Cina vs USA: la corsa più pazza del mondo

L’orizzonte dello spazio è per natura libero ed infinito, sempre che crediate si sia espandendo in eterno. La sua accessibilità invece, per nostra natura umana, è estremamente limitata: mezzi, tecnologie, intelligence e risorse umane per viaggiare nel “profondo buio” appartengono a poche potenze mondiali.

Chi è più attempato di me e della mia generazione si ricorderà l’indelebile sfida, spaziale e non solo, tra gli Stati Uniti di John Fitzgerald Kennedy e la Russia di Nikita Chruščev, le due “madri” del mondo odierno, tra l’Est e l’Ovest con Berlino a fare da line fisica di un conflitto economico e politico accesissimo, tra il sogno americano capitalistico e la prospettiva russa comunista. Una sfida leggendaria, che portò ripetutamente l’uomo nello spazio, l’approdo sulla Luna, l’intenzione e l’ideazione della Stazione Spaziale Internazionale; quella stessa sfida che pose le basi ad un’altra sfida, quella contemporanea tra Cina ed USA.

Uno dei due contendenti, gli Stati Uniti, rimane invariato. Onnipresente nelle sfide globali, quale sia il credo politico che guida la nazione. Con Donald Trump, noto imprenditore americano, era difficile che il più potente paese al mondo non si ponesse come principale protagonista di una seconda corsa allo spazio. È nella natura stessa del cittadino a stelle e strisce dover competere per la vittoria.

Ce lo ricorda un famoso motto da campagna elettorale:

 “Make America Great Again”

Come se l’America, gli USA, negli ultimi decenni si fossero nascosti.

Immagini della sonda spaziale Sputnik

L’altro, invece, solo recentemente si attesta a reale contender. Non esisteva nessun programma spaziale cinese nel ’57, quando Sputnik fu lanciato. Da che operaia è, la Cina nel tempo ha stabilito il suo primato economico in Asia, potente di una forza lavoro silente e stacanovista – mai questo termine potrebbe essere più adatto -, risultato orgoglioso della politica comunista. Una potenza che non si accontenta dei suoi risultati economici, ma che vuole porre il proprio predominio anche nell’innovazione, riscoprendo quella vena artistica ed originale che da sempre le viene contestata.

L’evento che scaturisce questa riflessione è assai recente. Nelle settimane scorse, infatti, la missione cinese Tianwen-1 e la missione statunitense Mars 2020 sono state avviate con successo. Entrambe puntano allo studio del pianeta rosso, ormai tanto acclamato e desiderato, ovvero Marte.

Possibile quindi che ci sia una forte analogia URSS-USA/Cina-USA?

Roberto Battiston, ex presidente dell’ASI – Agenzia Spaziale Italiana – e docente di fisica sperimentale presso l’Università di Trento, alle penne della rivista “Le Scienzedichiara:

“Lo spazio ha per sua natura un forte valore simbolico in quanto testimonia l’eccellenza e la competitività del settore industriale più avanzato di un paese – quello aeronautico, ovviamente. In ogni caso, la gara per l’esplorazione robotica di Marte è stata già abbondantemente vinta dagli americani: la Cina però ha messo in atto un piano spaziale di lungo termine che copre tutte le direzioni e che la porta a gareggiare in settori dove fino a ieri la NASA aveva l’assoluto predominio”

È evidente però che i due eventi si inseriscono in due diversi contesti storici. Attualmente la minaccia nucleare viene dai paesi del Medio Oriente, su tutti l’Iran del presidente Hassan Rougani e della guida suprema – ricordiamoci che è una repubblica islamica – Ali Khamenei, e dalla Nord Corea dell’ex amico di Trump ed intimo compare di Dennis Rodman Kim Jong-un, e non dagli stessi contendenti in gioco. Si tratta quindi di guerra prettamente economico-tecnologica, non militare. Permane l’intento, mai cessato, di soffocare ed isolare il governo cinese che, però, non sembra assolutamente accusare il colpo, forse troppo pretenzioso e dichiaratamente spocchioso dei nemici statunitensi. Anzi, si potrebbe dire che abbia sortito l’effetto opposto.

Continua Battiston:

“D’altra parte è impossibile negare che lo sviluppo cinese nel settore spaziale sia quello di una superpotenza dotata di tecnologie all’avanguardia, in grado di giocare un ruolo primario a livello mondiale. E gli sforzi messi in atto dagli USA per cercare di isolare la Cina hanno avuto l’effetto di aumentare significativamente la rapidità di tale sviluppo”

Insomma, Xi Jinping non vuole farsi mettere i piedi in testa da nessuno, men che meno da Trump.

Xi Jinping e Donald Trump – leader a confronto

C’è però da ricordare un aspetto fondamentale, che chiarirà questo confronto. Nel caso della corsa URSS-USA, per quanto ci fosse estrema competizione tra le due forze, non fu una gara del tutto autonoma. Lo testimonia la missione Apollo-Soyuz del 1975 sviluppata in accordo tra i due paesi – per quanto poco ben considerato un rapporto Nixon-Brežnev ci fu. Nella sfida attuale questo non è molto vero.

La NASA, fino a poco tempo fa, dipendeva da componenti russe per i suoi razzi ed adesso, chiuso l’accordo per quanto americano con Elon Musk, ha messo nelle mani di un’azienda privata tantissimi progetti spaziali futuri. Questo implica, dal punto di vista governativo, una clamorosa perdita di potere e risorse statali. Aspetto mai sottolineato nel dibattito – temo anche appositamente nascosto -, ma che ha delle implicazioni non banali nella vicenda spaziali. E sappiamo benissimo che è nella natura di Musk l’imprevedibilità ed il fiuto negli affari. La Cina, invece, è tutta home-made: nessun progetto è al di fuori dell’ambito governativo. I cinesi ne sono molto orgogliosi, tanto che nel 1970, quando avvenne il lancio del primo satellite “popolare”, il capo di governo Zhou Enlai volle annunciare con forza:

“Lo abbiamo fatto attraverso i nostri sforzi, senza alcun aiuto”

Un netto parallelismo non è attuabile, ma il sogno e la meraviglia della scienza vogliono a tutti i costi aspirare ad una nuova competizione spaziale.

Sull’Autore

Classe '98, nato a Roma ed ex giocatore di pallacanestro. Dottore in Chimica presso l'Università di Padova. Appassionato di tutto ciò che incuriosisce e desideroso di proporlo in forma scritta. Da qui la passione per il racconto e l'informazione giornalistica.

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