Cosa succede quando la società collassa?

L’altro giorno, sistemando la libreria di casa, mi sono imbattuta in un volume che non ricordavo assolutamente di aver acquistato : si intitola ‘Conto alla rovescia’ di Alan Wiseman e sulla copertina ci sono due ragazzi abbracciati, con due maschere antigas sul volto. Sostanzialmente è un libro che riflette sui disastrosi effetti della sovrappopolazione sul nostro pianeta e sulle sue conseguenze a lungo termine.

Nel 2013 eravamo sette miliardi ma si stima che nel 2050 arriveremo a raggiungere la mirabolante cifra di 10 miliardi, peccato che il nostro pianeta abbia le risorse per ospitarne meno della metà. La disponibilità di acqua potabile, così come di terreno coltivabile e materie prime va assottigliandosi di anno in anno, il risultato? Una lotta all’ultimo sangue per accaparrarsi le poche risorse disponibili e una grossa fetta della popolazione mondiale costretta a vivere in condizioni di povertà estrema, malnutrita ed esposta continuamente a malattie di ogni sorta.

Ma cosa succede esattamente ad una società, quando raggiunge il livello di saturazione in termini di numero di individui? E’ una domanda a cui ha provato a rispondere John Calhoun, ricercatore americano, con il suo esperimento sui roditori più famoso ‘’Universo 25’’.

Nel 1968 Calhoun realizzò una gabbia larga 2,7mt e alta 1,3mt, aperta superiormente per poter osservare ciò che avveniva all’interno: si trattava di un paradiso, una piccola Utopia per roditori, dove non c’erano predatori dai quali difendersi, una grande abbondanza di cibo e acqua, piccoli cubicoli dove costruire confortevoli nidi e una coibentazione ideale, che non esponeva i piccoli ospiti a sbalzi di temperatura.

Nella gabbia, pensata per ospitare un massimo di 3.500 unità, furono messi 8 topi bianchi; nel giro di tre mesi la popolazione raddoppia, dopo un anno i topolini sono diventati 620 e dopo cinquecentosessanta giorni viene raggiunto il picco, arrivando a 2.200 esemplari. Cosa accadde quando tale cifra venne raggiunta?

Ogni società del regno animale (inclusa la nostra) ha un certo numero di ruoli sociali disponibili per i suoi membri: all’interno di ‘’Universo 25’’ questi ruoli erano esauriti. Le prime anomalie comportamentali si manifestarono nei maschi, che iniziarono ad avere rapporti pansessuali con tutti i topi disponibili e ad attaccare le nuove nidiate. Si verificarono inoltre episodi di cannibalismo fra le femmine, che iniziarono a nutrirsi della loro stessa prole: il tasso di mortalità dei piccoli, ad un certo punto, raggiunse il 96%. I maschi erano divenuti iper-aggressivi e passavano la maggior parte del tempo alla base della gabbia, ingaggiando feroci lotte per il controllo del territorio. Uno sparuto gruppo di femmine, invece, si era rifugiato nei nidi più alti, protetti dai maschi dominanti, ma non parevano interessate né alla riproduzione né alla cura dei piccoli.

Dal seicentesimo giorno la popolazione iniziò a calare e l’ultima cucciolata è datata 1 Marzo 1970, a novecentoventi giorni dall’inizio dell’esperimento, che terminerà 5 anni dopo con la morte dell’ultimo ospite di ‘’Universo 25’’. Una società apparentemente perfetta, dove le uniche esigenze erano quelle di interazione fra i membri del gruppo, è collassata nel giro di cinque anni a causa della sovrappopolazione e delle tensioni da essa create.

Ovviamente Calhoun presentò il suo lavoro davanti alla comunità scientifica e le conclusioni tratte furono che, quando in una società il numero di ruoli sociali da ricoprire raggiunge la saturazione l’unica conseguenza possibile è il collasso della suddetta, preceduto da un preiodo di forti tensioni e disordini.

Alla nostra società sta accadendo lo stesso e manca forse la consapevolezza collettiva di questo fenomeno, che viene messo in luce da qualche studioso, la cui voce non è mai abbastanza forte per avere la giusta risonanza.

Si parla di crisi climatica, si cercano mille soluzioni per riciclare, ridurre i consumi e nuove fonti di energia per inquinare meno.

Ma se la soluzione al dilemma fosse eliminarlo alla radice? Il vero problema è che nessuno è ancora stato in grado di fornire una soluzioni che non ledano la libertà del singolo individuo. Tutti i programmi di controllo delle nascite si sono rivelati fallimentari e spesso sono state proposte soluzioni totalmente inaccettabili, come la sterilizzazione obbligatoria dopo il primo figlio o l’obbligo d’abortire.

Si dovrebbe forse pensare ad una divulgazione del problema a livello internazionale, rendendo consapevoli i cittadini del mondo che stiamo sostanzialmente andando incontro al collasso. Ma probabilmente un pensiero del genere è utopistico e irrealizzabile e dobbiamo semplicemente attendere che l’entropia faccia il suo lavoro.

Del resto, come direbbe Woody Allen ‘’L’universo si esaurisce, perché non dovremmo noi?’’.

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