenti medi all’avanguardia”.

Claes Gustafsson, presidente del comitato dei Nobel per la chimica

Nascono dei problemi…

Come è facile immaginare, tale tecnologia può essere impiegate in numerosissimi ambiti: in quello agricolo, nella produzione di OGM resistenti ad insetti o particolari condizioni climatiche; in quello medico, nello sviluppo di cure geniche ad hoc per combattere tumori o particolari malattie; in quello farmaceutico, nello sviluppo di farmaci rivoluzionari; in quello ambientale, nella modificazioni di particolari organismi per lo smaltimento di plastiche; etc.

Nulla però è esente dal giudizio morale.

Immaginate di dare il potere assoluto di generare organismi, se vogliamo “contro natura”, in grado di sviluppare caratteristiche preponderanti sulle comune specie naturali.

Qui si tratta di eliminare qualsiasi imperfezione, di rendere qualsiasi prospettiva genetica attuabile. Come è possibile vivere in un mondo in cui l’imperfezione, forza trainante del miglioramento, non esistesse più?

Si virerebbe verso un mondo in cui l’errore, l’accidente, la distrazione non sarebbero più naturali; anzi, sarebbero solo conseguenze di una mancata perfezione. Un cambio di ottica estremamente spaventoso. Ognuno di noi possiede una caratteristica particolare, magari canonicamente “sbagliata”, che ci rende estremamente unici: un neo, una macchia, delle orecchie a sventola, un naso storto, etc. Potenzialmente tutto questo potrebbe essere semplicemente corretto.

Allora si inserirebbe un problema identitario: chi sono io? Non saremmo più tanto diversi l’uno dall’altro; saremmo tutti dei super-uomini invincibili, potenzialmente eterni. Nessuno sarebbe più conscio della propria identità fisica, che ad oggi è un tema estremamente centrale nel dibattito sociale. Sarebbe assolutamente una soluzione in controtendenza a tutto ciò che si è e si sta costruendo a forza di battaglie sociali, manifestazioni, leggi.

Mi rendo estremamente conto di aver descritto un futuro estremamente lontano, probabilmente irrealistico, forse troppo cupo e asettico, ma questa descrizione ci può dare uno spunto di riflessione interessante, al di là delle incredibili soluzioni mediche – indubbiamente positive -, per capire dove il mondo si sta orientando.

Un ragionamento che si riversa inevitabilmente sulla questione penale. Che paletti giuridici verranno adottati per il controllo di tale tecnologia? Basterà unicamente il giudizio morale di ogni singolo scienziato – che vi assicuro essere estremamente elevato – o bisognerà limitarne l’azione?

Sull’Autore

Classe '98, nato a Roma ed ex giocatore di pallacanestro. Dottore in Chimica presso l'Università di Padova. Appassionato di tutto ciò che incuriosisce e desideroso di proporlo in forma scritta. Da qui la passione per il racconto e l'informazione giornalistica.

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