I robot creano posti di lavoro

Se questo articolo fosse stato scritto da un robot?

Sembra fantascienza: bene,non lo è. Intelligenza artificiale e automazione stanno avvolgendo ogni ambito della nostra vita, sostituendosi all’uomo nei lavori macchinosi e ripetitivi. Il New York Times racconta: i sistemi automatici producono circa un terzo dei contenuti pubblicati da Bloomberg News. Il The Guardian si affida a Reportmate, un software sperimentale che genera in maniera automatizzata dei report in ambito finanziario.

L’integrazione fra sistemi smart e industria sta comportando un’evoluzione della società contemporanea. Nell’editoria e nel web è particolarmente evidente: gli assistenti digitali monitorano e imparano il nostro comportamento online, selezionando per noi le notizie più salienti.

Un media così flessibile e adattabile alle esigenze di ognuno che rende inutile il giornale cartaceo. Il pubblico infatti è composto da nicchie specifiche. L’automazione di questo sistema è un vantaggio per gli editori e i pubblicitari, i quali possono creare messaggi perfettamente mirati quindi più efficaci;mentre i consumatori risparmiano tempo, in ricerca e selezione delle notizie da testate o da media differenti.

L’automazione coinvolge tutti i settori e la robotica è un settore che si sviluppa rapidamente. Puliscono i pavimenti, fanno da assistenti sulle navi da crociera, guardiamo i robot con un misto di fascinazione e timore, come uno spettacolo di magia. Ed è magia. Scoperte impensabili fino a qualche secolo fa, tecnologicamente avanzatissime, spesso incomprensibili nel loro funzionamento dai non addetti ai lavori. Davanti al video di un robot che, malmenato, si rialza e continua a lavorare, la nostra reazione è come quella di chi si trovava nella sala dove fu proiettato la prima volta L’arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat dei fratelli Lumiere.

Macchinari stoici e perfetti, che non accusano la fatica e non necessitano di salari, di ferie, di sindacati: dei Nuovi Uomini Sovietici, potrebbero diventare gli antagonisti perfetti della macchina-uomo. La visione catastrofica dei luddisti del terzo millennio affonda le proprie paure probabilmente nella terza rivoluzione industriale, quella informatica. L’accelerazione tecnologica è stata tale per cui sempre meno persone sono riuscite a starne al passo.

Stando a una ricerca di Eurobarometro il 72% degli europei è convinto che i robot rubino lavoro alle persone. Il panico sociale viene giornalmente incoraggiato dalla Chiesa, attraverso i propri canali di stampa, dai partiti politici, dai sindacati, dai media e da alcuni ricercatori. I robot sono uno strumento dei potenti che massimizzano i propri profitti a discapito dei lavoratori; i quali perdono il lavoro e i mezzi di sostentamento, trovandosi in una condizione in cui viene negata la partecipazione alla vita sociale e, di conseguenza, la propria identità. Una lettura fortemente ideologica, vittimistica e superficiale, che sprizza marxismo da tutte le parti.

I dati definiscono la realtà in maniera completamente diversa. Il paper più recente a riguardo è stato pubblicato degli economisti Gregory, Salomons e Zierhan: nei paesi occidentali l’occupazione è aumentata mediamente del 5% rispetto al 1990. Secondo gli economisti, fra il 1999 e il 2010 in Europa 1,64 milioni di posti di lavoro sarebbero stati persi in favore di macchinari o algoritmi. L’aumento di produttività però ha creato 1,4 milioni di posti di lavoro negli stessi settori, e altri 2 milioni di persone hanno trovato impiego in settori affini. I ricercatori sottolineano una criticità diversa: a trovare lavoro non è chi lo ha perso.

Tasso di occupazione dei principali paesi europei. In crescita prima della crisi del 2008, dopo essersi appiattito torna a crescere. Fonte: Eurostat

Produttività, domanda e innovazione sono variabili che concorrono alla creazione di posti di lavoro. E con l’innovazione nascono nuove professionalità, che richiedono conoscenze e competenze differenti rispetto al passato. Conoscenze e competenze che chi ha perso il lavoro non ha. Secondo i dati Ocse, il 14% dei lavori sarebbe oggi a rischio automazione, mentre sei lavoratori su dieci non hanno competenze digitali di base. Riassorbire nel mercato i lavoratori che perderebbero il posto è possibile mantenendo alto il livello di produttività: creando cioè nuovi posti di lavoro, e di conseguenza investendo in istruzione e in formazione continua.

Competenze di massa non sono più sufficienti. Tutto ciò che è replicabile perderà man mano valore. A guadagnarne saranno le proprietà che rendono unico l’essere umano: creatività, empatia, lavoro emozionale. D’altronde, il dibattito etico e morale potrebbe impedire ai robot di svolgere determinate mansioni, così come il mercato potrebbe rigettare l’uso della tecnologia in ambienti in cui il rapporto umano è ritenuto fondamentale. C’è forse un’inversione di tendenza rispetto alla società di massa: un ritorno progressivo verso l’unicità e il valore aggiunto che ognuno riesce a dare al proprio lavoro.

Sull’Autore

Andrea Riccio nasce a Napoli il 9 maggio 1994. Affascinato dal trauma della nascita decide più volte di reincarnarsi. Gli esperimenti falliscono, così giunge alla forma finale sintetizzando ognuna delle precedenti esperienze.

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