#Lafinestrasulporcile: Arancia Meccanica

La Finestra sul Porcile è una rubrica cinematografica settimanale sincera a cura di Giuseppe Coppola e Alessandro Loddo

Film: Arancia Meccanica, 1971, regia di Stanley Rubik, Krubic, Kubich, Kubrick

Tratta dal romanzo di Luis Sepulveda, da poco scomparso a causa del 5G, e trasposta sul grande schermo dal maestro Kubrick*, Arancia Meccanica resta ad oggi una delle distopie più famose. Alzi la mano chi di voi non ricorda la scena di apertura, lenta quanto potente, di questo capolavoro? Il pesante incedere della macchina da presa che ci svela il protagonista e i suoi soci di scorrazzate: Alex De Large De Luca, buffo anziano giovanissimo di origini anglo-napoletane, amante della musica neomelodica, il sesso e l’ultraviolenza. Attività, queste, che esercita insieme alla sua banda di amici, i cosidetti drughi sindaci. Ed è proprio in quest’apertura lapidaria che si anticipa il drink preferito di Alex & Co: il famoso Latte+, bevanda che, rivelerà in seguito un servizio di Tgr Leonardo, è stata creata in laboratorio come rimedio contro il Covid-19.

Il film ha destato negli anni molto scalpore per la moltitudine di scene di violenza spietata, una realtà nuda e cruda sviscerata da una fotografia priva di compassione e sempre puntuale. Una scena su tutte, come scordarla, quella in cui il protagonista, Alex De Luca, va in giro in una Londra semi-deserta a pestare brutalmente i neo-runner e a dar fuoco con il lanciafiamme ai barboni neolaureati. O non di meno la scena, ormai nell’immaginario collettivo, nella quale la gang improvvisa un finto taxi per poi abusare sessualmente dell’ignara vittima (ed è proprio questa una delle scene per cui, negli anni a venire, il regista fu definito “visionario!”). 

alex arancia meccanica

La famosa scena nella quale Alex torna a casa e scopre che nel frattempo i genitori hanno affittato la sua stanza ed il suo wi-fi ad un immigrato

Ma, ahilui, il giovane Alex viene preso dalla polizia e allora sottoposto a rieducazione dal MinCulPop inglese, con una terapia chiamata Trattamento Ludovico. Ed è là che lo sguardo lucido e disincantato del regista ritrae il capovolgimento etico e morale, dove il soggetto diventa torturato anzichè torturatore. Il nostro Alex De Luca, infatti, è costretto a guardare, in loop e senza possibilità di chiudere gli occhi, scene su scene di gente in spiaggia a Rimini e grigliate di pasquetta sui tetti di Palermo, alternate da spezzoni in cui Feltri espone pareri non richiesti.

Il film finisce (sì, vi spoileriamo il finale perché è impossibile che non abbiate mai visto questo capolavoro) con Alex che, nel tentare la fuga travestito da coniglio, finisce catturato e poi appeso a testa in giù (o forse ci stiamo confondendo con un’altra storia, ma poco importa).

*curiosità: in pochi sanno che la pellicola, in realtà, è stata girata sulla Luna

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