Referendum e Germanicum

Qualche veloce parola sul caso del referendum leghista appena bocciato dalla Corte Costituzionale. Sempre e ovviamente attendendo le motivazioni della sentenza, appare chiaro come l’espressione chiave, l’architrave, dell’intero ragionamento della Corte è stata: “la proposta leghista avrebbe introdotto una manipolazione eccessiva”. E subito le polemiche, principalmente in salsa leghista, si sono scatenate.
Il tutto però potrebbe essere vittima di un clamoroso fraintendimento. Se la Lega grida alla scandalo, lo fa sostenendo che la Corte abbia, in qualche modo, bocciato la formula elettorale proposta (un maggioritario puro); in realtà, a mio avviso, la Corte ha bocciato la proposta leghista non sulla formula elettorale, ma sulle modalità seguite per ottenerla.
Risulta risaputo che una legge elettorale deve essere sempre in vigore, nel senso che non è ammesso un periodo di inter-regnum tra due leggi elettorali. La ratio di questo è palese: sarebbe alquanto problematico non avere una legge elettorale pienamente funzionante proprio nel mondo del bisogno del voto, in qualunque evenienza questo si presentasse.  La legge elettorale, infatti, trasforma i voti ottenuti in seggi. Senza una legge elettorale pienamente in vigore, dunque, non sarebbe possibile distribuire i seggi, non sarebbe possibile avere maggioranze e Governi.
Ebbene, la proposta leghista faceva propria questa esigenza sostenendo che si potesse seguire la strada già intrapresa dalla legge delega con la quale il Parlamento ha affidato la modifica dei collegi elettorali conseguentemente alla decisione del taglio dei parlamentari decisa alcuni mesi fa. Ne consegue, questa la pensata leghista, che basterebbe modificare quella delega, epurandola da tutti quegli elementi proporzionali e facendo quindi trasformare tutti i collegi in uninominali, creando dunque, de facto, un sistema maggioritario puro.
La Corte Costituzionale ha rigettato una simile soluzione, ritenendo eccessivamente manipolativa. Manipolativa nel senso che va a distorcere il senso di una delega pensata per determinati obiettivi, ma che voleva essere usata per altri. In altre parole, come giustamente ricorda Cassese, si è presa una delega che aveva come compito quello di ridisegnare i collegi elettorali per cambiare, nei fatti, il sistema elettorale. E questo non è ammissibile.

Simulazione nella distribuzione dei seggi alla Camera e al Senato secondo la nuova proposta di legge elettorale, il c.d. Germanicum. I seggi totali disponibili sono inferiori a quelli stabiliti in quanto non vengono calcolati, nella simulazione, i parlamentari eletti in Valle d’Aosta e quelli eletti nella Circoscrizione Estero. Elaborazione YouTrend per Cattaneo Zanetto & Co.

Qui terminano le considerazioni sulle modalità e si apre la discussione, più politica, sui sistemi elettorali. Perché risulta evidente che il tentativo, rivelatosi maldestro, della Lega era quello di favorire la nascita di un sistema elettorale, maggioritario, che avrebbe avvantaggiato proprio il partito del Carroccio e dei suoi alleati. Del resto, nonostante tutto e tutti, il partito di Matteo Salvini naviga a gonfie vele e il recente exploit di Fratelli d’Italia e la costante presenza di Forza Italia di Silvio Berlusconi garantiscono alla coalizione di Centro-Destra percentuali pari o superiori al 50%. Un sistema maggioritario, tradizionalmente favorevole ai partiti più grandi e forti, permetterebbe alla coalizione di destra di dominare il Parlamento.
Ecco dunque la nascita di una proposta anti-destra (leggasi anti-Salvini) delle forze di maggioranza. Un sistema proporzionale puro (senza collegi uninominali) con una soglia di sbarramento piuttosto alta (5%), ma con un meccanismo che permetterebbe anche ai partiti che non raggiungono tale soglia di poter entrare in parlamento (“Diritto di Tribuna”). Ecco a voi il Germanicum. Un sistema che vuole ispirarsi al sistema tedesco, non riuscendovi affatto. Il problema è, in realtà, tutto italiano: siamo ossessionati dal sistema elettorale tedesco, anche se non lo capiamo minimamente. E così, dal Germanicum spariscono i collegi uninominali (presenti, con correttivi, nel sistema tedesco), si aggiunge il Diritto di Tribuna, scopiazzandolo da un sistema analogo a quello del sistema elettorale tedesco ma che qui è giustificato non solo dalla presenza dei collegi uninominali, ma anche del numero variabile di seggi distribuibili, i cosiddetti “mandati in eccedenza”. Forzature che si rendono necessarie, sia questo ben chiaro, per risolvere la grande contraddizione alla base: i due sistemi “Paese” sono radicalmente differenti, impossibile fare un vero e proprio copia e incolla. La Germania è una repubblica federale, da qui l’esigenza di quel sistema elettorale. Senza contare poi la grande contraddizione insista nella scelta stessa. Il sistema elettorale tedesco, nonostante la sua natura – vero – essenzialmente proporzionale ha garantito estrema stabilità ai Governi tedeschi; complice anche, ovviamente, la presenza di alcuni meccanismi di razionalizzazione, come quello della sfiducia costruttiva. La sensazione, tuttavia, è che con la scusa del sistema proporzionale puro, in modo da garantire a tutti di essere rappresentatati, si voglia da un lato creare una situazione di voluta ingovernabilità e dall’altra si voglia favorire la creazione di un duraturo asse M5S-PD.
Attenzione però, perché non prevedendo meccanismi maggioritari o di correzione in tal senso, la distribuzione dei seggi dipenderà tutta sull’adozione del metodo di calcolo del quoziente elettorale. Senza entrare nei tecnicismi della materia (e credetemi, è una materia altamente tecnica), l’adozione di un sistema di calcolo del quoziente elettorale (che serve per distribuire i seggi) piuttosto che un altro, potrebbero riservare alcune sorprese. Ad esempio, diversi studi rivelano come l’adozione del sistema d’Hondt potrebbe portare al controproducente effetto di favorire, anziché danneggiare, le forze di Destra. Il sistema d’Hondt, infatti, favorirebbe maggiormente i partiti maggiormente radicati sul territorio e quale partito è il più radicato sul territorio se non proprio la Lega?

Si ricordi poi la massima, sempre vera ed eterna, sulle leggi elettorali: “Le leggi elettorali si fanno e si disfano per vincere le elezioni”. Per vincere; ma le simulazioni elaborate da YouTrend e commissionate da Cattaneo Zanetto & Co. (stiamo parlando di due pesi massimi nei loro rispettivi settori) mostrano una realtà ben differente. Allo stato attuale, la Camera dei Deputati metterebbe in palio 400 seggi; le forze di destra ne conquisterebbero circa 220 (la Lega conterebbe, da sola, 143 seggi). Il PD (o cosa diventerà il PD post-elezioni in Emilia) si fermerebbe a 86, il Movimento 5 Stelle a 76. Situazione non particolarmente differente al Senato, dove sono 200 i seggi da distribuire. La destra conquisterebbe 112 seggi, il PD solo 43 e il M5S ne otterrebbe 37.
La questione è molto semplice, in realtà. Quando vi è una coalizione che è data, dai sondaggi, al 50% non c’è sistema elettorale che tenga, Germanicum o meno. Tutta da verificare, poi, l’effettiva esistenza di un asse M5S-PD alla luce di ovvie considerazioni: oggi il M5S ha un numero di seggi superiori a quelli del PD, un domani questo potrebbe non essere più vero; è dunque ipotizzabile che il M5S accetti una sudditanza politica, anche nei numeri, rispetto al PD?

Sull’Autore

Nato in uno sperduto comune della provincia pavese nel 1991, ho terminato gli studi magistrali in Economia, Politica ed Istituzioni Internazionali all'Università di Pavia. Da sempre interessato alle Relazioni Internazionali e ai meccanismi di gestione del potere, affronto temi anche molto caldi in modo diretto e senza ipocrisie.

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