Curiosità sul riciclaggio: ecco come smaltire batterie e materiali ingombranti

Uno dei discorsi indubbiamente centrali nel dibattito pubblico contemporaneo è quello riguardo il problema della sovrappopolazione, trattato in “Cosa succede quando la società collassa”. Un aspetto interessante legato a questa problematica, ma generalmente meno analizzato, è quello dello smaltimento dei rifiuti prodotti dagli esseri umani.

Per quanto riguarda l’Europa e stato calcolato che entro i suoi confini vengono prodotti circa due miliardi di tonnellate di rifiuti e la cifra e in continuo aumento.

La maggior parte di questi rifiuti non segue nessun iter di riconversione e sono perciò destinati allo stoccaggio, che in breve tempo (più breve di quanto pensiamo) diventerà insostenibile.

In questo articolo non ci occuperemo dei rifiuti ordinari, cioè cartone, alluminio, vetro, plastica ma ci interesseremo di categorie un po’ più particolari.

Vi siete mai chiesti che fine fanno le centinaia di migliaia di cartucce e toner esauriti prodotti da scuole e uffici?

Anzitutto va detto che sono rifiuti speciali e vengono generalmente smaltiti da operai del settore, che si premurano di rigenerarle. Dovete sapere che per produrre una cartuccia nuova servono ben 4,5 lt di petrolio, e dunque molto importante fare attenzione a non gettarle nella spazzatura come se nulla fosse.

Le cartucce esauste, cosi come i toner, vanno inserite negli appositi ecobox, muniti di coperchio e sigilli e con peso non superiore ai 30 kg.

Le cartucce vengono poi raccolte e se ne verifica una ad una l’idoneità per il riutilizzo, per poi essere disassemblate. Le parti meccaniche sono quindi recuperate e tutti i componenti idonei al riutilizzo reinseriti nella linea di produzione, le cartucce disassemblate e sigillate mentre quelle non riutilizzabili vengono ridotte in frammenti, i componenti smistati in base al materiale e riciclati.

Un altro oggetto di uso comune di cui forse non si conosce il processo di riciclaggio è la pila, quella utilizzata comunemente per alimentare il telecomando o la torcia elettrica.

Il problema di pile e accumulatori è che una volta esauriti rilasciano metalli pesanti come cadmio, zinco, piombo e soprattutto mercurio.

Quest’ultimo rappresenta un pericolo soprattutto a causa del suo impatto sull’acqua. Basti pensare che una pila, che ne contiene circa un grammo, può inquinare fino a 1000 lt.   Le pile e gli accumulatori esausti, da sottoporre a trattamento, devono essere caratterizzati e separati per singola tipologia (portatili ricaricabili, portatili non-ricaricabili, industriali, per veicoli) e, qualora possibile, per caratteristiche chimiche al fine di identificare la specifica metodologia di trattamento. Il trattamento deve comprendere, preventivamente, la rimozione di tutti i fluidi e gli acidi. Qualsiasi stoccaggio e fase di trattamento deve avere luogo in siti provvisti di superfici impermeabili e idonea copertura resistente alle intemperie o in idonei contenitori.

Tutti gli impianti di trattamento devono adottare le migliori tecniche disponibili (BAT), in termini di tutela della salute e dell’ambiente. I processi di riciclaggio dovranno poi conseguire le seguenti efficienze minime di riciclaggio:

  • 65% in peso medio di pile e accumulatori al piombo/acido e massimo riciclaggio del contenuto di piombo che sia tecnicamente possibile evitando costi eccessivi
  • 75% in peso medio di pile e accumulatori al nichel-cadmio e massimo riciclaggio del contenuto di cadmio che sia tecnicamente possibile evitando costi eccessivi
  • 50% in peso medio degli altri rifiuti di pile e accumulatori acqua.

In Europa la raccolta e il riciclaggio delle pile sono frammentari mentre le batterie per automobili finiscono in inceneritori e discariche.

Attualmente solo Austria, Belgio, Germania, Paesi Bassi e Svezia dispongono di un sistema di riciclaggio cosi efficiente su territorio nazionale da essere adatto alla raccolta di tutte le tipologie di batterie.

L’argomento riciclaggio, come potete vedere, e’ molto vasto e non vogliamo certo annoiare il lettore con inutili tecnicismi, ritengo però opportuno spendere ancora qualche parola per il legno.

Il legno è un materiale organico e biodegradabile, il suo recupero è fondamentale per preservare l’ambiente che ci circonda ed evitare l’inutile abbattimento di altri alberi, una volta raccolto presso le apposite eco piazzole viene avviato agli impianti di riciclaggio. Tutto il legno può essere riciclato e il materiale ottenuto risulta di buona qualità. Presso i centri di raccolta subisce quindi una prima riduzione di volume per ragioni legate al trasporto e avviato agli impianti di riciclaggio dove viene sottoposto alle operazioni di pulizia, per poi essere ridotto in scaglie, cioè frantumato in piccoli pezzi. In seguito dei “pulitori” ne eliminano i corpi estranei come chiodi etc. mentre altri, detti mulini, lo raffinano ulteriormente, rendendo più piccole le fibre ottenute. Il legno passa poi ad un essiccatoio e successivamente avviato a pulitori pneumatici a secco. l semilavorato ottenuto, amalgamato con resine, forma il proto pannello che, pressato a freddo e a caldo, da luogo a pannelli di legno di varie misure che vengono impiegati per la costruzione di mobili e rivestimenti interni ed esterni.

Gli scarti provenienti dall’industria invece, come la segatura, vengono invece impiegati nella produzione della carta.

Siamo ancora molto distanti, in Europa, dall’adottare un modello unico di riciclaggio e smaltimento anche se sarebbe assolutamente auspicabile, data la considerevole mole di rifiuti altamente inquinanti che vengono prodotti sull’intero territorio dell’unione. Nel frattempo è bene che ciascuno di noi faccia la propria parte, smaltendo correttamente tutte le tipologie di rifiuti e non solo quelli di produzione prettamente domestica.

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