La pandemia dell’informazione

Come avviene a periodi alterni dall’inizio della storia dell’uomo, anche nel ventunesimo secolo si è manifestata qualche sorta di epidemia catastrofica che ha messo in serio pericolo, ancora una volta, la vita economica e sociale della razza umana – questo è almeno quello che ci aspetteremmo di leggere in un libro di storia di uno studente del futuro mentre prepara la sua interrogazione del giorno successivo. Probabilmente il testo continuerebbe l’esposizione asserendo che, come sempre accade, da un paziente 0 non ben identificato il virus si è trasmesso in maniera esponenziale. Tuttavia aggiungerebbe anche che, nonostante questo agente patogeno fosse molto meno mortale rispetto ad altri, come la peste o la febbre spagnola, ha potuto giovare dell’alto grado di interdipendenza internazionale e scambio di persone e cose ovvero della globalizzazione capitalistica – a tal punto da arrivare a creare problemi sistemici di ampia portata. Grazie infatti alle sue caratteristiche di alta trasmissibilità e persistenza, che riguardano rispettivamente la facilità con cui l’agente patogeno si diffonde e il tempo in cui la vittima è potenzialmente infetta, il virus si è trovato nel posto giusto al momento giusto: l’interconnessione, ovvero il numero medio di persone con cui un infetto entra in contatto, grazie ai tempi moderni è arrivata a livelli inimmaginabili. La contagiosità di questa malattia, il famoso parametro “R0” che determina il numero di persone potenzialmente contagiate dal primo infetto, è estremamente alto.

Evoluzione del modello pandemico basato sui casi giornalieri, con o senza l’intervento delle autorità sanitarie

Questa descrizione dovrebbe essere alquanto familiare. Eppure no, non si tratta della pandemia causata dal Coronavirus, bensì di un’altra che noi conosciamo da molto più tempo e con cui ancora non sappiamo fare bene i conti: quella dell’informazione. Un agente virale e l’informazione latu sensu hanno molto in comune: entrambi non vivono, non si nutrono e non sono in grado di riprodursi autonomamente. Nell’essenziale sono soltanto delle stringhe di codice che hanno come scopo quello di replicarsi il più possibile. L’uno ha come obiettivo le cellule del corpo; l’altro le persone e le fonti di informazione, come testate giornalistiche, canali televisivi e, soprattutto, Social Network. Qualcuno potrebbe obiettare che un virus è potenzialmente mortale, al contrario dell’ordinaria informazione: a questi basterebbe ricordare il recente fatto di cronaca riguardante il fervente terrapiattista Mike Huges che, a bordo del suo razzo a vapore fai-da-te, è deceduto schiantandosi al suolo nel tentativo di dimostrare che la terra fosse piatta.

Il manuale di storia del nostro studente, a questo punto, aggiungerebbe una nota a fianco per contestualizzare. Ricorda bene, scriverebbe: dalla stampa a caratteri mobili di Gutenberg, passando per il telegrafo, la radio, per arrivare alla televisione e ad internet, l’informazione è diventata il virus più potente esistente sulla faccia della terra. Trasmissibilità a velocità della luce in ogni parte del globo; alta persistenza grazie alla sua conservazione in spazi ridotti, in più copie e a basso costo; interconnessione enorme, grazie ad internet e ai Social Network – ricetta della pandemia perfetta. Un tempo – forse proseguirebbe così – il virus dell’informazione non godeva delle stesse condizioni: la trasmissibilità era messa a repentaglio dal suo vincolo naturale al linguaggio orale, o dalle scarse copie di testi scritti che si potevano riprodurre; la persistenza era normalmente molto bassa, a causa del fatto che veniva garantita dalla fragile e mutevole memoria umana – che più spesso tendeva a trasformarla in storie mitiche o leggende poco affidabili; e l’interconnessione.. quasi inesistente, soprattutto rispetto a quella attuale. 

Il libro di testo del futuro proseguirebbe forse il capitolo in questo modo: l’informazione, diventata così preziosa sia come bene da acquistare che come merce da vendere, era uno così potente che grazie al narrowcasting, ovvero la selezione dell’audience e dei contenuti ad essa indirizzati, poteva addirittura arrivare a manipolare i comportamenti delle persone come un virus vero e proprio, che entrando nella cellula ne dirotta le funzioni a proprio uso e consumo. In questo modo, ognuno entrava in contatto con informazioni e notizie che, a lungo termine, rafforzavano i suoi punti di vista fino ad estremizzare il suo pensiero, annullando la necessità di analisi critica e discussione. Notizie e informazioni erano confezionati su misura per i pregiudizi di ogni individuo e comunità. Il pensiero così distorto e manipolato finiva così per riflettersi su sé stesso e l’individuo, avendo inoltre la possibilità di creare maggiori interconnessioni e quindi di trovare altri che condividessero le stesse sempre più alterate idee, si metteva al riparo dalle informazioni che avrebbero potuto corrodere le sue convinzioni. 

In questi tempi in cui facciamo esperienza della pandemia reale, che ci costringe in quarantena e ci limita nelle nostre libertà, è forse il caso di pensare a come affrontare il virus dell’informazione che, più di tutti, mette continuamente in crisi la nostra realtà individuale e la nostra sorte collettiva. Sempre più isolati nelle nostre vite e sempre più connessi alla realtà non sociale, ma Social, ci troviamo di fronte alla più pericolosa delle circostanze: quella in cui la realtà e le opinioni di ognuno, isolate e targettizzate, rischiano di perdersi in balia del virus dell’informazione che, sempre più spesso, è utilizzato per scopi di profitto e di propaganda politica senza scrupoli. Lasciando ad ognuno le proprie conclusioni in merito, come ogni libro di storia che si rispetti sa fare, il paragrafo finale si chiuderebbe forse citando le parole del celebre giurista e professore presso l’Università di Legge di Harvard Cass Sunstein, che  scrisse in proposito:

 

“Credo sia una caratteristica molto tenace della natura umana che, se vi circondaste di persone con la vostra stessa mentalità, finireste per pensare versioni più estreme di quello che pensavate prima”

Sull’Autore

Nato e cresciuto a Bologna, cervellotico e scettico fino al midollo. Viaggio con la mente per comprendere, credendo in un'umanità sempre migliore. Anche solo un poco, poco davvero, dai.

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