The Society: la serie Netflix tra Kant e Durkheim

A luglio 2019 la serie è stata ufficialmente rinnovata per una seconda stagione che sarà distribuita a breve, ci lascia sperare Netflix.
The Society, ispirata alla favola Il pifferaio magico, narra di un gruppo di adolescenti catapultato in una versione distopica del mondo che hanno sempre conosciuto. Al rientro da una gita annullata, vi è infatti ad attenderli soltanto una copia disabitata della propria cittadina, in totale isolamento dal resto del mondo e circondata da un’interminabile foresta.
Presa consapevolezza di tale isolamento — con cui è facile immedesimarsi, nel momento storico attuale — sorge la necessità di stabilire un ordine sociale, politico ed economico, basato sulla collaborazione. In altre parole, è necessario fondare una civiltà dalla genesi.

Come nasce una società e cosa la tiene unita?
È possibile supporre l’esistenza di una morale universalmente valida?

Sono domande a cui, analizzando i significati sociologici della trama, forse, possiamo dare delle risposte. Per farlo, ci serviamo, però, de La divisione del lavoro sociale del sociologo francese Émile Durkheim e de La critica della ragion pratica del filosofo tedesco Immanuel Kant, passando per le teorie di  Max Weber e le convinzioni rousseauniane.

L’intera società, osserva Weber, è costituita da interazioni sociali il cui elemento fondamentale sia la reciprocità. Necessario, dunque, che tale interazione sia stabile, ossia, che il comportamento di ogni individuo tenga conto dell’esistenza di un altro.
Fino a qui, sembrerebbe che non ci siano problemi.
Secondo un’iniziale ottica rousseauniana, infatti, l’uomo agirebbe naturalmente per il benessere comune, garante di libertà individuale.
Allora perché, considerando la limitata disponibilità di risorse, i giovani studenti di New Ham accorrono nei supermercati con lo scopo di accumulare quanto più possibile, ignorando una potenziale redistribuzione dei beni?
Jean-Jacques Rosseau ci dice che, con il passaggio dallo stato di natura allo stato civile, l’uomo sostituisce la giustizia all’istinto. A questo punto, la voce del dovere succede all’impulso fisico, il diritto all’appettito e l’individualismo lascia spazio ad una collettività.
Quel che avviene in The Society è, invece, il regresso ad una condizione primitiva, svincolata da leggi e priva di un apparato governativo:  si è tornati, dunque, ad uno stato di natura. Con un accento machiavellico, Durkheim segue sulla stessa linea di analisi e riconduce la causa al connaturato egoismo umano, inteso come stato di eccessiva affermazione dell’io individuale nei confronti di quello sociale.
Intrinseco, sì, ma non insuperabile.

Per far sopravvivere una società: solidarietà

È possibile salvarsi, infatti, grazie a quella che il sociologo francesce definisce “coscienza collettiva”. Insieme di norme, credenze e valori comuni ai membri di un tessuto sociale, che orienta questi ultimi alla collaborazione e alla solidarietà.
Se le interazioni sono i conci di una società, la solidarietà ne è, infatti, la chiave di volta.


Distinguiamo due tipologie di strutture: da un lato, le società premoderne. Queste non lasciano spazio a differenze ed individualità e le unità sociali convivono perché simili e ugualmente sottoposte all’unità di grado superiore del contesto di cui fanno parte. Contesto in cui nessuno è indispensabile. In opposizione, le società moderne, in cui la coscienza collettiva risiede nella divisione del lavoro. Qui ogni individuo e ogni gruppo svolge funzioni diverse: la cooperazione non si fonda più sull’uguaglianza, ma sulla differenza; gli elementi restano coesi perché nessuno è autosufficiente e tutti dipendono da altri.
È quest’ultima l’organizzazione per cui si opta nella serie, quando nei ragazzi inizia a radicarsi il timore per la propria sopravvivenza.

“Nessuno di noi sarà lasciato da solo. Svolgeremo compiti a rotazione e ognuno contruibuirà come gli altri” (Cassandra, The Society)

Restaurare una società moderna senza i requisiti per farlo

Nella copia distopica di New Ham, però, la limitatezza delle risorse, la mancanza di una guida morale e la scarsa specializzazione professionale degli individui (si è costretti a svolgere lavori che non si è in grado di svolgere), collocano i protagonisti in una struttura premoderna.Il tentativo è quello di restaurare la società alla quale si è abituati, senza tener conto dell’assenza di mezzi per farlo.
Ed avviene l’inevitabile: si torna dopo poco al caos.
Una divisione forzata del lavoro e una sostanziale anomia, entrambe evidenziate da Durkheim come patologie in grado di portare al disgregamento di una società, contraddistinguono la nuova vita dei giovani.

Ma è, innanzitutto, possibile supporre l’esistenza di norme che mettano tutti d’accordo?

Sì, ma non sarebbe nemmeno necessario doverle esplicitare, ci direbbe Kant ne La critica della ragion pratica.
Poiché la morale è strutturalmente incondizionata, solo un’imperativo categorico, che ordina un «devi» assoluto, ha in sé i contrassegni della moralità. Scordatevi le circostanze, gli interessi.
Non esistono imperativi del tipo: “Se vuoi A, devi B”.
Esiste un unico “devi”.

Svolgere azioni nella piena consapevolezza di come noi stessi ne subiremmo le reazioni garantirebbe, allora, l’esistenza di leggi valide indipendentemente dal contesto in cui sono applicate?
La risposta è affermativa.
Con una versione più formale del noto “non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te”, il filosofo spiega: “agisci come se la massima della tua azione dovesse essere elevata dalla tua volontà a legge universale della natura”. In cui con legge della natura si intende un principio oggettivo, valido in ogni tempo e prescindente da ogni contenuto empirico.
Ma forse, per i ragazzi di The Society, e per noi tutti, è questa la sfida più complessa.

 

Sull’Autore

Nata nel 2000 a Roma, dove attualmente vivo e studio Comunicazione, tecnologie e culture digitali. Approfondisco i miei studi con corsi di marketing del contenuto e neuroscienza del consumo, con la volontà di coltivare le mie potenzialità nello sviluppo più complessivo possibile della mia persona. Descrizione breve? Sono solo "appassionatamente curiosa".

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