La paura del MES

In quest’ultimo periodo sicuramente avrete sentito parlare di Mes e dei problemi che sta causando all’interno di Palazzo Chigi.

Ma che cos’è realmente il MES e come funziona? Ma soprattutto, perché fa così paura?

Cerchiamo di partire dall’inizio, il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) detto anche Fondo Salva Stati, è un’organizzazione a carattere regionale nata come fondo finanziario europeo per la stabilità finanziaria della zona euro, istituita dalle modifiche al Trattato di Lisbona approvate il 23 marzo 2011 dal Parlamento Europeo.

Esso ha assunto però la veste di organizzazione intergovernativa, il quale può imporre scelte di politica macroeconomica ai paesi aderenti al Fondo.

Il Consiglio Europeo di Bruxelles del 9 dicembre 2011, con l’aggravarsi della crisi dei debiti pubblici, decise l’anticipazione dell’entrata in vigore del Fondo, inizialmente prevista per la metà del 2013, a partire da luglio 2012.

Il MES è attivo da luglio 2012 con una capacità di oltre 650 miliardi di Euro compresi i fondi residui dal fondo temporaneo europeo, pari a 250-300 miliardi, è in effetti una componente molto importante per la politica monetaria.

In sostanza, questo fondo comune, è finanziato dagli stati membri i quali contribuiscono in base al loro PIL, il primo contribuente è la Germania con il 27% poi Francia con il 20% ed Italia con il 18% a seguire tutti gli altri stati che fanno parte dell’Euro zona.

Per esattezza l’Italia ha contribuito con 14,3 miliardi su 80 miliardi totali e non è assolutamente vero che l’Italia ha versato 125 miliardi, i quali in realtà sono la somma totale dei bond italiani i quali il MES può emettere, fino ad un massimo di 705 miliardi.

Il 19 giugno scorso il premier Giuseppe Conte alla Camera spiega la bozza di accordo sul MES in agenda al vertice Ue del giorno dopo, poco dopo la maggioranza di M5S e Lega approva una risoluzione, che vincola il governo a rifiutare accordi sul Mes.

Automatismi nell’imporre default ai Paesi che chiedano un prestito dal Fondo Salva-Stati (MES) erano stati proposti da Germania, Olanda e altri, ma l’idea non è passata.

A questo punto abbiamo abbastanza chiaro che cos’è questo fondo ed in che cosa consiste, ora però concentriamoci su un’altra domanda, perché il MES cambia?

La riforma serve in primis per permettere al MES dal 2024 di prestare ad un fondo unico, costituito dalle banche europee, per finanziare l’operatività degli istituti che falliscono, se i 60 miliardi di questo fondo non bastano, il Mes potrà fornire altre risorse.

In questo modo si evita di dover prestare i soldi attraverso gli Stati nei quali si trovano le banche fallite e dunque di aumentarne il debito pubblico, questo passo dell’Unione bancaria può servire anche all’Italia.

Oltre a questo “aiuto futuro” il MES affiancherà la Commissione UE nel valutare se un governo che chiede un salvataggio sia in grado di rimborsarlo, poiché l’analisi del debito era competenza della sola Commissione UE.

Se si concludesse che lo stato che chiede il salvataggio non è in grado di rimborsarlo, il MES può rifiutare l’aiuto, in questo modo lo stato in questione obbliga ad imporre perdite ai suoi creditori riducendo così anche i debiti preesistenti, accedendo poi al salvataggio MES.

Tutto questo meccanismo è stato fortemente contestato da Matteo Salvini, nonostante il processo di riforma sia iniziato ed approvato quando lui era al governo, ma ora è considerato un meccanismo burocratico che limiterà le nostre libertà.

Questo perché si pensa che l’Italia si tagliata fuori dagli aiuti se prima non ristruttura il debito, ma in realtà con la riforma il MES disporrà di altre due tipologie di linee di credito.

La prima è chiamata PCCL (Precautionary conditioned credit line) che è accessibile da quei paesi il cui rapporto debito PIL è sotto il 60% e come sappiamo ,con l’odierno 135% l’Italia è fuori da questa linea.

Ma la seconda linea di credito, l’ECCL (Enhanced conditions credit line) è accessibile da tutti i paesi dell’area Euro ed esclude che l’aiuto sia subordinato alla ristrutturazione del debito.

Direi che più allarmante è la situazione con cui viene gestita non solo dall’opposizione, la quale ha speculato e diffonde notizie false ed allarmistiche sul MES, ma anche dell’attuale governo PD-M5S il quale ha dichiarato di non sapere l’esistenza di questo pacchetto di riforme.

In definitiva il MES è probabilmente uno strumento perfettibile così come lo è l’UE, ma non c’è dubbio che l’acceso dibattito di questi giorni non abbia alcuna ragione di esistere.

Mateo Tuni

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