Il traditore di Bellocchio

Ottobre 2019 è stato il mese di Tommaso Buscetta e dell’epoca del maxiprocesso alla mafia. “Il Traditore” è il film di Marco Bellocchio, vincitore di sette premi Nastri d’Argento.

Ricordate il maxiprocesso e le gabbie in cui vennero posti i detenuti, i protagonisti del processo e dalle quali provenivano urla, ingiurie, minacce? Finti malori e raptus simulati infiammavano l’anima dell’aula bunker. E poi venne la protesta delle donne, offese dal mancato patto di omertà. Uno degli affiliati, Giovanni Cucé si cucì letteralmente le labbra con ago e filo in segno di sfida nei confronti di Tommaso Buscetta


Chi era Tommaso Buscetta? Fu tra i primi veri pentiti della storia della mafia siciliana, inviso ai boss dell’organizzazione ormai rinnovata e guidata da Totò Riina.

Buscetta portava con sé un’idea tutta romantica ed etica di Cosa Nostra (il vero nome della mafia) Una contraddizione nei termini. Un’organizzazione criminale etica. Eppure, questa contraddizione portò all’arresto di centinaia di boss e affiliati. Buscetta viveva a Buenos Aires quando venne sfidato da Totò Riina nel controllo internazionale del traffico di droga. Riina usò dei metodi poco ortodossi, scatenando una guerra di mafia senza pari. I parenti prossimi di Buscetta vennero assassinati, uno ad uno. Nessuno venne risparmiato. Nessuno. Due dei suoi figli vennero strangolati da Pippo Calò, suo compare e amico. Per usare un eufemismo, Riina non aveva un carattere conciliante… e per dirla tutta, ambiva ad ottenere il potere, quello assoluto, spingendolo oltre ogni limite. Respinse perciò ogni tentativo di mediazione, non rispettando il codice d’onore di Cosa Nostra.

Buscetta infame. Buscetta traditore. Buscetta cornuto. Tuttavia, il pentito numero uno non riconosceva il nuovo volto di Cosa Nostra. Seppur paradossale, fu una questione etica e d’onore: erano saltati i “valori” dell’organizzazione, in primis un rispetto quasi sacrale per la famiglia. Egli tradì perché si sentiva tradito, come in ogni storia passionale che si rispetti.

Quando oltrepassò la netta linea di demarcazione che intercorre tra assenso delle istituzioni e utopici intenti e tentò di portare alla luce l’occulto – il legame tra Stato e Mafia, accusando direttamente Giulio Andreotti, le istituzioni si chiusero a riccio e il nuovo procedimento si risolse con un buco nell’acqua.

Una volta scontata la pena abbreviata, Buscetta visse negli Stati Uniti sotto copertura fino alla sua morte, il 2 aprile 2000 all’età di 72 anni, come aveva auspicato, nel suo letto.

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