Greta, Trump, Bolsonaro, Climate Strike for Future: la settimana per il clima

“Come possiamo vincere se gli scellerati possono essere sovrani?” – Milano, manifestazione Climate Strike for Future – Credit: Diletta Bruni

È il giorno dopo. Il giorno dopo una settimana piena di eventi. Il giorno dopo la grande mobilitazione nelle piazze e nei palazzi del potere. Il giorno dopo le lacrime di Greta, il giorno dopo le scellerate dichiarazioni di Bolsonaro, il giorno dopo l’ennesima sorpresa di Trump, il giorno dopo le mille iniziative ambientaliste che iniziano o che si concludono. È tempo di resoconti, è tempo di analizzare con calma e con sguardo obiettivo dichiarazioni, interventi, manifestazioni.

L’INIZIO

Logo dell’iniziativa Covering Climate Now

“Il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres chiederà a tutti i leader di venire a New York il 23 settembre con piani concreti e realistici per accrescere i loro contributi nazionali al 2020 (gli Ndc, gli impegni di ogni paese per tagliare i gas serra, presi nell’ambito dell’Accordo di Parigi), in linea con l’obiettivo di ridurre del 45% le emissioni di gas serra nel prossimo decennio e di arrivare a zero emissioni nette al 2050. Per essere effettivi e credibili, questi piani non possono puntare solo alla mitigazione. Essi devono mostrare la strada verso una completa trasformazione delle economie, in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile”

Tutto inizia con questo comunicato stampa che appare sul sito dell’Onu. Le nazioni di tutto il mondo sono chiamate a discutere – almeno nelle migliori intenzioni – i termini concreti per evitare il collasso della nostra nave “Terra”. Due giorni prima, il 21 Settembre, viene indetto anche lo “Young Climate Summit”, dove centinaia di giovani provenienti da altrettante nazioni mondiali discuteranno degli stessi temi, redigendo a loro volta un rapporto contente proposte e valutazioni che verrà esposto al Climate Action Summit il 23 Settembre presso la sede Onu di New York.

All’annuncio parte la macchina delle iniziative.

Covering Climate Now nasce da una iniziativa di due giornalisti: Mark Hertsgaard, giornalista free-lance autore di diversi articoli pubblicati su diverse importanti riviste ed autore di due libri sul clima – “Earth Odyssey: Around the World In Search of Our Environmental Future” e “HOT: Living Through the Next Fifty Years on Earth” -, e Kyle Pope, reporter ed editore del Columbia Journalism Review.

Covering Climate Now è la più importante azione di sensibilizzazione sui temi del cambiamento climatico mai realizzata ed ha degli obiettivi piuttosto chiari, come si legge sul sito dedicato:

“Dal 15 al 23 settembre, i nostri partner si sono impegnati ad enfatizzare le storie sul clima. L’obiettivo è massimizzare la copertura della crisi climatica e dei suoi impatti in vista del vertice sul clima delle Nazioni Unite del 23 settembre”

Sono migliaia le storie, le cronache, gli articoli, i video, le immagini ed i podcast prodotti sotto l’hashtag #coveringclimatenow; migliaia le personalità, gli influencer, i giornalisti – persino il TG1 decide, come tutte le testate Rai, di partecipare a questa iniziativa – e liberi professionisti che aderiscono al progetto. Il web è bombardato da tutto questo materiale, ed il risultato sperato arriva. Moltissimi comitati cittadini decidono di perseguire lo stesso obiettivo e Greta Thunberg, celebre “front woman” del movimento Fridays For Future, annuncia il “Global Strike for Future” per il 27 Settembre.

IL VERTICE

Logo del Summit Internazionale tenutosi il 23 Settembre a New York

Riccardo Valentini, scienziato presso il Cmcc (Centro euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici), disegna meravigliosamente il clima che precede il summit di New York:

“È l’ultima chiamata alle armi. Ormai la comunità scientifica ha svolto il proprio ruolo di servizio nell’informare sui dati con due rapporti speciali. Abbattere le emissioni di gas serra è inevitabile e dal summit delle Nazioni Unite a New York il 23 settembre prossimo, ci aspettiamo che si alzi una voce forte. Senza di questo i negoziati della prossima conferenza sui cambiamenti climatici in Cile partono deboli”

Sono due i momenti topici che segnano il summit: il discordo pieno di lacrime e speranze di Greta e l’arrivo inaspettato del presidenti USA Donald Trump.

“Avete rubato i miei sogni e la mia infanzia con le vostre vuote parole, eppure io sono fortunata. Le persone soffrono, le persone muoiono, gli ecosistemi collassano. Siamo all’inizio di un’estinzione di massa”

Sono parole forti, molto forti, ma necessarie; soprattutto guardando quelle che sono le reazioni a dir poco ottuse e negazioniste. Un cartello di Casapound – partito di estrema destra – recita:

“Greta non sbraitare, non è il clima, ma il tuo nuovo ordine mondiale”

Non parliamo poi delle febbricitanti parole del giornalista Renato Farina (Libero): una lettera – non mostrata o provata nel suo articolo – di cinquecento scienziati non nominati che contraddice tutte le “credenze” sul clima, la citazione al Nobel per la Fisica Carlo Rubbia portato come bandiera del negazionismo, inutili insulti per nulla velati alla sedicenne tratteggiata come (testuali parole) “questa furiosa creatura che sembra venuta da qualche girone dantesco con quegli occhi infiammati – almeno poteva dire “occhi di bragia”, sicuramente più alto, forse troppo -, con quei suoi discorsi sui sogni e sulla purificazione che ricordano quelli della gioventù hitleriana”.

Molte belle parole, molti propositi, ma la sensazione è quella che si sia solamente parlato. La situazione non è cambiata assolutamente: Cina, India e Turchia investono ancora più risorse per lo sfruttamento del carbone, Trump (presentatosi a sorpresa tra i banchi di New York) non fa marcia indietro sulle sue politiche ambientali – anche lui ha reintrodotto l’utilizzo del carbone -, gli altri paesi promettono ma non agiscono. Sotto questa luce interviene anche il nostro Presidente del Consiglio Giuseppe Conte (Bis), che dichiara nel suo deserto discorso:

“Il governo appena insediatosi ha fra le sue priorità di dare vita ad un ‘Green New Deal’”

In questo clima, si inserisce anche il presidente brasiliano Jair Bolsonaro, ultimamente volto delle prime pagine dei giornali non tanto per i suoi meriti politici, ma piuttosto sulle sue dichiarazioni “a favore del suo popolo”. E anche questa volta non si risparmia:

 “È un errore affermare che è patrimonio dell’umanità e un malinteso confermato dagli scienziati dire che le nostre foreste amazzoniche sono i polmoni del mondo. “La foresta amazzonica è virtualmente intatta, ed è segno che siamo uno dei Paesi che più proteggono l’ambiente”

Insomma, si finisce sempre a tarallucci e vino.

LA PROTESTA

“L’erba non cresce su Marte” – Milano, protesta Climate Strike For Future – Credit: Diletta Bruni

Per fortuna il popolo ha ancora la forza di agire. Ieri migliaia e migliaia di persone sono scese in piazza per rivendicare il loro diritto a vivere in un mondo il più possibile integro, in cui i problemi climatici vengano ridotti al minimo e con una prospettiva tangibile di un futuro ecosostenibile. L’Italia, come per lo scorso sciopero di Fridays For Future, è protagonista di questa nuova coscienza climatica.

Superando le ridicole discussioni relative alla partecipazione libera e giustificata degli studenti a questa giornata di protesta – sono convinto che formi maggiormente una giornata di protesta in piazza per un valido motivo che due ore su Ungaretti -, il moto dei giovani è stato fondamentale. Noi siamo il futuro di questa società e di questa società ce ne occupiamo e ce ne occuperemo.

“La scuola di sicuro è importante, e non chiediamo ai ragazzi di saltare ogni giorno, ma possiamo chiedere ai genitori di fare uno sforzo, e mettere il futuro dei propri figli prima dei loro studi: un anno di scuola è recuperabile, le vite di un pianeta intero… Quelle no» FFF Italia

Milano, Giuseppe Sala scende in piazza con i giovani – Credit: Il Corriere della Sera

Un segnale molto forte arriva anche dalla politica. A Milano, dove si radunano quasi trecentomila persone, scende in piazza anche il sindaco Giuseppe Sala, che sostiene la protesta e tramite un post su Facebook dichiara:

“Questa mattina sono sceso in piazza e mi sono unito al corteo degli studenti di #FridaysForFuture. Qualcuno sicuramente storcerà il naso, ma condivido la loro manifestazione, le loro motivazioni e le loro preoccupazioni. Perché la lotta contro i cambiamenti climatici, in difesa dell’ambiente, non ci vede rivali, semmai alleati. Diciamo spesso che le istituzioni devono stare vicino ai cittadini, ascoltarli e trovare soluzioni per migliorare la loro qualità di vita. Credo che sia giunto il momento di passare, anche in questo caso, dalle parole ai fatti: sono i nostri figli, il futuro della nostra comunità, della nostra città e del nostro Pianeta a chiederlo. Per questo motivo, inviterò una delegazione dei ragazzi che hanno manifestato a Palazzo Marino in Consiglio Comunale, perché qualcosa lo stiamo facendo, ma insieme possiamo fare sicuramente di meglio. Partiamo da piccole azioni e cambiamo le coscienze e il mondo. Ma insieme”

L’augurio è che questa fiammella non si spenga ma continui ad ardere incessantemente.

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