Bernardo Bellotto alla Fondazione Ragghianti di Lucca

Bernardo Bellotto, 1740 – Il viaggio in Toscana. Fondazione Ragghianti di Lucca

La Fondazione Ragghianti di Lucca ospita, fino al 7 gennaio 2020, la mostra di Bernando Bellotto, a cura di Bożena Anna Kowalczyk.

Presagio del grande futuro di uno dei più importanti artisti veneziani del Settecento…

Bernardo Bellotto ha un vissuto e una storia artistica degni di nota.

Bellotto è innanzitutto nipote del celebre Canaletto, di cui  frequenta sin da subito l’atelier. Così non solo ne acquisisce la tecnica ma la aggiorna, dimostrando di saper scegliere e mescolare i colori come il maestro e di saperne utilizzare la viscosità nei vari strati. Inoltre, acquista tali certezze nel disegno prospettico e nell’uso della camera ottica da essere anche in grado di preparare gli abbozzi per lo zio. Strumenti essenziali del Vedutismo che prevede riprese dal vero di paesaggi e città.

Nel suo saggio Bernardo Bellotto. La missione toscana di un pittore veneziano, la curatrice della mostra continua spiegando che, grazie a questo apprendistato, Bellotto guadagna il favore di un personaggio chiave del Settecento veneziano: Anton Maria Zenetti di Girolamo. Zanetti è un collezionista di disegni, stampe, dipinti, gemme e cammei, incisore e antiquario, conoscitore, a contatto con il mondo artistico e culturale dell’Europa. Riconosce subito il talento del giovane Bellotto e ne diventa promotore presso il marchese Andrea Gerini che vuole aggiornare le collezioni di famiglia.

Bellotto si ritrova così, da Venezia, per la prima volta in Toscana. Ci troviamo poco prima del 1740. La mostra è dedicata proprio a questo periodo della vita dell’artista: Il viaggio in Toscana. 

Una tappa fortunata…

Come rivelano le fonti, la Toscana è stata in realtà una tappa intermedia durante un viaggio programmato a Roma, ma una tappa importante che ha permesso a Bellotto di lavorare in autonomia per la prima volta. Una prova brillantemente superata a tal punto da trasformare il veneziano Bellotto nel punto di riferimento del vedutismo toscano di Giuseppe Zocchi (1717-1767).

“Una concorrenza di idee coraggiose e brillanti – spiega Bożena Anna Kowalczyk, curatore della mostra, tra i maggiori studiosi di Canaletto e Bellotto – è all’origine del viaggio di Bellotto a Firenze nel 1740. La prima, e fondamentale, è quella architettata dal marchese Andrea Gerini (1692-1766) con il conoscitore e antiquario veneziano Anton Maria Zanetti di Girolamo (1680-1767), suo amico e consigliere, di dare vita al vedutismo fiorentino. La seconda è quella di conferire al nascente vedutismo fiorentino del Settecento la modernità illuminista di Canaletto, invitando a Firenze il suo nipote e allievo Bernardo Bellotto, come maestro di prospettiva e tecnica pittorica, riconoscendone, benché giovanissimo, il genio”

Il fulcro…

Le vedute di Lucca occupano uno spazio privilegiato. Per la prima volta infatti il dipinto raffigurante Piazza San Martino con la cattedrale, Lucca, del City Art Museum di York (Yorkshire, Inghilterra) torna nel luogo in cui è stato eseguito. Altra prima volta per l’esposizione dei cinque disegni di diversi luoghi intorno alla cattedrale e alla chiesa di Santa Maria Forisportam eccezionalmente concessi dalla British Library.  I disegni, incollati in un album del primo Ottocento già di proprietà del re Giorgio III d’Inghilterra, e poi di Giorgio IV, saranno infatti per la prima volta staccati. Ciò consente di esporre finalmente insieme questo gruppo di opere, offrendo così una documentazione straordinaria della città di Lucca nel Settecento.

“Certo è che Bellotto a Lucca lavora da privilegiato – spiega Kowalczyk –, un giovane pittore innovativo, all’avanguardia, che descrive la cattedrale e la sua struttura, al centro della curtis aeclesiae della città e, ricercando quattro punti di vista diversi, si muove liberamente tra le stanze dell’arcivescovado, sale persino sul tetto, accede al piano nobile del palazzo Bernardi e s’affaccia alla finestra della chiesa di San Giuseppe. Il solo dipinto eseguito, Piazza San Martino con la cattedrale, rimane in una collezione lucchese almeno fino ai primi anni dell’Ottocento – per apparire solo alla fine del secolo in Inghilterra –, ammirato e copiato da artisti locali, l’unica emblematica veduta della Lucca del Settecento”.

L’allestimento…

L’allestimento è firmato dalla nota architetta veneziana Daniela Ferretti. La mostra è raccolta e preziosa, la sala assume i toni del blu di Prussia e permette di comprendere un passaggio chiave della vicenda di Bellotto. La presa di coscienza del proprio talento, riconosciuto da mecenati e signori del tempo, che gli garantiscono così una piena autonomia artistica.

Vale quindi la pena fare un tuffo nel Vedutismo del Settecento rivivendone gli scorci Toscani.

Sull’Autore

Copywriter per lavoro, writer per passione. Laureata in lettere moderne e scienze linguistiche. Master in management degli eventi espositivi, perché attratta da qualsiasi museo o esposizione artistica. Scrivo di mostre, eventi culturali e serie tv. Libri? Li divoro.

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