Tik Tok è il nuovo Cinema delle Attrazioni

E’ vero che la storia si ripete e che “la moda passata ritorna”. Per averne la prova basta osservare quello che sta succedendo in questi mesi con l’app Tik Tok, tanto amata quanto discussa. Oltre ad essere il centro di discussioni politiche, da parte degli Stati Uniti o di Hong Kong, l’app più scaricata al mondo è il nuovo cinema delle attrazioni.

Un ritorno alle origini?

Sembra infatti di essere andati indietro nel tempo sino al 28 dicembre 1895, data a cui è stata attribuita la nascita del cinema così come lo si intende oggi. Le immagini in movimento affascinano l’uomo da sempre e i fratelli Lumière hanno lavorato giorno e notte per far sì che quelle immagini “uscissero dalla scatola”. Sì perché già prima di loro vi erano degli “aggeggi” che permettevano di guardare il movimento: dallo zootropio di William George Horner al kinetoscopio di Thomas Edison, con la differenza che le immagini non erano proiettate su di una parete.

Un uomo tramite l’oculare guarda un film (principalmente erano porno)

Oggi, nonostante gli sforzi fatti dai Lumière per riuscire a rendere la visione dei film collettiva, le immagini in movimento sono ritornate all’interno di quel grembo in cui si trovavano all’origine. Tik Tok è il nuovo contenitore al cui interno scorrono video in maniera automatica, avvolgendo lo spettatore in quella sacca amntioca dove si perde la concenzione del tempo.

Perché nuovo Cinema delle Attrazioni?

E’ la formula che il nuovo mezzo mostra nei suoi primi vent’anni (1895-1915) etichettabile appunto come Cinema delle Attrazioni, o secondo il critico Noël Burch Modo di Rappresentazione Primitivo. La caratteristica fondamentale è l’attrazione basata sul  puro piacere della visione animata, stimolato da trucchi e da eventi straordinari; lo stesso meccanismo che oggi adotta Tik Tok. Con l’applicazione infatti sembra essere ritornati ad una fase sperimentale, le cui uniche differenze (detto brutalmente) sono il sonoro, il colore e un alta definizione.

Ma qual’era lo scopo dei fratelli Lumière? Louis scriveva a Georges Sadoul: «Desideravo solo riprodurre la vita. I soggetti che ho scelto per i miei film ne sono la prova». Anche loro però sembrano cedere alla tentazione della narrazione, sebbene si siano rifiutati di conferire un fine “espressivo” alle loro opere, continuando a considerare il cinematografo un mezzo per registrare fedelmente la vita e la realtà in movimento. Analizzando alcuni film infatti si nota come paradossalmente Louis sapeva già prima cosa vedere, e dove cercare. Vi sono una certa cura e attenzione ai dettagli, alle inquadrature. Anche le azioni che coinvolgono un gruppo di persone, sono organizzate in un certo ordine. Un chiaro esempio è “La Sortie de l’usines Lumière“:

Basti notare come gli operai uscenti dalla fabbrica, non vadano mai ad ostacolare la ripresa della cinepresa; o fare attenzione all’abbigliamento  belle époque non consono al lavoro in fabbrica.

Similitudini ataviche

Ma al di là della loro personale visione “realista”, c’è qualcosa nell’opera dei fratelli Lumiére, una specie di “affabulazione primitiva” molto elementare che oggettivamente arriva fino ai giorni nostri, influenzando il nostro rapporto con lo schermo. Il punto è proprio questo: video della durata che va dai 15 secondi sino ad un massimo di 60, in cui si susseguono piccoli sketch con un sottofondo musicale che ricorda la figura dell’imbonitore del cinema muto.

La visione de “L’Arroseur arrosé” (“L’Innaffiatore annaffiato“, Auguste e Louis Lumière) cosa sembra? Se non un tik tok in bianco e nero?

Sono molti i fattori in comune che fanno da fil rouge tra passato e presente: dagli attori che sono del tutto improvvisati alle trame ingenue. Lo scopo delle storie è quello di “sorprendere” lo spettatore; inoltre, nonostante alla nascita il cinema non avesse un’identità precisa che oggi ci permette di chiamarlo tale, dimostrava già la sua propensione a diventare uno dei più potenti mezzi di comunicazione di massa: interessante e piacevole, “immediato” (dato che non era richiesta alfabetizzazione) e di facile diffusione e consumo, a un costo molto accessibile.

Questi film oggi rappresentano le origini della società delle immagini: infatti al di là del livello tecnico, dell’intrattenimento vi è qualcosa di più, che va oltre. Si tratta dell’idea di “animare la fotografia” per mostrare il mondo ed averne un ricordo. E’ il narcisismo tipico dell’essere umano, unito al desiderio di sconfiggere la morte, il porsi inutilmente al di sopra di essa rappresenta un escamotage d’immortalità: «quando queste macchine saranno a disposizione di tutti, quando tutti potranno fotografare gli esseri a loro cari, non più nella forma immobile ma nel loro movimento, nella loro azione, nei loro gesti familiari, con la parola sulle labbra, la morte cesserà di essere assoluta». (La poste, 30 dicembre 1895)

− Leggi anche: I poeti ermetici e la FSK SATELLITE

E oggi? Certamente lo scopo è cambiato ma quella volontà di riprendere la quotidianità, di fare “filmini” è rimasta, anzi il proto-cinema ha piantato le sue radici in un nuovo terreno, quello degli smartphone: «è quasi sempre la vita quotidiana, più ordinaria e familiare. (…) Sì, certo, proprio così, sembrano i soggetti dei filmini di famiglia, i super8 del benessere di sessant’anni dopo. Il proto-cinema non voleva stupire con quello che mostrava, ma per come lo mostrava: perché l’album delle foto di famiglia, improvvisamente, si muoveva». (Lo specchio quotidiano della famiglia Lumière, Michele Smargiassi) Anche l’uso di Tik Tok è piuttosto semplice, eppure questa semplicità sembra sorprendere i più. Ma la famosa app vuole stupire per quello che mostra? O per la possibilità di creare “cartoline animate”?

Repas de bébé” (La colazione del bimbo) è uno dei tanti film Lumière che riassume perfettamente quanto detto. Per i due fratelli infatti il cinema è un medium “domestico” tipico della famiglia borghese. Chiaramente un altro punto di contatto con Tik Tok è questo dilettantismo espressivo, che oggi chiamiamo “amatorialità”. Non solo, anche il fatto di riprendere sé stessi mentre si compiono delle azioni è molto attuale,  “moderna”: oggi anziché riprendersi mentre si imbocca un neonato, si balla in maniera più o meno professionale.

Ma i fratelli Lumière con questi film volevano “riprodurre la realtà”, cercando di catturarla per quanto possibile “così com’è”: la maggior parte delle volte non si dice ai “protagonisti” cosa fare, non vi è un allestimento della scena o attenzioni particolari alla scelta dell’inquadratura. Anche se ciò serviva a rafforzare la concezione oggetiva, oggi queste caratteristiche, si possono ritrovare in alcuni video di Tik Tok che di documentaristico non hanno nulla.

In entrambi i casi infatti basta guardare: è questa l’azione più potente, unita alla relazione fra il soggetto e la macchina da presa. E’ più il modo in cui i film mimano l’atto del guardare e dell’osservare che quello diegetico in sé. Essendo scene semplici, di brevissima durata, non richiedono un elevato impegno cognitivo; bisogna inscena “guardare soltanto”. Questa pratica oggi è così centrale, e la forte attrazione che ha Tik Tok dimostra questa pulsione.

 

Sull’Autore

Ho 22 anni, studio Comunicazione, tecnologie e culture digitali e sono caporedattore della sezione Intrattenimento. Attualmente vivo a Roma. Cerco la precisione in ogni dove perché per me sono i dettagli che fanno la differenza. Dal 2017 parlo con artisti di ogni tipo: da JAGO a Dutch Nazari, le interviste le trovate tutte qui su MdC.

Articoli Collegati