Dispositivi di Protezione Individuale, quale sarà il loro destino?

Piccola illusione, poi migliaia di mascherine in mare @Euronews

A metà della quarantena, sono circolate delle immagini di Venezia, ma di una Venezia diversa dal solito, con calli vuote e canali di acqua limpida in cui nuotava pigro qualche pesce lagunare. Ne sono rimasta affascinata e ho immaginato che la città all’epoca di Canaletto doveva essere esattamente così, senza quell’acqua verde e fangosa alla quale siamo abituati, rimescolata dal perenne andirivieni di motoscafi e traghetti e senza rifiuti gettati in mare da turisti noncuranti.

E’ stato un momento (non certo il primo) in cui mi sono resa conto, concretamente, di quanto la nostra presenza possa essere lesiva per l’ambiente che ci circonda. Pochi giorni dopo, “La Vanguardia” pubblicava le foto di dozzine di mascherine chirurgiche gettate in mare, assieme a guanti e contenitori di soluzione alcolica disinfettante. Così ho iniziato a chiedermi quanto fosse percepito il problema di smaltire i rifiuti prodotti dai cittadini durante l’emergenza Covid.

Charlotte Edmond, articolista del World Economic Forum, riferisce che ben 66,000 tonnellate di mascherine chirurgiche andranno a contaminare l’ambiente marino nel solo Regno Unito, assieme a 57,000 tonnellate di contenitori di plastica. Calcolando che, ogni anno, ben 8 milioni di tonnellate si riversano nei nostri oceani, potete immaginare l’immane gravità di ciò che sta accadendo.

Laurent Lombard, presidente dell’associazione Operation Mer Propre, sostiene che il rischio sia che presto in mare ci saranno più mascherine che meduse. L’emergenza in atto potrebbe in secondo piano il problema del cambiamento climatico: è stata rimandata persino la conferenza indetta dalle Nazioni Unite a novembre 2020. Questo argomento, invece, merita tanta attenzione quanto la ricerca di un vaccino contro Sars Cov 2.

L’Istituto Superiore di Sanità, il 14 marzo, ha stabilito che lo smaltimento dei dispositivi di protezione individuale debba avvenire attraverso l’incenerimento.

Il percorso dei Dpi (Dispositivi di Protezione Individuale) segue due iter diversi a seconda che questi siano prodotti in ambito ospedaliero o domiciliare. Per quanto riguarda i dispositivi utilizzati sul posto di lavoro e a casa, da persone non risultate positive, l’ISS raccomanda di gettare i dpi nella raccolta indifferenziata, inserendoli all’interno di un sacchetto resistente.

In caso di persone in quarantena invece, viene sospesa la raccolta differenziata e ogni rifiuto va gettato nell’ indifferenziata. La gestione di queste due tipologie di rifiuti, nel momento in cui raggiunge l’inceneritore, è la medesima: vengono ritirate dagli stessi operatori e finiscono assieme nell’inceneritore.

Per quanto riguarda i rifiuti prodotti in ambito ospedaliero invece il procedimento è diverso: poiché vengono classificati come rifiuti pericolosi seguono un percorso di sterilizzazione prima di essere bruciati.

Ci sono alternative all’uso dell’inceneritore?

Sì, si chiama termovalorizzatore: il materiale raccolto all’interno di queste strutture viene incenerito e le potenziali contaminazioni annientate; inoltre l’energia termica prodotta dalla combustione viene utilizzata per far funzionare l’impianto di teleriscaldamento.

Termovalorizzatore gruppo Iren – Piacenza @Iren

Ognuno di noi, nel suo piccolo, può compiere azioni volte ad arginare il problema. Anzitutto, sarebbe opportuno prediligere l’uso di mascherine in tessuto, lavabili e riutilizzabili, ed evitare l’impiego di quelle monouso e ai guanti preferire il lavaggio frequente delle mani. Acquistare dispenser di soluzione alcolica in grande formato con cui ricaricare periodicamente le bottiglie pret à porter, che spessisimo vengono gettate e disperse nell’ambiente.

Se qualcuno fosse poi interessato ad agire in maniera più attiva è possibile partecipare alle raccolte di rifiuti organizzate periodicamente dalle associazioni ambientaliste. Segnalo anzitutto l’iniziativa annuale di Legambiente “Puliamo il mondo” che si terrà il 25,26 e 27 Settembre in tutta Italia, e sarà la prima grande iniziativa dell’associazione post Covid; quest’anno, considerate le drammatiche previsioni sulla mole di rifiuti da pandemia, è particolarmente importante la partecipazione di ciascuno in prima persona, per ulteriori informazioni è possibile consultare il sito www.legambiente.it.

Per gli amanti del mare c’è invece lo splendido progetto “Sentinelle del mare-Sea setinels’’ promosso dall’Università di Bologna, che ha come scopo il monitoraggio delle acque del Mediterraneo. A bordo della barca a vela Dream1 un biologo spiegherà ai passeggeri come rilevare lo stato della fauna e della flora marina, i dati verranno poi elaborati dal dipartimento di Scienze biologiche, geologiche e ambientali dell’Alma Mater.

Nel caso vi sentiate particolarmente proattivi potete considerare la lettura del libro di Will McCallum, responsabile della campagna Oceans per Greenpeace UK, “Vivere senza plastica’’. Il manuale spiega come organizzare una raccolta rifiuti nelle spiagge della vostra zona, come coinvolgere i collaboratori e come censire e smaltire correttamente i rifiuti raccolti.

Troppo spesso attendiamo che attività come queste vengano organizzate dagli altri, senza pensare che invece possiamo esserne i primi promotori.

Vi lascio con un bel video di Legambiente, rivolto anche ai più piccoli, a proposito dell’importanza del corretto smaltimento dei rifiuti:

https://www.youtube.com/watch?v=SCk6xnBGS9s&feature=youtu.be

Mascherine e guanti, un rifiuto imprevisto

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