Persona: l’album che squarcia il velo di Maya

Avete presente il velo di Maya di cui parla Arthur Schopenhauer  ne “Il mondo come volontà e rappresentazione“? Ecco, Marracash è riuscito a squarciare quel velo che inganna gli essere umani con un’illusoria realtà. L’album si dimostra essere una critica a quel mondo che facilita la creazione di questa finzione: internet, nello specifico i social.

Sogno internet down
Spegni internet, down[…]
Se di colpo da Insta’ sparissero tutti quei filtri e ritocchi alle foto
(Marracash, “POCO DI BUONO” dall’album Persona)

Non solo, il rapper non ha più peli sulla lingua, è come se non fosse riuscito più a trattenere la verità; Persona è una confessione:

Vi ho lasciati soli, guarda che succede
Civil War del rap, Thaurus e Machete
Io sono la Svizzera, che è ricca e dove si sta bene
(Ibidem, “BODY PARTS”)

Già nella prima strofa del primo brano dell’album si pone in mezzo, neutrale – come la Svizzera appunto – teso a fare da mediatore all’interno della scena rap italiana.

Immagine che rappresenta la tracklist dell’album in cui ad ogni parte del corpo viene associato un brano

Il velo di Maya

“E’ Maya, il velo ingannatore, che avvolge il volto dei mortali e fa loro vedere un mondo del quale non può dirsi né che esista, né che non esista; perché ella rassomiglia al sogno, rassomiglia al riflesso del sole sulla sabbia, che il pellegrino da lontano scambia per acqua; o anche rassomiglia alla corda gettata a terra, che agli prende per un serpente.” (Arthur Schopenhauer)

“Tu insegui un sogno disperato, questo è il tuo tormento. Tu vuoi essere, non sembrare di essere. Ma c’è un abisso tra ciò che sei per gli altri e ciò che sei per te stesso, e questo ti provoca un senso di vertigine per la paura di essere scoperto, messo a nudo, smascherato, poiché ogni parola è menzogna, ogni sorriso, smorfia e ogni gesto, falsità.” (“Persona”, film del 1966 diretto da Ingmar Bergman)

Fabio sembra essere riuscito nell’impresa, sembra aver aperto gli occhi, guardando in faccia la realtà. Pur essendo insicuro si è posto un obiettivo: non dimostrare niente a nessuno. Lui è riuscito a vedere fin dove il velo copre, rinascendo, divenendo una persona.
Ha ribaltato la situazione, criticando ciò per cui oggi invece la gente si batte: il successo, la notorietà, l’essere al centro dell’attenzione.

Si può notare ciò già dal titolo dell’album Persona che, come ci dice Treccani indica: “Individuo della specie umana, senza distinzione di sesso, età, condizione sociale.

Tuo figlio è in rete da quando è in culla, come Truman
Vedo un obeso, anche lui YouTuba
E più si abbuffa, più gente esulta
L’era della musica sembra innocua e serena
La cazzo di gara infinita a chi se la mena
L’ignoranza sventolata come bandiera
Il sonno della ragione vota Lega
(Ibidem, “QUELLI CHE NON PENSANO”)

Ecco quella patina di finzione in cui tutto è permesso, quel velo che è invisibile per chi se lo ritrova davanti fin dalla nascita, che porta un ragazzo qualunque ad esultare per dei gesti insignificanti, lutulenti; di conseguenza, trovandoci sotto i riflettori, tutto diventa una corsa all’ostentazione. Anche il rap che trova il suo grembo nei bassifondi, in un ambiente undeground, perde di connotazione; non si vogliono più mandare dei messaggi attraverso i testi, ma soltanto degli esempi. Il tutto trova la sua formula in quello che io definisco un solipsismo moderno.

Se l’intelletto dorme

Non è solo internet a generare odio, pisquani e populismo, ma anche l’ignoranza ci ha messo il suo . E quando l’intelletto dorme non si può far altro che vituperare e come “Il sonno della ragione genera mostri” in modo analogo oggi viene generato un partito che – secondo Marracash –  può essere accostato a quelle belve.

El sueño de la razón produce monstruos“, Francisco Goya

Solo un “poco di buono” come Marracash poteva avere il coraggio di fare una critica del genere. La scelta diviene ancor più ardua se gli stili che critichi sono quelli seguiti anche da molti dei tuoi fan, rischiando di perdere una fascia di ascolti. Ecco perché Persona è vero.

Estate ad Ibiza o i posti in cui vengono bene le foto
Vogliamo la pizza o Cannavacciuolo, che vengono bene le foto
[…] Trappano i bimbi, sai che su streaming non trovo Lucio Battisti?”
(Ibidem, “QUELLI CHE NON PENSANO”)

Si seguono sempre le mode e si rischia di perdere pilastri fondamentali della musica italiana, come ad esempio Lucio Battisti; ecco il genio: mettere all’interno di uno dei brani, un ritornello di una canzone del 1966 de I Corvi che – potenzialmente – i ragazzi di oggi abituati al genere della trap non conoscono.

C’è questo ludibrio da parte del rapper, questo quasi “prendersi gioco” di chi ascolta più e più volte, in svariati modi. E’ ha ragione dato che “siamo passati da quelli che benpensano a quelli che non pensano“.

E’ un po’ come il padre sgrida il proprio figlio per quello che ascolta, per quello che fa, e per i cliché che crede siano ideali; però lo fa Marracash.

Questo disco è un secchio d’acqua fredda che ti arriva in faccia quando meno te lo aspetti, un invito al cambiamento; è proprio questo che Fabio ha capito: saper sfruttare la propria fama, il proprio avere un seguito sui social non per manifestare e trasmettere comportamenti e valori malsani; bensì attraverso la sua musica, stimola i più giovani ad avere una propria identità, in cui non contano i vestiti costosi visto che nel “2020, Gucci è il Dio più pregato, spregiudicato“. Ci vorrebbe una “terapia d’urto, fuori casa da appena sei adulto” e ce lo dice un “poco di buono” che, stavolta vuol far da maestro ai giovani.

Tu hai i tuoi metodi e le tue ragioni, io ho i miei
Ho fatto grana e fama in tutta Italia, ma, ehi
Se davvero si tornasse tutti a zero… Godrei
(Ibidem, “POCO DI BUONO”)

Sull’Autore

Appassionato di cinema, letteratura, musica e tutto ciò che è cultura. Affamato di sapere. Cerco la precisione in ogni dove, sono i dettagli che fanno la differenza. Spero di scrivere per lavoro un giorno, nel frattempo, scrivo per passione.

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