Argentina, la dannazione del debito estero

Buoenos Aires, protestanti tra le vie della capitale @TheGuardian

In questi giorni e in questi mesi in Argentina si sta consumando una delle più grandi crisi economiche del Sud America. Il popolo argentino è già sceso in piazza diverse volte dall’inizio dell’anno, senza che la rabbia fosse per lo meno mitigata dalle istituzioni competenti.

I manifestanti chiedono al governo (minacciando di occupare per diversi giorni ora ed in futuro il centro della capitale Buenos Aires) di dichiarare lo stato di “emergenza alimentare”; proposta che sembrerebbe già al vaglio delle autorità argentine.

Ma quali sono le origini di questa devastante crisi che ha ridotto alla fame il ceto medio argentino?

LA STORIA DELL’ECONOMIA ARGENTINA

I redditi pro capite argentini erano tra i primi dieci al mondo un secolo fa, quando erano il 92% della media delle 16 economie più ricche (Bolt e van Zanden, 2014).

Oggi, i redditi pro capite sono il 43% di quelle stesse 16 economie ricche. Le esportazioni alimentari erano inizialmente la base per i redditi alti dell’Argentina, ma la domanda estera è crollata durante “la grande depressione” e il conseguente calo delle entrate doganali è stato alla base del primo di una lunga fila di crisi fiscali. L’economia divenne più “protezionista” – passatemi il termine – dal 1930, quando il paese subì il primo di sei colpi di stato militari nel corso del 20 ° secolo. Questa attenzione interiore continuò dopo la seconda guerra mondiale, poiché le politiche prevedevano la sostituzione delle importazioni per sviluppare l’industria a spese dell’agricoltura, delle nazionalizzazioni e delle grandi imprese statali, il crescente potere dei sindacati e la stretta regolamentazione dell’economia. .

Tuttavia, la debolezza dei bilanci sia esterni che fiscali è continuata negli anni ’60 e primi anni ’70, portando ad una crescita instabile e ad attacchi di inflazione, tra cui una prima iperinflazione nel 1975. La dittatura militare degli anni ’70 ed il governo democratico degli anni ’80 hanno continuato a lottare con le crisi fiscali, derivanti dalla spesa che supera le entrate, esacerbate dalla crisi del debito latinoamericano che inizia nel 1982. Pesa anche l’assenza di un mercato estero forte. Il paese cadde in una vera e propria iperinflazione nel 1989-90. Fra 1970 e 1990, i redditi pro capite reali sono diminuiti di oltre il 20%. Mentre l’economia è tornata alla crescita dopo il 1990 nel contesto di tariffe più basse per le importazioni, investimenti esteri, una valuta ancorata al dollaro USA e calo dell’inflazione. La competitività delle esportazioni ha vacillato a seguito della crisi asiatica e della svalutazione del Real brasiliano, e alla fine degli anni ’90 l’economia stava affrontando una grave recessione. L’aumento degli squilibri di bilancio ha portato al default del debito del 2001 e alla fine della morsa valutaria. Il effetto impoverente della crisi è stata esacerbata dalla successiva svalutazione che ha spazzato via grandi quantità di risparmi delle famiglie. Nonostante le crisi ricorrenti, la crescita le prestazioni dell’Argentina tra il 1990 e il 2010 le hanno permesso di iniziare un processo di convergenza con il mondo sviluppato. (Fonte OECD)

 

LE CAUSE

Premessa alla crisi fu la salita nel 2015 al governo dell’Argentina del liberista Mauricio Macri che, in linea con le promesse fatte in campagna elettorale, apre il mercato del paese ad ingenti fondi esteri (clicca qui per saperne di più), principalmente valutati in dollari, che comprano il debito pubblico con la prospettiva di una buona crescita dello stato bianco-azzurro. Manovra rivoluzionaria ed in controtendenza alle politiche di nazionalizzazione finanziaria perpetrate dal precedente governo populista. L’economia argentina però non ha risposto bene alla serie di riforme politiche proposte dal governi Macri, anzi. Ha perso molto terreno rispetto alle altre economie mondiali, in quanto la produttività è cresciuta molto lentamente, come si nota dal grafico qui riportato.

1.Western Europe includes: Austria, Belgium, Denmark, Finland, France, Germany, Greece, Ireland, Italy, Netherlands, Norway, Portugal, Spain , Sweden, Switzerland and United Kingdom; Latin America includes: Brazil, Chile, Colombia, Mexico and Peru. Source: OECD calculations based on Bolt and Van Zanden (2014)

La crisi argentina si apre due anni fa quando di colpo il Peso – moneta dello stato sud-americano – ha più che dimezzato la sua valutazione rispetto al dollaro americano. Questa incredibile svalutazione ha portato ad uno shock finanziario che ha reso il debito pubblico argentino estremamente più pesante – si parla di 30 punti del PIL destinato al debito estero. Le principali cause della svalutazione di una moneta sono legate all’immisione di liquidità nel sistema economico di una nazione da parte di una banca centrale. L’effetto della svalutazione del peso rispetto, ad esempio, al dollaro (vedi grafico) è quello di avere effetti sull’inflazione e sul costo delle merci: gli import – ovvero le merci importate da stati esteri in quel paese in cui la moneta è debole – saranno più costosi, mentre sarà favorita l’economia interna e sarà più facile esportare prodotti all’estero (export). Quello che è successo in Argentina.

Grafico rapporto dollaro americano/peso argentino Fonte: XE

Esemplificativa della situazione della moneta argentina è la dichiarazione del Marzo 2019 del commissario del FMI Trevor Alleyne:

“L’Argentina è il più debole dei paesi emergenti”

L’obiettivo di Macri, dopo quattro cicli di iperinflazione, era quello di riportare l’inflazione sotto la doppia cifra. L’effetto però è stato solo quello di ampliare il debito pubblico. Dopo questa “botta” finanziaria, il FMI – Fondo Monetario Internazionale – decide di intervenire con le ben discusse politiche di austerity applicate in passato anche nelle nostre lande europee (e in altri paesi dell’America Latina).

LA CRISI

Le agenzie di rating finanziario non vedono di buon occhio la crisi nel paese e sia Fitch che Standard & Poor’s abbassano la valutazione sul debito sovrano – Fitch taglia da B a CCC, S&P da B- a B. Questo crea ancora più preoccupazione nei mercati internazionali, peggiorando incessantemente la situazione economica dell’Argentina.

Macri, dapprima elogiato ed osannato dai piccoli e grandi industriali per le sue politiche liberiste, inizia a perdere consenso tra il popolo, nemmeno il FMI ne esce illeso politicamente. Il ministro dell’economia Nicola Dujovne non regge la pressione ed il 18 Agosto scorso annuncia le sue dimissioni.

“Il governo argentino ha bisogno di un rinnovamento significativo”

Viene prontamente eletto al suo posto il ministro Hernan Lacunza. Nel mentre Macri viene sconfitto alle primarie presidenziali – le elezioni si terranno a metà ottobre – contro il candidato peronista Alberto Fernandez, sostenuto da Rosada Kirchner, predecessore di Macri al governo.

Inizia ad aleggiare l’odore di default. E puntuale arriva il 29 Agosto scorso, accompagnato dal declassamento di Fitch. Si tratta di uno dei più grandi default di sempre: 110 miliardi di dollari. Il ministro dell’economia Lacunza dichiara:

“Si risanerà il debito estero – causa della crisi nel paese – a breve, medio e lungo periodo senza tagli di capitale e interessi, ma per ricercare tempi più lunghi che permettano di dare stabilità all’economia, riducano l’inflazione e mettano sotto controllo il cambio con il dollaro”.

Nella giornata dell’annuncio, i mercati internazionali non la prendono assolutamente bene e la borsa di Buenos Aires segna un negativo -5,8%. Per scongiurare il collasso del paese è pronto nuovamente un intervento del Fondo Monetario Internazionale.

Mentre nei palazzi si decidono le mosse politiche ed economiche da attuare, nella strade dello stato sud americano sfilano e protestano centinaia di migliaia di persone rimaste ormai senza cibo e senza aiuti umanitari, che fino ad ora il governo Macri non ha voluto potenziare.

Mohamed El-Erian, chief economic adviser di Allianz @Time

LE POSIZIONI

Questa seconda epidemia di debito pubblico poteva essere evitata?

In un articolo del “The Guardian”, il ritratto è assai infelice. Il pezzo, firmato dal delegato Allianz Mohamed A El-Erian, mette in evidenza come la volatilità economica dell’Argentina fosse ampliamente conosciuta. Inoltre l’istituzione di un bond centennale di circa 2,75 bilioni con un misero interesse del 7,9% ha permesso l’Argentina di rilasciare moltissimi bond senza fondamenta solide.

“Come nel libro di Agatha Christie “Omicidio sull’Orient Express”, quasi tutte le persone coinvolte hanno avuto un coinvolgimento nel disastro economico e finanziario in corso in Argentina, e tutte sono vittime stesse, avendo subito danni alla reputazione e, in alcuni casi, perdite finanziarie. Eppure quei costi impallidiscono in confronto a ciò che il popolo argentino dovrà affrontare se il suo governo non si muove rapidamente – in collaborazione con i creditori privati e il FMI – per invertire il deterioramento economico e finanziario”, dichiara El-Erian, riferendosi agli investitori che hanno puntato sulla previsione di incredibile crescita dell’Argentina pur conoscendone le basi economiche.

Quello dell’Argentina non è altro che un suicidio assistito, atteso prima o poi ma arrivato forse troppo presto rispetto alle aspettative. Ora tutti gli investitori e il FMI è chiamato a far risorgere uno stato con 110 miliardi di default ed un’economia in sfascio.

Ci vorrebbe come minimo Tom Cruise o un investitore pazzo come Elon Musk.

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