F IS FOR FAMILY e la famiglia “perfetta” che non esiste

Approfittando dell’uscita della quarta stagione della serie F is for Family ecco una breve recensione.

Partendo da qui, si può intavolare un discorso un po’ più ampio sul genere della family comedy e del politicamente scorretto.

Sono sempre stata un’appassionata di animazione, specialmente le produzioni “politicamente scorrette”.
Nonostante abbia tutti i numeri per diventare un classico del suo genere, “F Is for Family” è una serie animata molto giovane, ideata negli Stati Uniti nel 2015. L’idea nasce dalle menti di Bill Burr e Michael Price e venne poi comprata da Netflix che la distribuì a Dicembre 2015.

Puntata dopo puntata si susseguono le varie vicissitudini della famiglia e tutti i loro vari problemi a casa, a scuola, sul lavoro e con i vicini di casa. Il tutto con un realismo crudo e disincantato, caratterizzato da dialoghi accurati e taglienti che descrivono la loro quotidianità in un modo nuovo, spietato, diverso rispetto a ciò che siamo abituato a trovare in un prodotto come questo.

La serie rege bene il confronto con i suoi capostipite – parlo ad esempio dei celeberrimi Simpson di Matt Groening. Come la famiglia Simpson, i Murphy sono un espediente per poterci dare una visione satirica di uno spaccato sociale, ma il modo è totalmente diverso.

“F is For Family”: la commedia familiare scorretta:

Il genere nasce con i Simpson, ma si è poi evoluto con diversi autori nei progetti più disparati: una declinazione cyberpunk del topos è Futurama, una versione incentrata sulla cultura nera è Cleveland Show e una particolarmente cruenta e violenta può essere South Park.

Si ha sempre una famiglia, generalmente immessa in un comprensorio piccolo-borghese (ricorda l’ambientazione di Ed, Edd & Eddy) le cui avventure sono sempre al limite dell’assurdo e vogliono affrontare lateralmente un tema di critica sociale. Il motivo di tanta violenza non è solo proprio di un genere, oltretutto. Socialmente parlando, è anche conseguenza di una necessità espressiva, sviluppatasi principalmente dagli anni ’80 in poi.

Cosa vedremo nella quarta stagione di “F is for Family”?

La scorsa stagione si conclude così: Frank col suo lavoro terribile e senza soldi, il suo responsabile in coma e il suo capo ucciso, decapitato dall’elica di un aereo. Un bambino è in arrivo (un altro!) e Sue non riesce a capitarsi di essere di nuovo incinta.

Frank cercherà, per via di un evento improvviso, di dimostrare ai suoi figli di essere un buon padre. Il suo tentativo non solo fallirà miseramente, ma sarà occasione per riflettere su come gli errori di una generazione ricadano sulla successiva.

Perché “F is for Family” è anche questo: analizza la genitorialità con una cattiveria disillusa, brutale, senza fare sconti.

Dimenticatevi il lieto fine, perché per quanto i personaggi si impegnino e inseguendo disperati un sogno, arriva sempre la realtà a schiacciarli. Con un realismo disincantato vediamo come la vita sia, per i Murphy, una serie di fallimenti.

Fallimenti ai quali non ci si può arrendere e si è costretti a continuare. Nonostante siano dei topoi infatti, i personaggi sono verosimili in ogni aspetto e non si preoccupano minimamente di piacerci.

 Sta infatti qui la diversità –a mio parere- rispetto alle altre serie del suo genere:

La delusione, la rabbia, la disonestà dei personaggi non è finalizzata a renderli solo un simbolo. Sono infatti più di un pretesto per fornire una critica al genere umano. La loro imperfezione è verosimile e ciò rende la narrazione estremamente potente.  I personaggi hanno sentimenti talmente tanto comprensibili allo spettatore da sembrare quasi persone. A mio parere questo è un grande salto che Netflix ha saputo dare al genere della commedia politicamente scorretta. La critica sociale c’è, ma parla proprio a noi.

Per questi motivi la consiglio vivamente agli amanti del genere, che vogliono vedere qualcosa che conoscono ma, contemporaneamente, anche di radicalmente diverso.

 

Sull’Autore

Romana , 25 anni. Attivista e lettrice, amante degli animali. Studia Sociologia Politica alla Sapienza di Roma, ha inoltre conseguito il Diploma di Scrittura alla Scuola di Narrativa e Saggistica Omero di Roma, e ha partecipato fino al 2016 agli Studi del Convegno Pirandelliano annuale di Agrigento. Ha lavorato con Live Social by Radio Capital. Pendolare dalla periferia al centro, dipendente da caffeina e sarcasmo, fumettista a tempo perso, nerd a tempo pieno.