Addio per sempre, BoJack! (Contiene SPOILER)

Fa un certo effetto, per chi ha amato e seguito BoJack Horseman fin dall’inizio, sapere che la sua saga finirà per sempre. Questa serie animata irriverente, dramedy, avente momenti dark e grandi rinascite, ci ha accompagnati per sei anni, dal 2014.
Il protagonista è un anti-eroe, un cavallo attore in declino tormentato dalle sue dipendenze, dai suoi fantasmi del passato e dagli irrimediabili errori che ha commesso.
L’ultima stagione è suddivisa in due parti, la prima è uscita su Netflix a ottobre dello scorso anno (potete leggere la mia recensione qui), la seconda il 31 gennaio scorso.

L’addio di BoJack è stato come ce lo aspettavamo?
Ognuno di noi ha una personale risposta a questa domanda: c’è chi è rimasto con l’amaro in bocca, chi invece ha trovato il finale di serie commovente e coerente. Mi ritrovo sicuramente in quest’ultima categoria.

Ma prima di considerare l’estremo congedo di BoJack, vediamo come ci hanno salutato gli altri personaggi principali.

Una delle storyline più belle è senza dubbio quella di Diane, che ha avuto un percorso difficile ma positivo. Trasferitasi a Chicago con il suo nuovo fidanzato Guy, ha affrontato il demone della depressione decidendo di prendere dei farmaci per aiutarsi, venendo a patti con cambiamenti fisici (mette su qualche chilo) e soprattutto emotivi. L’antidepressivo attutisce il suo senso critico e le rende difficile scrivere la sua autobiografia. Ma è proprio mentre tenta di scriverla che crea un’altra storia, non la sua, bensì quella di una ragazza che lavora al centro commerciale e s’improvvisa detective. La storia si scrive quasi da sé, ma inizialmente Diane storce il naso: scrivere una storiella leggera non era il suo obiettivo. Ma perché gettare via tutto? Forse, come le dice Princess Carolyn, ora non è, per lei, il momento di raccontare la sua vita e i suoi traumi passati; magari è il momento di scrivere qualcosa che diverta e distragga, un romanzo che potrebbe aiutare qualche adolescente che, come lei in passato, sta vivendo un momento difficile e potrebbe trovare in un libro una consolazione. In questo modo, niente sarà stato vano.

Princess Carolyn è un altro personaggio che cresce e trova la sua dimensione. Ama lavorare e impara ad accettarlo, a non vergognarsene, e anzi, trova un compagno sia di lavoro che di vita: il suo assistente Judah, che finisce per sposare. Un uomo paziente, stakanovista come lei e contento di esserlo, qualcuno con il quale può percorrere il suo (il loro) sentiero, assieme naturalmente alla sua bambina porcospino.

È proprio grazie a Todd che la piccola di Princess Carolyn può starle vicina anche quando lei lavora. Todd, già babysitter della piccola, capisce che sarebbe bravo a occuparsi anche di molti bambini, e fonda un asilo nido da lui gestito, dove i bimbi talvolta sono anche suoi colleghi (if you know what I mean, n.d.r.). Inoltre, inizia una relazione asessuata con la coniglietta Maude e riallaccia i rapporti con sua madre regalandoci una grande verità: a volte le persone non sanno come starci vicine, non sanno cosa fare e sbagliano, ma almeno ci provano. E sua madre ci prova: è questo a fare la differenza.

Dulcis in fundo, BoJack. Il pilastro, fragile e tremolante, di tutto lo show. Il nuovo BoJack ha i capelli sale e pepe e insegna recitazione al Wesleyan College, frequentato anche da sua sorella Hollyhock, che è venuta a conoscenza di uno dei momenti più bassi e inaccettabili di suo fratello: l’episodio con la figlia minorenne della sua amica cerbiatta Charlotte, risalente alla seconda stagione (BoJack era quasi andato a letto con lei, dopo averla accompagnata al ballo della scuola e aver fornito l’alcool a una sua amica, poi finita in coma etilico). Purtroppo, Hollyhock non riesce a perdonare BoJack.

Come insegnante BoJack trova la sua dimensione e aiuta i suoi studenti a trovare la loro. È commovente l’attaccamento che essi mostrano per lui in occasione dello spettacolo teatrale di fine anno che BoJack stesso mette in piedi. Purtroppo, questo glorioso momento è guastato da quella verità scomoda che ora trapela e che è obbligato ad affrontare: era stato lui a dare la droga a Sarah Lynn, non l’ha protetta, non ha tenuto conto della fragilità e delle sofferenze della ragazza.

Ed è così che BoJack cede, e cade, cade giù, sempre più giù. Beve di nuovo, si mette al volante e arriva miracolosamente illeso alla sua ormai ex villa (l’ha venduta perché era troppo piena di ricordi) e vi entra abusivamente. Stordito, fa un bagno in piscina e dà vita a un episodio memorabile, il penultimo (per molti fan avrebbe dovuto essere l’ultimo) in cui sogna, incosciente, in bilico fra la vita e la morte, di partecipare a una delirante cena con spettacolo a seguire (e con Zach Braff che fa da maggiordomo). Gli invitati sono sua madre Beatrice, suo padre Butterscotch nei panni dell’atleta Secretariat, che aveva interpretato, Sarah Lynn e il suo amico Herb Kazzaz, nonché un suo zio morto durante la seconda guerra mondiale.

Tutti parlano della loro morte, ma anche della loro vita e dei loro errori, togliendosi la maschera e gettandosi alla fine, uno a uno, in una porta che dà sul nulla, verso la morte e l’oblio.

Tutti, suppongo, abbiamo creduto di essere in procinto di assistere alla morte di BoJack. Ma così non è stato. L’antieroe alla fine sopravvive e in questo non c’è niente di scontato.
BoJack finisce in prigione, nonché sulla bocca di tutti. La sua carriera è finita? E la sua vita?
Lo ritroviamo, circa un anno dopo, al matrimonio di Princess Carolyn, con la quale balla scambiandosi affetto e complicità e pacificando il loro rapporto conflittuale (ricordiamo che i due, a inizio serie, stavano insieme).

E poi ecco Diane, sua amica, confidente, sua ultima speranza – prima di gettarsi, semi-incosciente, in piscina, aveva chiamato proprio lei. Alzi la mano chi, nel corso di questi sei anni, non ha sperato che i due sarebbero finiti insieme. Ma no, sarebbe stato sbagliato, perché in realtà BoJack e Diane sono due amici. Profondamente vicini spiritualmente, segnati da diversi traumi, due anime affini ma forse troppo, per riuscire a stare insieme.

Diane nel frattempo si è sposata con Guy e sa che la sua strana amicizia con BoJack non avrà probabilmente futuro. Ma si ritrovano su un tetto, come già in passato, in silenzio, a contemplare le stelle, forse con le teste piene di parole non dette, parole che stonerebbero se pronunciate ad alta voce. Entrambi sanno che, come dice Todd in un impeto di saggezza, “È stato bello finché è durato“.

Il finale di serie non è da fuochi d’artificio, non è troppo tragico né troppo commovente. Non sembra una buona recensione… ma invece lo è. Chi chiede al cinema e alle serie tv spettacolarità e grandiosità, forse si aspettava una grossa tragedia (magari la morte di BoJack). Ma questo è un finale realistico: la vita è fatta di cadute, di passi falsi, di gesti immorali e stupidi, di ricadute, di momenti bui e senza speranza. Ma, se si è forti abbastanza per riuscire a rialzarsi, la vita allora è fatta anche di resistenza, di duro impegno, di precari sprazzi di gioia. Non sappiamo che ne sarà di BoJack così come nemmeno BoJack sa che ne sarà di lui. Non gli resta che andare avanti passo dopo passo, contando i giorni da sobrio e pregando di riuscire a trovare sempre la forza di restare in piedi.

Sull’Autore

Classe 1987. Sono nata e vivo a Gorizia, ho conseguito la laurea magistrale in Filosofia presso l’Università degli Studi di Trieste nel 2015. Collaboro con le riviste “Charta sporca” (per la quale scrivo recensioni di film e articoli su tematiche filosofiche), “Friuli Sera” (dove analizzo opere di Street Poetry e Street Art nella rubrica “Poesia di strada”) e con “La Chiave di Sophia”. In passato ho scritto per due quotidiani locali, “Il Piccolo” e “Il Messaggero Veneto” di Gorizia. A maggio 2017 la casa editrice Historica ha pubblicato il mio racconto “Imago” nell’antologia “Racconti friulani-giuliani” e di recente è stato pubblicato un mio saggio su “Esercizi filosofici”. Le mie passioni sono la scrittura, la filosofia, il cinema, i libri e l’insegnamento.

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