#Bibliofagia: “Avventura dell’Uomo” di Piero Scanziani

Il libro è un piccolo volume edito da Utopia, una nuova casa editrice nata durante il lockdown il cui nome ha la rara virtù di dire (quasi) tutto quello che c’è da sapere. Leggendo due parole sulla genesi di Avventura dell’uomo si fa presto a scoprire, però, che non nasce come volume unico. Scritto nel 1957 dallo svizzero Piero Scanziani, venne pubblicato per la prima volta “a pezzi”: venti parti di otto pagine l’una, sul settimanale Tempo di Mondadori. In origine ogni capitolo era illustrato dalle fotografie di Costantino Della Casa. Anche per questo verso, Utopia stupisce con una scelta insieme di contrasto ed estremamente coerente, mettendo in copertina una fotografia di Paolo Pellegrin, famosissimo fotografo contemporaneo: in bianco e nero, una madre e un figlio celebrano “il chiaroscuro della vita”. Il primo libro di Scanziani fu poi ripubblicato nella sua prima versione unitaria da Elvetica Edizioni. Scomparsa Elvetica, nessuno si era più occupato di riproporlo, fino ad oggi. Fino al 22 di ottobre in realtà, quando uscirà nelle librerie. Noi di Mangiatori di Cervello l’abbiamo letto in anteprima per voi.

La fotografia di Pietro Pellegrin sulla copertina del libro

Parlarne non è affatto semplice. Per la verità ce n’è un altro, uscito in questi giorni, le cui prime pagine possono aiutare a fornirci una prospettiva. Si tratta di Figure, il nuovo saggio di Riccardo Fulcinelli: come funzionano le immagini dal rinascimento a Instagram. Nel primo capitolo il graphic designer propone un’idea rivoluzionaria: provare a osservare le figure senza chiedersi che cosa simboleggino, cercando invece di capire come siano fatte. Avendo appena chiuso l’opera di Scanziani, viene improvvisamente da pensare che il tipo di operazione compiuta è esattamente lo stesso. Avventura dell’Uomo fa proprio questo: inquadra l’esistenza umana liberandola da fronzoli e simbolismi, chiedendosi come funzioni anziché cosa significhi. Occuparsi, per il tempo di un libro, del come della realtà è un ottimo esercizio.

Una delle copertine più famose della rivista Tempo

Avventura dell’Uomo comincia, come ogni avventura del resto, con un incontro, che dà il titolo al primo capitolo. Si tratta dell’incontro che inizia la vita, il “mistero dei germini e le cellule” (P. Scanziani, “Avventura dell’Uomo”): il concepimento. Fin dall’inizio viene chiarito un punto, che verrà poi ripetuto durante tutto il libro: la vita è più della percezione che noi ne abbiamo. Così, è iniziata prima di quanto possiamo ricordare, prima della data di compleanno che da bambini impariamo a meoria. Il lettore viene guidato tra le pagine attraverso nozioni biologiche e aneddoti di storia della scienza, riflessioni personali e questioni sociali. Dalla nascita si passa all’infanzia, quindi alla giovinezza e alla maturità. Si parla dei vari periodi e le varie modalità dell’esistenza sempre nello stesso modo: con delicatezza, precisione e prospettiva. Ci sono pochi temi rilevanti che non trovano posto tra le parole di Scanziani, forse nessuno. Si parla d’amore e di differenze, di mascolinità e femminilità, famiglia, maternità e morte.

Il libro, come la vita, finisce con la morte. Anche nell’affrontare questo argomento particolarmente delicato, Scanziani è efficace e puntuale. Esattamente come dell’essere donna, della morte l’autore non ha fatto esperienza. Eppure riesce a far sentire vicino alla realtà di chi legge anche il tabù sociale per eccellenza, riesce a liberare la morte dall’ansia che comunemente l’accompagna e la arricchisce invece di paura, sentimento puro e naturale, che la vita dà sempre per una ragione. “In verità la morte,” scrive Scanziani, “non è un fatto che capita sempre agli altri [come tendiamo a credere], la morte è un fatto che capita sempre a noi” (ibid).

Avventura dell’Uomo è a tutti gli effetti un concentrato di vita in tutte le sue forme: personale e collettiva, biologica e spirituale, altrui e propria. La voce che narra l’avventura dell’esistenza è tuttavia una voce senza pretese. Il suo tono è sempre deciso e mai didascalico, non pretende di impartire alcuna lezione, piuttosto sembra voler mostrare un angolo di realtà, racchiudendolo nella confezione del linguaggio, veicolo eternamente imperfetto per comunicare l’esperienza umana. Ecco perché la presenza del significato resta aleggiante. Se ne mette in luce forse solo un aspetto: la continua ricerca.

Com’è fatta, quindi, l’esistenza? E com’è fatto l’uomo? Scanziani fornisce di entrambi un ritratto intimo e accennato, pieno di piccole verità. Allo stesso tempo la visione stessa di verità è posta in prospettiva: “Ogni uomo” secondo l’autore, “è chiuso nelle sbarre della propria logica e non può sfuggirle. Vi è chi dice ingenuamente: ‘credo soltanto in ciò che vedo’, invece è vero il contrario: vedo soltanto ciò in cui credo.” (ibid). Scanziani disegna con le sue parole non uno ma infiniti punti di fuga, su cui l’occhio non fatica a posarsi. Leggere Avventura dell’Uomo è un piccolo aiuto a credere di più, per ampliare il proprio sguardo sul mondo e su di sé.

La casa editrice

Utopia è una casa editrice giovane, nata a gennaio 2020 a Milano dall’idea di otto ragazzi. L’elaborazione dei primi titoli si è svolta durante il lockdown. Finora ne sono stati pubblicati tre, disponibili dal loro catalogo. La loro missione è proporre “libri  che interroghino le coscienze e trascinino i lettori sul fondo dei più affascinanti abissi narrativi”.

L’autore

Piero Scanziani (1908, Chiasso – 2003, Mendrisio) è stato un autore Svizzero. Dopo una carriera giornalistica durante la seconda guerra mondiale, si trasferisce a Milano, dove inizia a dedicarsi a narrativa e saggistica. Il suo primo libro, appunto Avventura dell’Uomo, riscuote un grande successo. Seguono numerosi volumi, fino al 1980. Scanziani viene anche candidato al Nobel per la Letteratura due volte, senza però ottenere mai il premio.

Sull’Autore

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