Dov’è finito il “miracolo cileno?”

È possibile che un aumento del 4% dei biglietti della metropolitana abbia potuto scatenare una protesta, come mai successa prima, nel territorio cileno? Sarà questa la reale motivazione di tanta guerriglia urbana che imperversa soprattutto nelle strade di Santiago del Cile?

Negli ultimi anni il Cile ha vissuto il cosiddetto “miracolo cileno”: il reddito pro-capite è il più alto di tutta l’America latina (ca. 24000 dollari); la crescita media annua è stata del 3%; il debito pubblico è molto basso e il Fondo Monetario Internazionale stima che alla fine di quest’anno il Pil manterrà il trend di crescita economica iniziata nel 2017; inoltre il settore bancario e immobiliare è uno dei più forti in America latina e il governo ha ridotto il disavanzo di bilancio dal 2,7% del Pil nel 2017 all’1,7% nel 2018 e nel 2019 conta di portarlo all’1%[1]. Pertanto, la rabbia che ha portato milioni di giovani in piazza da cosa deriva?

La risposta la possiamo trovare nella distribuzione dei redditi e nella diseguaglianza sociale che le riforme del governo di Sebastián Piñera hanno incrementato sempre più. Il successo cileno è indiscutibile, il Paese è considerato virtuoso, nell’indice di Corruzione Percepita il Cile è tra i Paesi meno corrotti: 27° posto su 180 Paesi[2] ma le politiche redistributive sono praticamente inesistenti, l’1% della popolazione detiene il 26,5% della ricchezza a fronte del 50% dei cittadini che detengono solo il 2%[3], tutto ciò ha provocato e continua a provocare tensioni nei cileni che con l’aumento del 4% del biglietto della metro hanno iniziato le proteste.

Un lavoratore cileno lavora 10 ore al giorno con uno stipendio che si aggira intorno ai 500 euro, la progressiva privatizzazione della Sanità iniziata con Pinochet sta mettendo alle strette il sistema sanitario nazionale e il 50% degli iscritti alle assicurazioni private così come il 25% di chi usufruisce del servizio sanitario pubblico si ritiene completamente insoddisfatto[4], inoltre il servizio pensionistico è totalmente privato così come lo sono le università, portando di fatto un lavoratore a guadagnare meno della metà del fabbisogno monetario mensile.

Questa situazione esaspera il popolo cileno che, cavalcando l’onda delle proteste degli studenti, è sceso in piazza a protestare pacificamente.

Abbiamo voluto sentire la voce di chi realmente è sceso in piazza ed ha vissuto le dure repressioni che la polizia sta attuando nei confronti dei manifestanti.

Abbiamo chiesto a Felipe, studente 23 enne del sud del Cile, come il tutto è iniziato e ci conferma che la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato l’aumento del prezzo del ticket metro, quattro rialzi in un anno che lo hanno portato da 470 pesos a 580 dopo che già tutto il Paese ha subito rialzi graduali di tutti gli altri servizi (gas, acqua, luce, benzina…).

Un gruppo di studenti oramai esausto di questa politica ha iniziato lo sciopero evitando di pagare il biglietto della metro e questo episodio ha dato il via alle manifestazioni di piazza in tutte le regioni del Cile soprattutto a Santiago sede della vita politica cilena. La cosa interessante è che al fianco degli studenti sono scesi in piazza gli lavoratori, per manifestare contro gli stipendi minimi fissati a 8500 pesos e gli anziani che invece percepiscono una pensione misera confronto ad uno stipendio di un politico che si aggira su cifre del 300% maggiori.

Felipe ci tiene a ribadire che il tutto però risale a Pinochet che ha delegato alle AFP (amministrazioni di fondi pensione) il sistema pensionistico, le stesse hanno lucrato investendo e generando profitti con i risparmi della gente ma mantenendo la soglia minima pensionistica usufruibile.

Alle domande che gli ho posto, Felipe ha risposto così:

 All’estero la situazione cilena potrebbe essere passata in sordina, qual era il sentimento comune verso il governo prima delle manifestazioni di piazza?
Ci risponde che la gente ha sempre avuto paura del governo sia in fase dittatoriale che ora e la situazione che i politici cercano di far passare è che “tutto va per il meglio”, per questo all’estero è sentito maggiormente il “miracolo cileno”, miracolo che però ha toccato solo i più ricchi e che viene riportato nei dati macroeconomici del Paese.

Se sei sceso in piazza raccontami l’aria che si respirava; la polizia ha effettivamente caricato tutti i manifestanti compresi quelli pacifici?
Certo sono sceso in piazza, a Santiago e anche a Chiloé dove la situazione è meno grave considerando che siamo in provincia e quindi zona meno popolata, ti posso confermare che la polizia carica chiunque e non è la prima volta, il governo di Piñera è solito reprimere le manifestazioni e inoltre più di dieci persone sono rimaste cieche a causa dei proiettili di gomma che la polizia utilizza sui manifestanti.

Cosa chiede il popolo?
Il popolo chiede che i benefici economici derivanti dal famoso miracolo cileno vengano redistribuiti per tutti e tutte le cittadine cilene; chiede le dimissioni di Piñera e che questo venga processato anche per i crimini e lesione dei diritti umani inoltre chiede anche che si chiudano le AFP.

Come credi stia evolvendo la situazione?
Per ora non c’è stata alcuna evoluzione, il governo continua a mantenere le apparenze facendo credere che tutto vada per il meglio, ma nel frattempo reprime e concede il minimo ma oramai la protesta è scoppiata e non si placa.

Pensi che dietro queste manifestazioni ci sia qualche movimento politico?
Una delle cose che ora più che mai mi è chiara è che la destra e la sinistra fanno parte di un gioco di potere, mi piace sentir dire dai manifestanti che tutto questo non ha colore politico, in effetti è nato così e nella maggior parte della gente è ancora così anche se il binomio Fascista-Comunista è sempre presente. Quindi chiunque è contrario alle politiche di Piñera per i suoi sostenitori è annoverato nelle liste comuniste.

Sembra chiaro, quindi, che Piñera oramai è uno sconfitto e pochi politici cercano ancora di salvare il salvabile, anche la destra più ferrea ha capito che questa volta la Storia non è dalla loro parte.

Si parla di una nuova costituzione politica e civile che sancisca definitivamente la fine della dittatura e l’inizio di una democrazia non statica e di apparenza, una riforma che vada al di là delle piccole modifiche effettuate alla Carta Costituzionale cilena scritta da Jaime Guzman, ideologo della dittatura.

[1] Oxford Economics

[2] Transparency International

[3] Ispi on Line

[4] https://www.saluteinternazionale.info/

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