TEOTFW 2: due giovani apatici possono spiegarti il senso della vita?

Il 5 novembre è uscita la seconda stagione di The End Of The F***ing World  e avendo apprezzato moltissimo la prima, sono subito andato a vederla. Questa volta però, ho deciso di scriverne per voi.

 

Una delle locandine della serie. Credits: pagina ufficiale TEOTFW Facebook

Sinceramente, chi si sarebbe aspettato di veder mai Alyssa in abito nuziale? E invece è proprio così che la rivediamo. La cosa era stata anticipata direttamente da lei sul suo profilo Instagram:

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So no one told you life was guna be this way

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Scappare da un futuro incerto

Quindi nessuno ti aveva detto che la tua vita sarebbe andata così

Guardando la serie, si capisce che questa frase è una delle chiavi di lettura. Un messaggio che esprime profondamente il disagio adolescenziale al giorno d’oggi: l’incapacità di decidere del proprio futuro, l’incertezza quando si fa un passo verso l’ignoto, la protervia di quegli adulti che si guardano con diffidenza e alla fine la realtà. Quella realtà che arriva come un pugno in faccia, all’improvviso, tanto da farti capire che forse, sei cresciuto.
Forse, perché magari capita di sentirsi ancora adolescenti, non per mancanza di maturità ma per mancanza di risposte e quindi scappi via dal mondo, o da te stesso. E questo succede già nella prima stagione.

Dopo aver rischiato di essere uccisi da un serial killer, dopo aver sopravvissuto ad un conflitto a fuoco con la polizia, arrestati, in quella che doveva essere una “bravata” adolescenziale si cresce; o almeno questo è quello che ci si pone come obiettivo. Per agevolare ciò, si intromettono anche i genitori che possono obbligarti a scrivere una lettera d’addio alla tua amata, perché “è tutta colpa tua […] le hai distrutto la vita, l’hai rovinata […] cosa le puoi offrire?“. Ed è proprio quello che fa la madre di Alyssa con James.

Se le vuoi bene lasciala, come la canzone” (Madre di Alyssa, TEOTFW 2)

La canzone non la conoscevo” pensa James fra sé e sé, e anche nella seconda stagione – fin dalle prime puntate – si evidenzia quel distacco generazionale che ormai è diventato quasi un’abitudine. Quei classici discorsi moralisti da adulti che devono decidere per te cosa va bene e cosa non, spesso basati su stereotipi radicati in una cultura ormai passata, che risulta sgradevole al rimugino di quelle parole.

Ma il destino è beffardo, si sa; e proprio quando hai scelto di sposarti, di metter su famiglia, con un ragazzo che ha un lavoro, con la testa sulla spalle, ecco che arriva quella spinta che non avresti mai voluto avere.
Quell’incontro che è in grado di rievocare l’Alyssa della prima stagione con un: “Ma porca troia!“;

Un pirandellismo britannico?

E’ facile che ti sembri di non controllare la tua vita, perché non si può. Le cose succedono e tu puoi solo adattarti.“(Alyssa, TEOTFW 2)

Una realtà non ci fu data e non c’è, ma dobbiamo farcela noi, se vogliamo essere: e non sarà mai una per tutti, una per sempre, ma di continuo e infinitamente mutabile.” (Pirandello, Uno, nessuno e centomila)

E’ il gioco pirandelliano, è Il fu Mattia Pascal in chiave moderna. Entrambi affrontano un tema importante: la fuga da una vita poco entusiasmante, sia Adriano Mais che Alyssa non riescono a sottostare ad un ordine sociale: un matrimonio, una famiglia, un lavoro.

A me pareva di conoscermi, ma per un po’ mi è sembrato di non essere nel mio corpo.
(Alyssa, TEOTFW 2)

E’ difficile credere che questa frase non sia stata pronunciata da Mattia Pascal, vero? Ad avvicinarlo ancor di più a TEOTFW è un altro tema, quello del doppio: che si manifesta con un’esistenza alternativa – facilmente rintracciabile nei dialoghi che James ed Alyssa fanno tra sé e sé – e che permette loro di vedere e giudicare senza ipocrisia o menzogna il mondo e chi gli sta accanto.

E allora: come possono due adolescenti spiegarti il senso della vita? Attraverso una serie di vicende, attraverso monologhi, riflessioni pronunciate in maniera apatica, senza un’emozione, come se fossero frasi come le altri ma che se sottoposte ad un’analisi, fanno riflettere:

Che stronzata morire vero? Si perde tutto.
(Ibidem)

Ecco uno degli snodi centrali: un adolescente, nel pieno della sua vita, è capace di interrogarsi anche su questioni apparentemente distanti dal suo mondo. Le ultime puntate sono proprio incentrate su questo: un’analisi interiore che, è la cosa in grado di far maturare veramente; come a dire che fare “cose da grandi” – ad esempio sposarsi – non sempre è un’esperienza di crescita. Bisogna fare un bagno nei propri pensieri, immergersi completamente nel proprio Io: “ho nuotato un po’, ora sto meglio.” (Ibidem)

Alla fine di tutto si ritorna comunque ragazzini. E nonostante monologhi filosofici si fanno comunque scelte ovvie, semplici, imbarazzanti poiché fondamentalmente non si è coraggiosi, capaci di affrontare le proprie emozioni e così per dirsi “ti amo“, si finisce per non guardarsi negli occhi, per combattere le proprie debolezze:

Non so dove ho letto che se devi dire a qualcuno una cosa importante, è più facile se non lo guardi. Pare che sia meno conflittuale.” (Ibidem)

 

Sull’Autore

Appassionato di cinema, letteratura, musica e tutto ciò che è cultura. Affamato di sapere. Cerco la precisione in ogni dove, sono i dettagli che fanno la differenza. Spero di scrivere per lavoro un giorno, nel frattempo, scrivo per passione.

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