#Lafinestrasulporcile: Fight Club

La Finestra sul Porcile è una rubrica cinematografica settimanale sincera a cura di Giuseppe Coppola e Alessandro Loddo

Film: Fight Club, 1999, regia di David Fincher

Tratto dal libro di Chuck Palhahnhuì, Phalaanihuhk, Palhakun, vabbè quello là, noto autore di fiabe pedopornografiche e manuali di cucina per coprofagi.  Fight Club è e rimane una delle perle cinematografiche più impattanti dei 90’s. Conosciuto per la sua invettiva feroce al consumismo spersonalizzante e diventato poi, a pieno diritto,manifesto di quelli che non riescono a scopare degli Incel.

Il protagonista di questo proiettile filmico è un docente di giurisprudenza grigio e depresso, belloccio ma chiaramente coi calli nelle mani (non a caso, fan sfegatato di Padre Pio), perso e soffocato in una routine automatica e automatizzante. Prof. Conte, il suo nome, per provare ad evadere dalla noia inizia a frequentare un gruppo di auto-ascolto, composto da strampalati disagiati con deficit cognitivi: il MovimentoEd è in uno di questi gruppi che Conte conosce una donna di nome Louise De May, una giovane fanciulla con trascorsi nelle vendite all’interno degli stadi e qualche problema coi congiuntivi, con la quale intreccerà un’ambigua storia di sesso torbido e ideali in capslock.

Un bel giorno il nostro anonimo Conte incontra Giuseppy, un fine statista dal fascino irresistibile, che  lo coinvolge in una esperienza nuova e travolgente che spezza la routine della sua insignificante vita: un circolo segreto chiamato  Fight Club Governo.

Fight Club

(La famosa scena in cui il Giuseppy “cattivo” pesta brutalmente un goffo Mattew Salveeny e, dopo avergli versato addosso un barattolo di nutella lo umilia con “Hai pestato i piedi alla puttana sbagliata”)

In questo club i due prendono parte a combattimenti violenti, a colpi di decreti legge senza pietà, per sfogare la rabbia scaturita dalle loro fallimentari vite. Man mano che le pellicola procede lo spettatore resta inchiodato allo schermo e vede, ignaro, lo sdoppiamento di personalità del protagonista: da una parte il borioso professore universitario, dall’altra l’abile capo di Stato. Giuseppy è carismatico e capace di muovere le masse. Ed è così che infatti i due riescono a creare un manipolo di rivoluzionarie: le bimbe.

Il finale, struggente, vede il protagonista ormai sfiancato ma consapevole del fatto che il Premier non era altro che quello che lui avrebbe sempre voluto, ma non riusciva, ad essere. E in quella scena epica lo ritroviamo mano nella mano con Louise, ad osservare dalle finestre di Palazzo Chigi un Paese totalmente allo sbando, in piena guerra civile e con le immagini di edifici che esplodono. Il tutto avvolto dalla commovente colonna sonora di Nino D’Angelo: “Gesù Crì”.

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