Gestazione per altri, mostruosità o opportunità?

Con “Gestazione per altri” o “Maternità Surrogata” si intende una particolare tecnica di fecondazione assistita per cui una donna porta avanti una gravidanza per una persona o per una coppia. La Gestazione per Altri è disciplinata legislativamente in molti paesi del mondo e molti di essi danno l’opportunità anche a coppie estere di accedervi, come USA, Canada o Sud Africa.
In Italia la legge 40/2004 all’articolo 12 comma 6 recita: chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione dei gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a sei anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro.

Ne risulta quindi che non sia possibile effettuare questo tipo di fecondazione assistita sul suolo italiano, ma perché mai politici del calibro di Meloni, Salvini, Carfagna e Giovanardi continuano a tenere acceso un dibattito sulla GPA cercando addirittura di farlo diventare reato universale?

Analizzando bene i fatti, ciò che nell’immaginario comune italiano prevale è che il bambino o bambina viene di fatto strappato ad una mamma che si presta a dare la vita sotto forma di pagamento e, quindi, la tecnica viene vista come sfruttamento di una donna che versa in condizioni di povertà che pur di sopravvivere “affitta” il suo utero; il concetto si accentua se la coppia di genitori intenzionali o il single siano due uomini. È in realtà davvero così?

Tralasciando i paesi che usano questa tecnica sfruttando vuoti e lacune normative e focalizzandomi, invece, su quelli che hanno una piena disciplina al riguardo, ho fatto due chiacchiere con Katty, madre surrogata americana per due coppie di cittadini italiani,  per capire quanto di vero c’è in quello che i politici italiani destrosi vogliono far intendere.

Katty ci spiega che ha già 4 figli ma che adora essere nel periodo di gestazione e documentandosi tramite amici e internet si è resa conto che, poteva dare il dono della vita alle coppie che purtroppo non potevano avere figli.

Alla domanda come hai fatto a lasciare il bambino che hai partorito ad un’altra coppia?
Katty mi spiega che non ha mai pensato a quel bambino come suo, in effetti non lo è neanche geneticamente. “Ero felice di donare vita e gioia ad un’altra famiglia inoltre non ho mai pensato: farò il bambino e sparirà dalla mia vita”.

Che intendi?
Si crea un rapporto con i genitori intenzionali, ci si sceglie già in primis tra adulti e si capisce benissimo che questi bambini sapranno la verità sulla loro nascita e saranno grati a me per il gesto che sto facendo, così come lo sono i genitori intenzionali, soprattutto se parliamo di genitori gay, dove inevitabilmente bisogna spiegare come si è venuti al mondo. Si crea uno splendido rapporto fatto di video, foto, chiamate skype e condivisione di ciò che accade, come avviene tra fratelli e sorelle che vivono lontani e per non perdere il loro legame familiare si sentono, si vedono alle festività e si amano sempre. Io vedo loro come parte della mia famiglia, i loro figli li vivo con un legame forte che non è materno, piuttosto come una zia e la mia famiglia è felice di avere degli zii e dei cuginetti dell’altro lato dell’oceano.

Una domanda scomoda, in Italia, femministe deluse dalla vita e politici,  fanno leva sulla questione economica. Quanto hai ricevuto come compenso?
A differenza del Canada dove la gestazione per altri è totalmente gratuita negli Stati Uniti è prevista invece, una forma di compenso che riguarda, non una controprestazione ma un rimborso per le spese mediche, ginecologiche e se necessario per la baby-sitter per gestire i miei figli nei momenti più “complicati” della gestazione, certo ci sarà qualcuno che ne approfitterà ma non credi che i genitori intenzionali siano in grado di capire fin da subito se una portatrice lo fa per donare vita e per approfittare di questo rimborso?

Dal punto di vista legale hai dovuto fare qualcosa?
In realtà no, i genitori intenzionali devono, tramite l’agenzia o la clinica o privatamente provvedere con un avvocato a predisporre un contratto che disciplina, con le norme in vigore negli USA, tutto l’iter.

A prima vista, con la chiacchierata con Katty mi è sembrato di vedere solo tanto, tantissimo amore verso la vita e tano desiderio di dare aiuto ad altre persone sfortunate che non possono avere figli tramite il concepimento naturale.
Quindi cosa fa infuriare i politici nostrani? Perché la Meloni ha proposto una legge per rendere reato “universale” la gestazione per altri, come se in realtà fosse semplice aver un principio di competenza internazionale in materia? – ma si sa la Meloni tutto può. Perché c’è questa sorta di accanimento contro i papà gay, notoriamente più visibili in quanto gli è preclusa la strada delle adozioni, danneggiando soprattutto la continuità familiare con i bambini e bambine già nate con la GpA?

Negli ultimi anni varie proposte sono state presentate per normare questa tecnica di fecondazione assistita, i radicali ne hanno fatto una battaglia nel 2016 con la proposta di legge a nome di Filomena Gallo, e tutt’oggi dopo l’ennesima dichiarazione della Meloni sono scesi in piazza per contestare questo modo di fare, di demonizzare una pratica che se disciplinata porterebbe solo più nascite in famiglie desiderose di amare.
Anche Mara Carfagna, appellandosi alla sacralità della famiglia composta da uomo e donna e del legame del nascituro con la pancia materna ha affiancato la leader di FdI in questa battaglia.

La Carfagna si dice fiera di aver portato in commissione giustizia alla Camera l’esame della proposta, conscia di non conoscere assolutamente il tessuto sociale e umano, composto da migliaia di giovani donne, che sono scese in piazza con dei passeggini vuoti a chiedere il perché altre donne debbano decidere come non farle diventare madri precludendo, invece, un disegno di legge che normi la tecnica di fecondazione assistita facendo sì che le parti coinvolte siano rispettate nei loro diritti e doveri.
La battaglia ideologica sembra basarsi sul demonizzare i padri gay, senza sapere che la comunità scientifica ha accertato che sono almeno sei mila le ragazze italiane affetta da sindrome di Rokitanksy, quindi nate senza utero e decine di migliaia le donne a cui l’organo è stato asportato.

Smentendo anche di fatto la questione economica del pagamento della portatrice, che addirittura in Canada è vietato per legge, perché continuiamo a sentire le femministe illuminate come la Gramolini, discorrere di mercificazione della donna e autodeterminazione? Non è forse l’esatto contrario? Una donna che possa liberamente decidere se portare in grembo il figlio di un’altra coppia non rientra proprio nel principio di autodeterminazione?

In un paese che ha dato i natali all’Unione Europea, che fa parte del G8 e che rientra nei Paesi più industrializzati al mondo non sarebbe più opportuno rivedere la legge sulle adozioni, per svuotare gli orfanotrofi e rendere felici tutti i tipi di coppie e i single e disciplinare una gestazione per altri solidale e gratuita, invece che gettare in pasto all’opinione pubblica poco informata, migliaia di cittadini e cittadine che non hanno la possibilità di procreare naturalmente?

Mi accodo alle richieste di spiegazioni a Giorgia Meloni, spiegazioni che non verranno date o per semplice opportunismo politico o magari perché si è in difetto e in realtà, ancora una volta, si cerca di normare un qualcosa senza esserne affatto a conoscenza.

In estrema sintesi, dopo il gender e i migranti ora tocca alle coppie di papà gay senza contare che nel calderone finisce tutto il restante 78% di coppie etero che vorrebbero accedere alla GPA.

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