Hong Kong, una nuova Tienanmen

Hong Kong – la protesta contro l’estradizione @Financial Times

Come ci insegna Nicolò Machiavelli nel capitolo primo del quinto libro delle “Istorie fiorentine”, la nostra storia è ciclica; essa andrà per un certo tempo in crescendo, per poi ricadere nell’oblio, per poi ancora risorgere dalle sue ceneri. Come un ottovolante infinito.

Questo ovviamente rimane un concetto applicabile con relativa esattezza. I fatti quotidiani hanno un aspetto proprio per ognuno di noi che li guardiamo e giudichiamo. Ma è ugualmente vero che ne esistono alcuni di univoca interpretazione.

IL PASSATO A TIENANEM

Cina – il massacro nel quartiere di Dongcheng, Pechino

Esattamente trenta anni fa si compiva una delle tragedie più insensate dell’intero continente asiatico: nelle giornate del 3 e del 4 Giugno 1989 in piazza Tienanmen a Pechino l’esercito cinese sparò improvvisamente sulla folla, uccidendo circa 600 personefonti FBItra giovani studenti, manifestanti e semplici passanti. Questo avvenimento venne ovviamente minimizzato dal governo comunista di Dien Xiaoping.

Non è assolutamente errato porre questo evento nella zona nera della storia mondiale. Ci sono delle sfumature di grigio – un centinaio furono i militari uccisi a colpi di molotov dai manifestanti, e questo gesto è imperdonabile –, ma il fatto che un’istituzione militare governativa usi la forza per reprimere la voce popolare non ha alcuna scusante. L’intervento armato fu estremamente pesante; quasi si fosse in uno stato di guerra.

È emblematica la figura del cosiddetto “Rivoltoso Sconosciuto”: un giovane ragazzo, probabilmente un abitante del quartiere di Dongcheng, – quartiere attraversato dalla strada che collega Pechino alla “Città Proibita”, vicino a piazza Tienanmen – dopo aver assistito o aver saputo dell’intervento dei militari, avendo visto dei carri armati dirigersi proprio verso la Città Proibita, decise di fermare la loro marcia intralciando col suo corpo il loro percorso. Dopo diversi minuti ed un colloquio con uno dei militari a bordo di un carro armato – il ragazzo, infatti, riuscì a salire su uno di essi ed aprire un oblò -, un gruppo di persone lo sollevò di peso e lo spostò dalla strada, allontanandolo da quella che poteva essere una minaccia per la sua incolumità.

Pare – le fonti su questo aspetto sono discordanti o del tutto inattendibili – che qualche giorno dopo il ragazzo fu catturato e giustiziato nell’anonimato, senza che nessuno potesse ricollegare il “Rivoltoso sconosciuto” ad un delitto politico.

IL PRESENTE AD HONG KONG

Hong Kong – la popolazione scende in piazza @La Stampa

Passiamo a tempi più affini ad un concetto di libertà più diffuso e sicuramente internazionalizzato, un periodo in cui tante differenze del passato sono state appianate dalla pressione del tempo; un tempo in cui la società è pronta ad accogliere il cambiamento e la protesta, in tutte le parti del mondo, anche nei paesi più poveri.

Siamo ad Hong Kong. 31 Marzo 2019. Una lunga fiumana di gente inizia a scendere in piazza, tra le vie della piccola città-stato – così almeno veniva di fatto definita nel patto del 1997 tra la stessa Hong Kong e la Cina con la vigile mediazione del Regno Unito -. Tutta questa gente scesa in campo, in un campo sociale e politico, ricorda la stessa gente che cinque anni prima era scesa nelle stesse strade, nello stesso campo, con migliaia di ombrelli colorati – semplicemente perché pioveva. E quella stessa gente è in piazza oggi.

Quelle persone sono in piazza oggi per un motivo molto semplice: si sta ripetendo una nuova ideologica Tienanmen, ed i fatti non se ne allontanano più di tanto. Il 31 Marzo 2019 è iniziata ufficialmente la protesta che ha come pretesto – scusate il gioco di parole – la critica al nuovo emendamento sulla legge sull’estradizione. La sua approvazione significherebbe che le persone accusate di alcune tipologie di reati – quali: omicidio, violenza sessuale, violenza domestica, etc. – verrebbero processate in territorio continentale cinese e non più ad Hong Kong.

Ovviamente la radice della protesta scava molto più affondo rispetto alle motivazioni “di facciata”. L’emendamento, come altre misure già nell’aria da molto tempo – si pensa già ad un ridimensionamento del numero di siti di satira, come avviene in Cina-, minerebbe irrimediabilmente tutte le libertà di cui hanno goduto i cittadini della città-stato in tutti questi anni, dal 1997. Il motivo, dunque, non è per nulla banale; come non lo era stata nel 2014 con la nascita del “movimento degli ombrelli”.

Hong Kong – arresto di un manifestante @Panorama

Hong Kong, o meglio, il suo governo appare schiacciato da due potenze enormi: da una parte i suoi stessi cittadini che, in ottemperanza ai loro diritti, protestano affinché lo stato cinese non si intrometta – fino ad ora, almeno esternamente, la Cina non ha mai interferito – nella loro politica; dall’altra il PCC, che preme per introdursi nel governo considerato una minaccia per l’equilibrio e la stabilità della nazione stessa.

Il parallelismo con Tienanmen non è per nulla assurdo, anzi. L’aspetto che però accomuna ancor di più le due proteste ad esattamente trent’anni di distanza è l’uso della violenza. Anche questa protesta, partita in sordina in un clima di pace e dialogo, si è tramutata ben presto in guerriglia urbana, con la polizia in tenuta anti-sommossa e con gli idranti e i manifestanti bendati per evitare il riconoscimento facciale e le molotov. La strage, per fortuna, non è avvenuta. I militari o chi per essi non hanno sparato a bruciapelo sulla folla. Gli arresti, però, sono migliaia, e le manganellate non si sono risparmiate, anche su persone non attive negli scontri. Come sempre, nelle situazione più tese, per la polizia non è sempre facile distinguere i manifestanti “tranquilli” da quelli “agitati”. Anche se sotto punto di vista per il governo cinese sono tutti sobillatori, e poco importa se lottino per la democrazia o se feriscano militari infrangendo la legge.

La stessa composizione della folla si assomiglia. Come a Pechino, in piazza sono scesi principalmente giovani studenti e lavoratori che possiedono quell’energia di protesta. Scene che nel mondo sono comuni, ma che qui in Italia sarebbero da apocalisse.

IL FUTURO

Hong Kong – la governatrice Carrie Lam @Financial Times

È notizia del 5 Settembre scorso che la governatrice Carrie Lam ha ritirato ufficialmente gli emendamenti sull’estradizione, ma per i 1.183 arrestati ha negato l’amnistia chiesta dai vertici del movimento di protesta. La proposta per il movimento non è abbastanza. Non “ripaga” la protesta e l’indicibile violenza perpetrata dalla polizia nei confronti della folla manifestante.

Hong Kong quindi si trova sempre più stretta tra le fauci del dragone cinese – le autorità cinesi hanno inoltre arrestato numerosi esponenti della democrazia locale e cinese ed ha avviato una serie di iniziative repressive sulla città-stato – e le forze stanno finendo. La protesta però incassa gli appoggi internazionali; dall’Unione Europea, che dal discusso G7 si auspica un processo democratico e “democratizzante” – passatemi il termine -, e dal presidente degli USA Donald Trump, che è impegnato nella sua lotta economico-politica con Pechino.

Nulla è più incerto del cielo sopra Hong Kong.

*Aggiornamento sino al 13 Settembre 2019*

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