#Bibliofagia: Riccardino, “quant’è bravu ‘stu Montalbano!”

U cummissariu sta parlanno cu tri pirsone
E che gli spia?
Da ccà supra non si senti
Ma ‘stu cummisariu non po’ parlari cchiù forti comu fa chiddro di la tilevisioni?

Il Salvo Montalbano della tìlevisioni Luca Zingaretti @Rai

Riccardino. Si intitola così l’ultimo romanzo di Andrea Camilleri, che vede ancora una volta il misterioso susseguirsi delle vicende del commissario Salvo Montalbano. Scritto già nel lontano 2005 e completato nell’ultima revisione del 2016, è rimasto custodito sino al nostro più recente 2020 tra le mura dell’editore Sellerio di Palermo, in onore ed in memoria della sua “amica del cuoreElvira.

Un titolo donato non per qualche oscuro motivo, ma per semplice affezione al nome. Soprannome di Riccardo Lopresti, che assieme agli amici Mario Liotta, Gaspare Bonanno e Alfonso Licausi, sapientemente contornati da tante figure popolane e di “sfera celeste”, si ritrova a recitare, come il maestro Camilleri ci ha abituati alacremente, in un dramma alla siciliana: è tale per le vicende personali e per i comportamenti degli stessi personaggi, compreso Montalbano. Pieno di farfaterie, bugie, camurrie, aspetti nìvuri e al tempo stesso grotteschi nella semplice cornice di Vigata.

Teatrino siculo che nel linguaggio prosegue la sua incessante innovazione nel creare il vero – prosaicamente parlando – dialetto vigatese, che con le sue sfumature, i suoi tocchi, i suoi accenti ci immerge ancor di più nello sfondo e nella vita di Montalbano.

Lo scambio di battute in testa a questa pagina non è scelto a caso. Ha un suo significato nell’aprire una modesta riflessione sull’ultimo inedito dell’autore. Sì, modesta: altrimenti non potrebbe essere; almeno a voler stare alla volontà di Camilleri, che con la critica letteraria “alta” ha avuto sempre qualche cosa da ridire. Sempre modestamente, allora, proviamo a parlarne.

Quelle poche battute in apertura sono significative dell’intento dell’opera: studiare nel profondo e nel dettaglio il rapporto tra il Montalbano sulla pagina, il suo autore e il (successivo) Montalbano televisivo. Il teatrino alla siciliana non sussiste unicamente nella storia principale, quella del caso Licausi, ma riverbera anche nei dialoghi, diretti e non, tra queste tre figure.

Il Montalbano televisivo, in fondo, rimane in disparte, lontano dalla realtà, a cui in effetti non appartiene. Un’entità a cui la gente, per stessa popolarità del personaggio, si rivolge e prende esempio, ma che per l’autore rimane non tanto una brutta copia, ma un qualcosa che esiste e coesiste nel vero Montalbano che è – e rimane – diverso. E questo il vecchio Montalbano lo sa. Lo sa benissimo che il suo animo – o forse l’animo dell’autore stesso – è solcato da due strade: carta e televisione.

Non a caso vengono in mente parole di pirandelliana concezione.

Chi era colui? Nessuno. Un povero corpo – qui, spirito -, senza nome, in attesa che qualcuno se lo prendesse.

Riprese dallo stesso Camilleri:

E cioè che mentre che per doviri d’ufficio reciti un certo pirsonaggio, per cunfunniri la testa di chi stai ‘ntirroganno, tu, nello stisso tempo, ti osservi, ti consideri, ti giudichi, t’apprezzi o no.

Lo stupore di Vitangelo Moscarda non colpisce Camilleri e Montalbano: gli uni rimangono separati dagli altri, e certi di sé. Anzi, l’avversione che Montalbano prova verso il suo collega è decisa, seppur a tratti lo tocchi una falsa ammirazione per quel commissario così bravo e così scaltro.

E l’attori sarà sempre cchiù bravo di tia […] L’unica è che quanno trasmettono il programma che porta il nome tò, tu astuti la tilevisioni, nesci di casa e ti nni vai al ginematò a vidiri Paperino.

Dico falsa perché non scaturisce da un sincero sentimento, ma piuttosto dalla stanchezza degli anni che il vero Montalbano ed il vero Camilleri sentono; la stanchezza di un percorso che li ha portati a dubitare di sé stessi.

Ad ogni modo, ci tengo a sottolinearlo: da questa indagine lei è completamente fuori, ha capito? […]
‘Na vota si sarebbi arraggiato come a un pazzo e avrebbi fatto il quarantotto per mantiniri l’incarrico. Ora, ‘nveci, era contento che se la futtivano loro.

Il maestro Andrea Camilleri

Si inserisce e prende sempre più forza una terza figura chiave, qui molto più concreata della versione televisiva del commissario: il “profissori autori”. Camilleri entra con vigore nella sua stessa storia. Il suo obiettivo è quello di semplificare la vita al suo personaggio, che però ostinatamente, pur preso dalla stessa stanchezza del suo creatore, si ribella all’esito inevitabile delle parole.

Sono io che informo te, e non capisco perché ti ostini a credere che sei tu a informare me. Questa storia di Riccardino io la sto scrivendo mentre tu la stai vivendo, tutto qua.

Montalbano non è perfetto, no; non è “comu cchiddro de la tilevisoni”, e l’Autore se ne accorge e se ne stanca. Ne va della sua stessa reputazione: avere un commissario imbranato, illogico, svogliato come protagonista di uno dei suoi romanzi è come tirarsi da soli una zappa sui piedi. Non può più fidarsi, o meglio, è stanco di fidarsi sempre dell’istinto “strambo” del suo commissario. Gli propone una conclusione che con le sue storie non ha nulla a che fare: evoluzioni motociclistiche, indagini favolose, indizi che piovono dal cielo. No, tutto questo Montalbano non lo può proprio accettare, e chiede tempo. Tempo per sé, personaggio e uomo.

Che scrivere comincia a stancarmi. E che voglio trovare subito una soluzione a questa indagine.
Ma quella te la devo trovare io, non tu! E allura sugno io a spiariti: nni sei capace?

No, l’Autore aviva torto

Copertina del Romanzo – Giocoliere di Pippo Rizzo, 1921 @SellerioEditore

Quel tempo se lo prende, e capisce, si comprende, a volte si compatisce ed altre si loda delle sue capacità. Il vecchio Montalbano si riempie d’orgoglio e prova ostinatamente a trovare una soluzione, non solo al caso ma a sé stesso.

Per sapere se ci riesca, occorre leggere il libro. Un consiglio: ragionate sul finale.

Montalbano non ha considerato solamente un aspetto di questo conflitto a tre: mentre lui e il Montalbano della televisione sono personaggi eterni, per quanto i libri, i racconti, i programmi televisivi possano disintegrarsi e non piacere più; il “profissori autori”, seppur reciti lui stesso in una grandissima “pupazzata” deve lasciare quel ruolo che lo ingabbia, perché per lui il tempo passa inesorabile. E la Morte, la Cancellazione, l’Annullamento entrano a far parte del teatro letterario e reale, danzando anche loro con i destini dei due personaggi e del grande Camilleri.

Il giocoliere che manovra, non senza incertezza, il destino aereo delle sue palline.

Grazie maestro…

 

Sull’Autore

Classe '98, nato a Roma ed ex giocatore di pallacanestro. Dottore in Chimia presso l'Università di Padova. Appassionato di tutto ciò che incuriosisce e desideroso di proporlo in forma scritta. Da qui la passione per il racconto e l'informazione giornalistica.

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