Il coronavirus di Wuhan – quello che sappiamo e quello che stiamo cercando di scoprire

Nella mattinata di ieri 26 gennaio 2020 il ministro della Commissione Nazionale della Sanità di Pechino Ma Xiaowei ha tenuto una conferenza stampa con i media cinesi e internazionali insieme a quattro suoi colleghi, tutti esperti nel delicato argomento di cui si sarebbe andato a parlare.

Tale argomento della discussione si è dimostrato essere logicamente il coronavirus di Wuhan. I cinque ministri gli unici partecipanti a non indossare mascherine.

Dopo i 56 decessi (dichiarati dal governo Cinese) registrati nella cittadina focolaio dell’infezione dal primo gennaio, sta iniziando a preoccupare anche l’occidente. Negli ultimi giorni, tre casi sono stati infatti accertati  in Francia, due in Spagna e Svizzera e tre in Usa . Il totale degli infetti sfiora a oggi le 3000 persone, 1985 delle quali solo in Cina. Altri paesi contagiati sono il Giappone, con 5 casi a Hong Kong riportati dal South China Morning Post, Tailandia, Corea del Sud, Taiwan, Malesia, Australia, Vietnam e Nepal. Tre casi particolarmente preoccupanti a Pechino: al contrario della maggior parte degli affetti, i pazienti non si sono recati recentemente nello Hubei, regione d’origine del virus.

L’infezione non accenna a diminuire e anzi, a sentire Xi Jinping, “sta accelerando”. Si tratterebbe quindi di un vero e proprio allarme e non più di mero allarmismo. Rassicura tuttavia il fatto che l’Organizzazione mondiale della sanità non abbia ancora dichiarato lo stato di emergenza internazionale.

Fonte: cdc.org

Che cos’è il coronavirus – quello che sappiamo

Il coronavirus è una tipologia virus a RNA abbastanza comune. Appartiene alla famiglia delle Coronaviridae, dal greco κορώνη (“ghirlanda”), così denominate a causa della loro peculiare forma frastagliata visibile al microscopico elettronico. Questo tipo di virus si manifesta sia nell’uomo provocando generalmente febbre e lievi infezioni delle vie respiratorie, che negli animali con sintomi variabili. Parrebbe che proprio a partire dagli animali sia avvenuta la prima trasmissione in questo caso. Precisamente nel mercato del pesce di Wuhan.

Sembra improbabile che il virus sia giunto a noi dal pesce“, spiega Ian Jones, professore di Virologia dell’Università di Reading, in un’intervista al Guardian. Si tratterebbe infatti di un “salto” poco realistico. Più ragionevole l’ipotesi che l’infezione si sia diffusa a partire da qualche altro animale presente nel sito.

In questi casi il primo contagio (da animale a uomo) è accidentale, “il virus,” chiarisce Jones, “ha appena le capacità di trasmettersi all’essere umano” e deve poi mutare per potersi adattare all’organismo ospite e trasmettersi nuovamente (da uomo a uomo). Secondo il professore è importante non spaventarsi troppo, sarebbe infatti verosimile che la malattia si trasmetta più velocemente nel mondo animale che tra gli uomini.

Data la velocità di propagazione registrata negli ultimi giorni viene da chiedersi se questo sia una possibilità effettivamente auspicabile. Nel frattempo Pechino ha sospeso il commercio di animali selvatici fino a nuovo ordine.

Fonte: leganerd.com

Quello che stiamo cercando di scoprire – e le strategie di prevenzione e trattamento

È importante a questo punto conoscere la sequenza del virus. Cosa che permetterebbe innanzitutto di verificare con precisione se i soggetti che presentano sintomi compatibili siano effettivamente affetti dal virus di Wuhan in modo da prendere provvedimenti mirati, e in secondo luogo di studiare un vaccino in maniera efficace. In questa fase si conosce solo la base per lo sviluppo di un eventuale vaccino. Essenziale è anche lavorare per scoprire il “reproduction number”, o numero di riproduzione. Si tratta di capire quante persone contagi in media una persona affetta. Un numero maggiore a uno indicherebbe la crescita della popolazione contagiata, inferiore a uno la diminuzione. Calcolarlo è particolarmente difficile per diverse ragioni.

Nello stadio iniziale della diffusione la casistica che risulta più immediata e può quindi essere fonte di studio è quella legata unicamente ai soggetti più gravi. Si potrebbero tuttavia verificare casi caratterizzati da sintomi meno severi, che passano pertanto inosservati, con il rischio di aumentare i contagi. Il tutto si è complicato ulteriormente dopo un recente studio condotto da The Lancet, che ha rivelato come il virus di Wuhan si manifesti anche in forma silente, ossia nonostante la totale assenza di sintomi. Il soggetto è comunque contagioso sia prima che i sintomi si manifestino (il periodo di incubazione varia da 1 a 14 giorni) che nell’eventualità della loro assenza.

Fonte: sciencealert.com

Per quanto riguarda il trattamento, il protocollo per ora consigliato è di tenere sotto controllo i sintomi e stabilizzare il paziente in fase acuta in modo da sostenere il sistema immunitario nella speranza che l’organismo riesca a debellare il virus. Nel peggiore dei casi (qualora il sistema immunitario non sia abbastanza efficace) si cerca di impedire per lo meno la ulteriore riproduzione del virus nel soggetto. Il governo Cinese si è impegnato a costruire un nuovo ospedale per fronteggiare al meglio l’emergenza. Il cantiere è già aperto e la struttura dovrebbe essere operativa e pronta a ospitare circa 1300 pazienti entro due settimane.

Intanto, ha annunciato alla conferenza il vice direttore della Commissione per l’Educazione di Pechino Li Yi, si rimanda la riapertura delle scuole. L’interdizione interessa tutti gli studenti dalle scuole elementari alle Università. Il Guardian riporta di 13 città attualmente bloccate, mentre 11 milioni di cittadini sono confinati solo a Wuhan.

Nel frattempo sono stati rinviati i festeggiamenti del Capodanno Cinese, previsti per il due e tre febbraio, in Cina come a Roma e Milano.

Fonte: New York Times

Fonti: The Guardian, La Repubblica, Corriere della Sera, The Lancet, World Health Organization, South China Morning Post

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