“Guardare un po’ più in là”: Un approccio multidisciplinare per affrontare l’emergenza sanitaria

A seguito dello scoppio della pandemia di Covid-19 si è sviluppata una nuova tendenza all’interno dei governi: che i primi ministri si facciano affiancare da esperti, tecnici, specialisti perché li consiglino sulle decisioni da prendere. I migliori scienziati, medici, epidemiologi, analisti, psicologi comportamentali sono stati chiamati ad aiutare i propri governi per garantire il funzionamento migliore possibile della macchina del paese, a partire dal sistema sanitario.

Questa tendenza sta dando vita a un fenomeno relativamente nuovo, sicuramente non comune per la realtà politica italiana. Esperti di discipline diverse, provenienti da differenti background, stanno lavorando insieme – come una unica entità – per affrontare al meglio questo momento di crisi.

Ma si può dare il proprio contributo anche a livello non governativo, come stanno facendo molte aziende e associazioni Italiane, mettendosi a disposizione per aiutare – dalla produzione di mascherine a servizi per il pubblico al volontariato.

Mirko Modenese, statista ed epidemiologo, è head data scientist di Humco, una startup che utilizza l’Intelligenza Artificiale per massimizzare l’efficienza produttiva delle aziende. Dallo scoppio della pandemia, Modenese ha reso disponibile lo sforzo produttivo della sua compagnia per trovare soluzioni innovative tese a migliorare il funzionamento del nostro sistema sanitario.

 

fonte: Sanità Digitale

 

Il primo progetto in cui Humco si è cimentata dall’inizio della pandemia è un sistema che sfrutta il riconoscimento facciale per accelerare la diagnostica delle radiografie. Il funzionamento della procedura è abbastanza semplice da comprendere: il riconoscimento facciale “apprende” quali sono le sembianze del Covid-19 analizzando le radiografie di pazienti infetti e poi ne individua la presenza nelle immagini radiografiche dei soggetti che vengono sottoposti all’esame. Questo metodo permette di diminuire il tempo necessario per raggiungere una diagnosi tramite radiografia da una media di 15 minuti a una questione di pochi secondi.

Ma perché è importante massimizzare la velocità di diagnosi? Uno studio dell’Università di Wuhan, effettuato nell’ospedale di Zhohnan, ha dimostrato, ci spiega Modenese, che il 41% di chi entra in ospedale negativo al virus, lo contrae all’interno della struttura. Il tempo trascorso negli ospedali rappresenta quindi un alto rischio per tutti i soggetti sospetti ma fino a quel momento negativi. Di conseguenza accorciare i tempi di attesa, ossia il tempo che bisogna passare nelle strutture ospedaliere, diminuisce il rischio che soggetti sani vengano infettati.

Molto di quello che faccio” racconta Modenese parlando della sua esperienza, “deriva dal mio background personale”. Infatti, pur essendo passato a lavorare per il mondo dell’Intelligenza Artificiale, Mirko non ha mai perso contatto con il suo campo di studio originale. Si è quindi sentito immediatamente stimolato a sfruttare le sue conoscenze e la sua esperienza professionale per cercare di alleviare il carico pesantissimo che grava attualmente sul sistema sanitario nazionale.

Il team di Humco, ora a lavoro in questo senso, include ricercatori e professionisti di vari settori, tra cui statisti, virologi, epidemiologi, specialisti delle telecomunicazioni, e psichiatri. A partire dalla fruttuosa conversazione e cooperazione tra tutte queste diverse discipline, dopo la prima idea (di cui sopra), ne sono nate molte altre: “al momento stiamo lavorando ad almeno tre diversi progetti, che sono nati dalla discussione tra i ricercatori”.

Tra le altre, in Humco si sta attualmente studiando un sistema per controllare la diffusione del virus attraverso la tecnologia e i dati forniti dalle telecomunicazioni. L’obiettivo è quello di monitorare gli spostamenti del Covid-19 triangolando i dati raccolti a partire dalla geo localizzazione, dai social network e gli smartphone, combinandoli con lo studio delle “traiettorie” degli utenti. In questo modo sarebbe possibile capire chi è a rischio di infezione basandosi sulle persone infette con cui sia eventualmente entrato in contatto. Diventa in questo caso molto più semplice anche predire, per esempio, quali strutture in quali aree geografiche, saranno sottoposte a maggiore pressione.

Fonte: Tecnelab

Il lavoro che Humco sta facendo però, secondo Modenese, non dovrebbe limitarsi alla fase acuta del problema. C’è molto, invece, che possiamo imparare da questa situazione straordinaria. Molti miglioramenti, per esempio, che studiati e messi in atto per necessità durante la crisi, potrebbero rimanere passi importanti anche una volta ristabilitasi la cosiddetta normalità. È importante riflettere sulle debolezze presenti a livello di sistema e messe in luce dalla pandemia per alzare lo standard generale.

Non è accettabile per un paese civilizzato non avere un piano di emergenza in caso di pandemia”: Modenese vede questo momento drammatico come un’opportunità per migliorarsi, sia a livello individuale che nazionale. Per quanto riguarda il sistema sanitario, prevede, “ci sarà una vera e propria rivoluzione in questo campo, ed è assolutamente necessaria”.

Questa potrebbe anche essere una buona occasione per modernizzare il sistema sanitario, per esempio iniziando a inserire su più vasta scala l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale e dei Big Data per velocizzare le procedure interne delle strutture. Oltre naturalmente a predisporre gli strumenti per fronteggiare un’ipotetica futura pandemia.

L’approccio multidisciplinare adottato in Humco, comune nell’ambito della ricerca ma poco diffuso a livello istituzionale e industriale, potrebbe essere un altro fattore che lasci un segno positivo sulla nostra società e il nostro modo di intendere il lavoro e l’approccio all’innovazione. “In molti altri paesi avere un dipartimento di ricerca e sviluppo nelle aziende è normale, mentre purtroppo in Italia è spesso considerata una perdita di tempo”. Modenese, al contrario, si augura che questo modo di lavorare visto da alcuni come una perdita di tempo diventi la prassi. Avere più prospettive porta sempre a un’analisi più profonda.

È importante” in conclusione, “osservare quello che un momento di crisi [come quello che stiamo vivendo] ci può insegnare”. Ed è essenziale, quando si lavora per contrastare una crisi, non limitare le proprie prospettive. Al contrario, suggerisce Modenese, è vitale “guardare un po’ più in là”, e prendere dai momenti bui tutto quello che possono offrirci per rendere il nostro futuro più luminoso.

Sull’Autore

Articoli Collegati