Qualcosa di nuovo sul fronte del Mediterraneo orientale – La Turchia tenta la scalata

La nave da esplorazione turca Oruc Reis @AFP

In data 12 Agosto di un duello navale ha coinvolto due imbarcazioni da guerra turche e greche ad est dell’isola di Rodi. Fonti del governo turco segnalano una manovra di disturbo della fregata greca Limnos nei confronti della Oruc Reis. La nave da esplorazione turca era impegnata in una missione di ricerca energetica nella ZEE – zona esclusiva economica – greca; istituzione, però, non riconosciuta da Ankara. A far fronte al disturbo greco sarebbe intervenuta anche la nave Kemal Reis, che avrebbe urtato e danneggiato la Limnos. Le autorità greche si appellano invece ad un errore di manovra.

Ankara però non si limita a dare solo questa spiegazione, ma il premier turco Recep Yayyip Erdogan dichiara:

“Lo avevamo detto, se ci attaccano pagheranno un prezzo altissimo. Oggi hanno avuto la prima risposta”

Pronta però la replica netta e decisa del ministro degli Esteri greco Nikos Dendidas, che in un comunicato stampa dichiara :

“La Grecia non accetterà un fatto compiuto nel Mediterraneo orientale.” E continua: “Non ci sarà tolleranza. La Grecia difenderà la sua integrità territoriale e i suoi diritti sovrani. Richiamo la Turchia a lasciare immediatamente la piattaforma continentale greca”

Appare utile definire meglio cosa sia una ZEE. Una Zona esclusiva economica è un’area di mare, adiacente alle acque territoriali di una nazione, in cui lo Stato ha diritto sovrano di gestire, quindi estrarre e distribuire, risorse naturali, di installare strutture artificiali o fisse e di ricerca scientifica. Più precisamente si definisce come colonna d’acqua soprastante ad un’area di fondale marino. Quindi, questa ZEE non concerne sfruttamento del sottosuolo e del fondo marino.

A fronte di ciò la Grecia si è mossa chiedendo un’immediata riunione di emergenza dei ministri degli Esteri UE. La paura di perdere i diritti marittimi sulla Zee fa tremare il governo greco, mentre Ankara non risparmia alcun colpo. A nulla è valsa la tregua mediata dalla cancelliera Angela Merkel, stipulata appena il luglio scorso. Nessuna delle due potenze, una appellandosi ad un organismo superiore europeo mentre l’altra minacciando lo scontro militare, sembra arretrare di un millimetro.

Il premier turco dichiara:

“Non abbiamo bisogno del permesso di nessuno per le nostre navi e le nostre piattaforme di perforazione. Qualunque sia il diritto internazionale del mare e qualunque siano i nostri diritti nel Mediterraneo orientale, in questo contesto abbiamo preso le misure e continueremo allo stesso modo”

Mappa zone di contesa Grecia-Turchia @Laura Canali-Limes

Uno scontro economico-politico che non riguarda solamente l’Europa, ma che coinvolge anche Washinton. La Casa Bianca ha siglato infatti da tempo (Febbraio 2020) un accordo con la Grecia per nuove basi militari. La concessione, tramite un accordo di reciproca difesa, di basi militari greche a militari statunitensi, che le potranno usare per stoccare armamenti, addestrarsi e rifornirsi, rientra nella volontà di porsi come potenza internazionale della Grecia. L’accordo prevede anche la collaborazione in missioni di “risposta all’emergenza”, ovvero per missioni di attacco.

La Grecia incassa altri forti sostegni: Egitto e Cipro sono in prima linea. Anche Israele fa sapere, tramite l’ambasciata presso Atene, che sarà al fianco di Dendidas:

“Israele sta monitorando con attenzione l’aumento delle tensioni nel Mediterraneo orientale ed esprime il suo pieno sostegno e solidarietà alla Grecia nelle sue zone marittime e il diritto di determinare la sua zona economica esclusiva”

Alleanze che vengono prontamente screditate da Cem Gurdeniz, direttore del centro studi marittimi della Koc University ed ex contrammiraglio della Marina turca, che in un’intervista ad Agi dichiara:

“La Grecia vive nel mondo dei sogni. Un confine marittimo tra Grecia ed Egitto è impensabile, contrario al diritto internazionale marittimo. Il Cairo non è un interlocutore della Grecia perché non ci sono isole greche che guardano verso le coste egiziane e le sentenze delle corti internazionali sono chiare”

La Turchia ha recentemente avviato anche un’esercitazione navale nei pressi dell’isola di Kastellorizo – resa famosa dal regista Gabriele Salvatores in Mediterraneo -, accompagnata dalle parole contrastanti del premier Erdogan che in quest’occasione si dichiara pronto a risolvere le problematiche del Mediterraneo “attraverso il dialogo su basi di equità”. Nel progetto rientra anche la protezione della “Patria Blu” – ci si riferisce alla Repubblica turca di Cipro del nord, riconosciuta solamente da Ankara – come dichiarato dal ministro della difesa Hulusi Akar:

“La Turchia è determinata a proteggere i diritti e gli interessi della Patria Blu, compresa Cipro”

Pesano anche le parole del presidente della Grande Assemblea Nazionale della Turchia, Mustafa Sentop:

“Coloro che sostengono la Grecia, che ha preso una posizione ingiusta e sbagliata contro la Turchia e la Repubblica turca di Cipro del Nord (RTCN) dovrebbero ben sapere che due torti non fanno una ragione. La Turchia è determinata a proteggere i diritti nella ‘Patria Blu’”

Situazione geo-politica del Mediterraneo @Laura Canali-Limes

Insomma, appare evidente che la Turchia abbia chiari progetti per assicurarsi una grande influenza sul Mediterraneo orientale, anche a costo di arrivare a un significativo scontro militare.

In tutto questo marasma di potenze alleate si inserisce la Russia. Di conseguenza il patto USA diventa ancora più importante. Il coinvolgimento statunitense appare imprescindibile per la Turchia nel suo intento di raggiungere obiettivi strategici lungo un fronte esteso dal Nagorno-Karabakh alla mezzaluna petrolifera libica e centrato sul ghetto di Idlib. Stessa Turchia che ha stipulato un patto col governo di Tripoli per la spartizione delle competenze delle aree marittime in prossimità dello stato africano. Patto confermato dalle parole del premier Erdogan:

“Non è più possibile per altri Paesi condurre attività di ricerca sismica e di perforazione senza il consenso della Turchia e della Libia nelle aree designate dall’accordo marittimo”

Finché, però, il governo turco continua ad “amoreggiare” col Cremlino, questo non sarà possibile, e la nuova situazione mediterranea che la Turchia stessa ha costruito sembra richiedere l’intervento del Fato.

Non basta. I principali partener economici di Erdogan sono la Cina di Xi Jinping ed il Qatar dell’emiro Tamim bin Hamad Al Thani. Entrambe costituiscono alleati preziosi lungo la rinnovata via della seta, proponendosi alle due forze come sentinella del Mar Nero, memori del progetto del Canale di Istanbul.

Il desiderio turco di imporsi nel Mediterraneo sembra veramente un chiodo fisso. Ce lo confermano nuovamente le parole di Gurdeniz:

“Oggi come allora la Turchia si trova da sola a combattere per la propria mappa. In passato l’obiettivo delle potenze occidentali era quello di rinchiudere la Turchia nei confini anatolici, ma ora i tempi sono cambiati e dal 2002 che Mavi Vatan – “Patria Blu” –  ci consente di farci valere, attraverso la diplomazia delle navi da guerra e delle trivelle”

Parlare di vespaio è a dir poco riduttivo, visti il coinvolgimento delle più grandi potenze mondiali e la classica imprevedibilità del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo. Quello che rimane sicuro e lampante è che questo conflitto sarà deciso inevitabilmente dalla risoluzione dei conflitti tra gli USA, la Russia e la Cina.

In questo panorama traballante nella geo-politica del Mediterraneo orientale l’Italia perde posizionamento ed importanza con partner storici come la Libia. Il peso della politica estera italiana è scarso in questa zona del mondo, e la sua unica speranza è di aggrapparsi saldamente all’alleanza con la Cina per la nuova “Via della Seta”. Rimane il tentativo di inserirsi, assieme alla Francia, nella questione Libano, ma il Medioriente sembra assai precluso alle iniziative estere del nostro paese, intenzionato unicamente a trattare in Europa e a mantenere rapporti di amicizia con gli altri paesi senza porsi obiettivi dichiaratamente concreti.

Sull’Autore

Classe '98, nato a Roma ed ex giocatore di pallacanestro. Dottore in Chimica presso l'Università di Padova. Appassionato di tutto ciò che incuriosisce e desideroso di proporlo in forma scritta. Da qui la passione per il racconto e l'informazione giornalistica.

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