Venezia e la sua laguna: un matrimonio burrascoso

El mar ne copa e nissun no fa gnente,

ansi me par che i ghe daga na man.

I parla de salvarla sta tera sfortunada

de tirar su tuto, de farghe na diga

e intanto i scava po intèra

se va sempre pèso ma gha basta parlar.

Era il 1970 e Gualtiero Bertelli componeva una straziante lettera d’amore per sua terra, cantando con la sua voce bassa e pacata aspre accuse alla gente di Venezia. Dopo gli eventi della sera del 12 novembre queste parole risuonano più attuali che mai.

La laguna ha nuovamente inghiottito Venezia. Questa volta il livello dell’acqua ha raggiunto i 187cm, facendo registrare il picco massimo nella storia dell’acqua alta dalla celebre tragedia del 4 novembre 1966. L’episodio non va trattato in maniera riduttiva come l’ennesimo caso. Non lo è. Le ragioni si trovano nella statistica.

Prima del 2000 la casistica parlava di un episodio eclatante (indicando come eclatanti gli episodi in cui il livello dell’acqua superi i 140cm sopra quello medio del mare) ogni circa sette anni. Questo per quanto riguarda il XX secolo: misurazioni uniformi e attendibili sono disponibili solo a partire dagli anni Ottanta dell’ottocento. Dal 2000 la frequenza è aumentata notevolmente, in un crescendo che culmina con i dati degli ultimi 12 anni, in cui si sono registrati dieci casi: una media di uno ogni anno e mezzo.

Una marea è considerata preoccupante quando ricopre più del 59% della città. Si stima che ieri sera l’87% di Venezia fosse sommerso. Nel punto più basso, Piazza San Marco, l’acqua è arrivata quasi a un metro e dieci sopra il livello della pavimentazione, entrando anche dentro Palazzo Ducale.

Il problema non si limita alla città, ma si estende anche alle isole limitrofe, dove le conseguenze non sono state da meno. A Pellestrina, sottile lingua di terra che separa la laguna dal mare, un uomo è morto fulminato cercando di ristabilire la connessione elettrica – assente ieri sera nella maggior parte dell’isola – nella sua casa.

Di acqua alta e disastri ambientali si è parlato su tutti i maggiori quotidiani locali e nazionali. La stessa sera infatti anche Matera ha sofferto le ire del clima. Mario Tozzi ci parla dalle pagine della Stampa di come le città Italiane (soprattutto quelle fragili e particolari come Matera e Venezia) siano state create come veicolo di una socialità comune e non possano di conseguenza sopportare i ritmi e lo stress richiesti che la società contemporanea impone: in queste città “le strade non sono fatte per spostarsi velocemente” ha spiegato Tozzi a Radio3 stamattina, “ma per incontrarsi”.

La diga di cui parla Bertelli nella sua canzone evoca immediatamente nell’ascoltatore moderno (soprattutto se veneto) un’immagine che è una triste parentesi nella storia della nostra terra. Sarebbe difficile affrontare oggi l’argomento acqua alta senza parlare anche di MoSe.

Mentre Venezia si allagava ieri sera, la celebre e infame diga mobile giaceva inerme sul fondale lagunare. Si stima che solo per finire i lavori serva un altro miliardo di euro – da aggiungere ai sei già spesi – e che l’infrastruttura non sarà attiva realisticamente prima del 2023. Oltre al danno la beffa: secondo recenti analisi, date le condizioni di ieri sera non è nemmeno certo che le paratie sarebbero state in grado di muoversi contrastando le onde alte e frequenti causate dallo scirocco.

Un altro tema che fa discutere davanti alle immagini impressionanti che viaggiano per il mondo da stamattina partendo dalla laguna è quello del cambiamento climatico. Davanti a fenomeni così forti l’associazione sembra essere immediata e quasi inevitabile. Antonello Pasini, fisico, climatologo e docente a Roma Tre, ci ricorda però che è importante essere cauti e parlare con cognizione di causa.

È facile collegare l’ennesima tragedia ambientale al surriscaldamento globale a parole, ma in che termini l’attuale situazione del clima influisce davvero? Il fenomeno dell’acqua alta è tipicamente generato dalla combinazione di due fattori: le maree lunari e il vento da sud – scirocco – che spinge l’acqua del Mediterraneo a incanalarsi e accumularsi nella laguna. Il fattore del surriscaldamento incide (solo) in quanto rende lo scirocco più frequente.

Pasini ricorda anche che è importante non essere catastrofisti: agire per contrastare il cambiamento del clima è importante, ma niente allarmismi – Venezia vive da millenni sull’orlo di un compromesso tra terra e acqua, e trovare una soluzione è ancora possibile.

Non senza una certa ironia, di soluzioni alternative si parla in una ricerca pubblicata proprio lo scorso 12 novembre – che esplora le cosiddette Nature Based Solutions (NBS). I risultati dello studio condotto sul suolo Thailandese sottolineano come una combinazione di soluzioni basate appunto su espedienti naturali sia efficace nel migliorare le condizioni di territori in un equilibrio climatico precario.

C’è un fattore che sembra in massima parte trascurato – quando non del tutto assente – nelle analisi pubblicate oggi: il fattore umano. Si legge dell’acqua alta come se solo di acqua e solo di terra si trattasse. Sarebbe importante ricordare che c’è molto più di questo. Non sono stati colpiti solo capolavori artistici, palazzi e chiese, ma anche la gente – e soprattutto la gente comune.

Un recente articolo di Scientific America basato sulla corrente situazione in North Carolina mostra come le inondazioni sempre più frequenti su tutte le coste del nostro pianeta abbiano pesanti conseguenze per le comunità che le abitano. In tale contesto sembra che le differenze, prevalentemente quelle legate al ceto e al reddito, siano un elemento discriminante. Davanti all’apparente indifferenza dei governi, chi ne ha la possibilità si difende dall’acqua come può – attraverso muri o pompe per fermare o contenere le maree. Chi non ha a disposizione sufficienti mezzi è costretto ad andarsene.

La gente di Venezia e delle sue isole oggi accumulava mobili ed elettrodomestici da buttare fuori dalla porta di casa, cercando di salvare – e asciugare – il salvabile. È opinione del sindaco che “stavolta bisognerà quantificare i danni”, ma un’equazione matematica non è sempre il mezzo più efficace per dipingere la realtà e i danni causati dall’acqua alta pesano diversamente sulle diverse condizioni degli isolani. Questo è il dato che forse più di ogni altro andrebbe tenuto a mente.

Anche se non è vicina ad alcuna frontiera Venezia è una terra di confine, un confine labile che divide il marmo dalla laguna. Lo sposalizio su cui si fonda, tra acqua e terra, è di natura delicata – e il compromesso che mantiene la città in piedi è un continuo ondeggiare.

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